La Manovra Finanziaria 2026 ha introdotto un’importante novità nel panorama del welfare familiare italiano: un aiuto economico dedicato specificatamente ai genitori separati o divorziati che hanno dovuto lasciare l’abitazione familiare ed hanno figli a carico. Questa misura intende colmare un vuoto nei meccanismi di sostegno, offrendo un contributo concreto a chi si trova ad affrontare, oltre agli obblighi di mantenimento, il costo di un nuovo alloggio. Questa condizione è particolarmente sentita nelle aree urbane dove i canoni di locazione risultano spesso proibitivi. L’intervento legislativo mira quindi a tutelare il diritto dei figli a vivere in ambienti stabili anche dopo la separazione dei genitori, mantenendo al tempo stesso l’equità nell’accesso ai contributi per tutti i soggetti interessati.
Chi sono i beneficiari del Bonus Affitto 2026: definizione e platea degli aventi diritto
La norma è stata pensata per indirizzarsi a madri e padri legalmente separati o divorziati che, all’esito della separazione, non hanno ottenuto l’assegnazione della casa familiare e hanno almeno un figlio fiscalmente a carico. Precisando ulteriormente, la platea degli aventi diritto comprende:
- genitori separati o divorziati che risultano non assegnatari dell’abitazione in cui risiedeva il nucleo familiare prima della separazione;
- coloro che si trovano in situazione oggettiva di difficoltà economica, accertata tramite parametri come l’ISEE;
- genitori che hanno figli fiscalmente a carico, anche oltre la maggiore età fino a 21 anni, come sancito dalla nuova legge per riflettere la realtà di una responsabilità genitoriale più estesa nel tempo;
- in taluni casi, potranno essere inclusi anche genitori non sposati che però abbiano riconosciuto la prole e si trovino nelle stesse condizioni di disagio abitativo.
Rimane centrale il principio
secondo il quale il sostegno sia rivolto a chi, a seguito della separazione, si trova a dover sostenere un doppio onere: contribuire al mantenimento dei figli e coprire interamente o in buona parte le spese per una nuova abitazione. L’obiettivo è garantire che nessun genitore non collocatario, per ragioni economiche, sia costretto a rinunciare a mantenere una idonea relazione e presenza nella vita dei propri figli.
Requisiti necessari per l’accesso al Bonus: figli a carico, limiti ISEE e altre condizioni
Per accedere al contributo, sono previsti una serie di stringenti criteri che definiscono l’ammissibilità alla misura:
- Grado di parentela: essere legalmente separato o divorziato, o genitore non sposato riconoscente la prole;
- Figli a carico: la presenza di almeno un figlio fiscalmente a carico, convivente o meno, con età massima fino a 21 anni;
- Soglia ISEE: l’indicatore della situazione economica familiare del richiedente non deve superare i 20.000 euro annui (tale limite potrebbe variare in sede di decreti attuativi e per scelte autonome dei Comuni, motivo per cui è necessario monitorare i bandi locali);
- Assenza di assegnazione della casa familiare o di altre abitazioni di proprietà che possano costituire soluzione abitativa alternativa;
- Regolarità nei pagamenti dell’affitto, oppure dimostrazione dello stato di disagio che renda necessario il contributo;
- Essere in regola con gli obblighi di mantenimento e con le prescrizioni discendenti dai provvedimenti giudiziari di separazione o divorzio.
Funzionamento e importi del Bonus Affitto: importo massimo, durata e compatibilità con altri aiuti
L’ammontare e la durata del contributo sono determinati dal decreto attuativo ministeriale in corso di definizione, ma dalle formulazioni attualmente disponibili emerge che:
- il contributo mensile potrà arrivare fino a 800 euro al mese, erogati per un periodo massimo di 12 mesi;
- la somma potrà essere versata direttamente al beneficiario oppure, in alcune realtà, al proprietario dell’immobile locato, al fine di garantire la destinazione all’affitto;
- la misura potrà risultare cumulabile con altri contributi erogati da enti locali o statali per il sostegno abitativo, ferme restando le soglie massime di beneficio e la verifica della non sovrapposizione delle agevolazioni sullo stesso periodo e per il medesimo canone;
- il sostegno non è strutturale ma temporaneo, rinnovabile solo in presenza di requisiti persistenti e nei limiti delle risorse stanziate annualmente a livello nazionale e comunale.
Il decreto attuativo specificherà importi precisi e le modalità di calcolo rispetto al numero di figli a carico, alla situazione reddituale e al costo effettivo del canone locativo sostenuto dal genitore.
Come presentare la domanda: modalità operative, documentazione e procedure utili
Le procedure per accedere al sostegno per la famiglia saranno dettagliate da un apposito decreto, ma dall’esperienza delle precedenti edizioni degli aiuti per genitori separati emerge una prassi ormai consolidata. I passaggi fondamentali da seguire saranno:
- Raccolta della documentazione necessaria: contratto di locazione, dichiarazione ISEE aggiornata, provvedimento di separazione o divorzio, certificazione della non assegnazione della casa familiare, eventuale documentazione a comprova della presenza di figli a carico;
- Compilazione della domanda tramite la piattaforma telematica messa a disposizione dal Comune di residenza oppure, nei casi previsti, accedendo all’area dedicata sul portale INPS;
- Accesso tramite credenziali personali (SPID, CIE o CNS);
- In alcuni casi possono essere richiesti allegati aggiuntivi (ad es. avvisi comunali, autocertificazioni, eventuali certificati di handicap del figlio se rilevante);
- Aggiornamento tempestivo della posizione ISEE e verifica della ricezione della domanda nei termini previsti dai bandi (in genere tra marzo e settembre di ogni anno);
- Istruzione della pratica da parte degli uffici comunali, con eventuali controlli e richiesta di integrazione della documentazione.
All’esito della valutazione, il beneficiario riceverà comunicazione (in genere via e-mail) dell’accoglimento della domanda o dei motivi dell’eventuale esclusione.
Il pagamento del contributo avviene tramite bonifico sull’IBAN indicato in fase di domanda.
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