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Tassa sui pacchi extra Ue da 2 euro subito in vigore il 1 Gennaio con istruzioni Agenzia Dogane già pubblicate

di Marianna Quatraro pubblicato il
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La nuova tassa sui pacchi da 2 euro, in vigore dal 1° gennaio, cambierà le regole per gli acquisti online: dalla normativa alle istruzioni pratiche, fino agli effetti su marketplace, consumatori ed e-commerce.

Il settore dell’e-commerce internazionale, ma non solo, è entrato in una nuova fase regolatoria con l’introduzione del contributo di 2 euro sulle spedizioni di piccolo valore provenienti da Paesi extra UE. Questa misura nasce dal crescente aumento degli acquisti online tramite piattaforme globali e dall’esigenza di equilibrare il carico amministrativo sulle operazioni doganali. La tassa, prevista dalla recente Legge di Bilancio, si propone di coprire i costi generati dalla gestione massiccia di pacchi a basso valore, spesso indirizzati a privati consumatori italiani ma anche ad imprese, innalzando il livello di controllo sulle importazioni e contribuendo a una maggiore trasparenza nei flussi commerciali digitali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività dei sistemi commerciali nazionali rispetto ai giganti del web e garantire maggiore sicurezza ai consumatori finali.

Le disposizioni della Legge di Bilancio 2026 e la circolare dell’Agenzia delle Dogane

La Legge di Bilancio 2026 introduce una nuova disciplina sui pacchi di importazione dal valore inferiore a 150 euro, recepita in tempi rapidissimi grazie alla Circolare n. 37 del 30 dicembre 2025 emanata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il provvedimento chiarisce come la tassa si collochi all’interno delle strategie fiscali per l’e-commerce e dettaglia adempimenti e soggetti coinvolti. Ai sensi dell’art. 1, comma 126, il contributo di 2 euro è dovuto per tutte le spedizioni con valore dichiarato non superiore a 150 euro, provenienti da paesi fuori dall’Unione Europea e destinate al territorio italiano.

La circolare fornisce inoltre indicazioni operative chiare: il versamento della tassa avviene già dal momento di importazione, con codici contributo specifici da utilizzare in dichiarazione doganale (H1) oppure tramite modello A22. Per la determinazione del valore della spedizione sono stati distinti i criteri tra merci commerciali e beni privi di carattere commerciale. Il pagamento avviene con cadenza quindicinale in corrispondenza delle dichiarazioni semplificate (H7), con modalità che prevedono l’uso della “bolletta A22” e l’eventuale addebito dell’importo sul conto di debito.

L’ambito di applicazione e i dettagli tecnici sono il risultato di un confronto a più livelli tra Governo, Camera e operatori: la Camera, attraverso un ventaglio di ordini del giorno approvati a fine dicembre, ha sollecitato un ulteriore allargamento e una semplificazione delle procedure, collegando la tassa a un pacchetto di riforme e correttivi fiscali. La stretta rientra quindi in un più ampio disegno di aggiornamento del sistema tributario italiano che mira a garantire, secondo il Governo, concorrenza leale tra imprese nazionali ed estere e nuove risorse per l’amministrazione.

Ambito di applicazione: chi è coinvolto dalla tassa sui pacchi

  • Consumatori finali: sono coinvolte tutte le spedizioni business to consumer provenienti da paesi terzi con valore fino a 150 euro. I destinatari sono prevalentemente acquirenti privati che effettuano ordini su siti internazionali.
  • Operatori commerciali: anche le transazioni business to business rientrano nel campo di applicazione, sia che si tratti di acquisti tramite piattaforme digitali dedicate sia da fornitori esteri tradizionali.
  • Spedizioni tra privati: la tassa si applica anche nel caso in cui un soggetto privato invii un pacco a un altro soggetto privato, indipendentemente dalla presenza di fini commerciali.
Sul fronte dell’e-commerce, la misura impatta soprattutto sulle multinazionali del settore che gestiscono volumi notevoli di spedizioni di piccolo taglio, tra cui operatori del fast fashion, dell’elettronica e degli accessori. Il contributo va versato all’atto dell’importazione e deve essere calcolato utilizzando parametri chiariti nella circolare 37 dell’Agenzia Dogane: per le merci commerciali fa fede il prezzo di vendita al netto di trasporto e assicurazione (salvo siano inclusi e non distinti in fattura), mentre per i beni senza carattere commerciale si considera il valore presunto di mercato.

Le nuove regole, pertanto, ampliano il bacino degli operatori interessati, rendendo la disciplina molto più capillare rispetto a precedenti iniziative comunitarie come l’introduzione dell’IVA sulle piccole importazioni extra UE. Anche i marketplace, oltre agli spedizionieri, sono chiamati all’adeguamento, divenendo talvolta responsabili diretti o indiretti dell’obbligo contributivo.

Modalità operative: come funziona il pagamento e le nuove istruzioni

Le modalità di versamento della tassa sono state pensate per garantire rapidità e tracciabilità. Chi spedisce i prodotti verso l’Italia, cioè il dichiarante doganale, provvede al pagamento in fase di importazione: l’importo di 2 euro per pacco viene inserito tra i dazi e le imposte di frontiera da versare.

  • I soggetti interessati compilano le dichiarazioni doganali (modelli H1 o H7), inserendo il codice contributo 159 per la corretta imputazione.
  • Per le spedizioni di modico valore, la dichiarazione, la contabilizzazione e il versamento avvengono su base quindicinale, tramite l’emissione di un’unica "bolletta A22" che riepiloga tutti i contributi relativi al periodo.
  • Il pagamento è richiesto entro 15 giorni dalla chiusura della quindicina (dal 1° al 15 e dal 16 al termine del mese).
  • Nel caso in cui il dichiarante sia un operatore logistico o un intermediario iscritti agli elenchi ufficiali, l’importo può essere addebitato direttamente in modalità elettronica sul conto di debito in essere con l’Ufficio doganale.
Un aspetto significativo riguarda la ricaduta del tributo sul prezzo finale per il consumatore: spesso le piattaforme internazionali tendono a inglobare il contributo nel prezzo di vendita oppure lo evidenziano come voce accessoria al netto delle altre imposte e spese di spedizione, aumentando così la trasparenza. Le nuove istruzioni prevedono controlli a campione per verificare la corretta applicazione e un quadro sanzionatorio per eventuali omissioni o violazioni in fase di dichiarazione.

Impatto sui principali marketplace: Shein, Temu, Aliexpress e altri

Le piattaforme digitali internazionali, in particolare Shein, Temu, Aliexpress e altri grandi operatori del fast e cheap e-commerce, risultano tra i principali soggetti toccati dalla nuova tassa. La misura mira a riequilibrare la concorrenza tra venditori residenti nella UE e quelli localizzati in Paesi terzi, spesso artefici di una logistica spinta, con invio massivo di micro-spedizioni per quantità e valore contenuti.

Gli effetti previsti si articolano su diversi livelli:

  • Le piattaforme potrebbero incrementare i prezzi per i clienti italiani, riversando la tassa direttamente sull’importo dei singoli ordini di valore contenuto.
  • I marketplace sono obbligati a rafforzare i sistemi informatici di tracciamento e di rendicontazione verso le autorità doganali e fiscali italiane.
  • L’introduzione di nuovi costi amministrativi e gestionali potrebbe spingere i player minori o meno strutturati a rivedere la propria presenza nel mercato italiano.
Shein e Temu, già oggetto di indagini e provvedimenti da parte della Ue per questioni di sicurezza e trasparenza, dovranno adottare procedure specifiche per distinguere le spedizioni destinate a consumatori italiani e implementare, dove necessario, meccanismi di prelievo anticipato del tributo. Anche Aliexpress, al centro dell’attenzione per possibili violazioni del Digital Services Act europeo, deve adeguare i flussi operativi per evitare sanzioni o blocchi dei servizi.

Numerosi commentatori e associazioni di categoria ritengono che la tassa abbia anche un effetto "deterrente" sulle micro-importazioni con finalità elusive delle imposte o dei dazi, contribuendo a una maggiore pulizia del mercato e ad una filiera più trasparente.

Nuove regole doganali e cambiamenti per il consumatore finale

Le nuove disposizioni doganali impongono cambiamenti tangibili per il consumatore italiano:

  • Crescita della trasparenza sui costi totali: il prezzo finale dei prodotti acquistati da Paesi extra UE deve includere la tassa, chiaramente distinta tra voci di spesa aggiuntive.
  • Maggiore attenzione all’origine delle spedizioni: le piattaforme sono chiamate a dichiarare in modo trasparente la provenienza delle merci e se l’importo oggetto di acquisto comporta l’applicazione della nuova tassa.
  • Tempi di consegna potenzialmente più lunghi: controlli doganali aggiuntivi sulle dichiarazioni potrebbero comportare un allungamento delle procedure di sdoganamento, specie in fase di prima applicazione delle nuove regole.
  • Maggiore tutela dei dati e della sicurezza: i marketplace sono obbligati ad adottare nuovi standard per la corretta registrazione delle transazioni e il rispetto delle normative sulla tracciabilità.
Una tabella di riepilogo aiuta a chiarire le principali differenze introdotte:
Pre 2026 Dopo 1 gennaio 2026
Solo IVA e dazi (oltre 150 euro) IVA+dazi + tassa da 2 euro (fino a 150 euro)
Tempi di sdoganamento standard Possibili ritardi per controllo tassa
Limitati controlli tracciatura pacchi Controlli e rendicontazione rafforzati

Per il consumatore la sicurezza negli acquisti internazionali viene così rafforzata, sebbene con un aggravio di costi su ordini di importo contenuto. Il quadro normativo, sempre più stringente, si inserisce in una strategia più ampia di difesa del consumatore e di lotta alle frodi doganali.



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