A novembre 2026 il calendario prevede cinque aste di BOT e BTP, dall’11 al 27: quali titoli potrebbero essere offerti e come si determinano i rendimenti? Durata, imposte e costi incidono sul risultato netto e sulla convenienza.
Il calendario del Tesoro prevede cinque aste di BOT e BTP tra l’11 e il 27 novembre 2026, con collocamenti dedicati ai titoli a breve, medio e lungo termine. Le comunicazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che gestisce il debito pubblico, precisano i dettagli prima di ciascuna emissione; la Banca d’Italia pubblica gli esiti.
Il programma si articola in tre momenti: una prima asta di BOT, un collocamento di titoli a medio-lungo termine e tre appuntamenti nella parte finale del mese. Ecco le date in ordine cronologico:
Per le aste BOT, chi investe come privato trasmette normalmente l’ordine tramite il proprio intermediario entro il giorno lavorativo precedente. Non presenta direttamente la domanda al Tesoro: la banca, Poste o un altro intermediario autorizzato inoltra la sottoscrizione secondo le proprie procedure. Le scadenze per le richieste degli operatori e per il regolamento sono comunicate insieme ai dettagli dell’emissione.
I BOT sono titoli zero coupon: durante la loro vita non pagano cedole e alla scadenza rimborsano il valore nominale. Il rendimento lordo deriva dalla differenza fra il prezzo pagato e la somma restituita, normalmente pari a 100 per ogni 100 di valore nominale. La durata massima è di dodici mesi. Nelle aste ordinarie possono essere collocati titoli semestrali o annuali, oltre a strumenti con vita residua più breve.
I BTP a medio-lungo termine hanno una struttura diversa e pagano cedole fisse semestrali. Le scadenze vanno da alcuni anni fino a durate molto estese, che possono raggiungere i 50 anni. Il risultato dell’investimento comprende gli interessi incassati e la differenza fra il prezzo d’acquisto e il rimborso finale. Se il BTP è acquistato sopra la pari, il rendimento a scadenza può risultare inferiore alla cedola; comprandolo sotto la pari, lo scarto può invece contribuire ad aumentarlo, a parità degli altri fattori.
I BTP Short Term hanno scadenze comprese tra 18 e 36 mesi e riconoscono cedole fisse semestrali. I BTP€i seguono l’inflazione europea: capitale e cedole sono rivalutati in base all’indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’area euro, al netto del tabacco, calcolato da Eurostat. Questa indicizzazione lega il titolo all’andamento dell’indice; il prezzo di mercato e il rendimento reale dipendono anche dal prezzo pagato e dalle condizioni finanziarie.
Per valutare un titolo occorre distinguere tre elementi: tasso cedolare, prezzo di emissione e rendimento a scadenza. La cedola determina gli importi periodici dei BTP. Il rendimento complessivo varia anche in funzione del prezzo di collocamento: un titolo emesso sotto o sopra 100 produce un risultato diverso. Per i BOT il prezzo è particolarmente evidente, perché il guadagno nasce dallo scarto fra acquisto e rimborso.
Nelle aste competitive il Tesoro accoglie le richieste degli operatori applicando le regole previste per la categoria di titoli in collocamento. Prezzo finale e rendimento risentono delle offerte presentate e delle condizioni di mercato. Chi sottoscrive tramite banca o altro intermediario acquista al prezzo collegato all’esito dell’asta; commissioni e modalità operative dipendono dal servizio utilizzato.
Il rendimento a scadenza permette di confrontare investimenti con durate simili: tiene conto del prezzo, dei flussi cedolari e del rimborso, assumendo che il titolo sia mantenuto fino alla scadenza e applicando le ipotesi previste dal calcolo. Chi vende prima realizza invece un risultato legato alla quotazione sul mercato secondario, che può aumentare o diminuire.
Per novembre non esiste dunque un rendimento promesso: il Tesoro fissa le quantità, il mercato i prezzi. Ottobre indica una fascia di riferimento:
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Titolo |
Rendimento lordo recente |
|---|---|
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BOT 12 mesi |
2,567 per cento |
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BTP 2 anni (Short Term) |
3,55 per cento |
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BTP 5 anni |
4,02 per cento |
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BTP 7 anni |
3,90 per cento |
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BTP 10 anni |
4,49 per cento |
Le aste del 2026 mostrano la variabilità dei risultati in base allo strumento e alla scadenza. Il 9 settembre 2026 il BOT annuale con scadenza 14 settembre 2027 è stato collocato a un rendimento medio lordo del 2,967%, con prezzo di aggiudicazione pari a 97,080. Nello stesso collocamento, un BOT già emesso con scadenza 14 gennaio 2027 e circa quattro mesi di vita residua ha registrato un rendimento medio del 2,6% e un prezzo di 97,904.
Un altro riferimento è l’asta del 28 aprile 2026. Il BOT con scadenza 14 luglio, che al momento dell’emissione aveva una vita residua di circa tre mesi, ha ottenuto un rendimento medio lordo del 2,161% e un prezzo di 99,552. Per il BOT con scadenza 30 settembre, con circa sei mesi di durata residua, il rendimento è stato del 2,331% e il prezzo di 99,019.
Fra il 2,161% del BOT a breve residuo collocato in aprile e il 2,967% del BOT annuale di settembre cambiano sia la durata sia il momento di mercato. Anche il prezzo sotto la pari concorre a determinare il rendimento. La Banca d’Italia pubblicherà i risultati delle aste di novembre al termine di ciascun collocamento.
La scadenza incide sul profilo dell’investimento. Con un BOT a breve termine il capitale torna disponibile prima e l’esposizione alle variazioni dei tassi riguarda un periodo più contenuto. Un BTP lungo, invece, può pagare cedole per molti anni, mentre il suo prezzo tende a risentire maggiormente dei movimenti dei rendimenti di mercato. Se dopo l’acquisto i tassi salgono, le quotazioni dei titoli già emessi possono scendere; se i tassi calano, possono salire.
Mantenendo il titolo fino alla scadenza si riceve il rimborso previsto, salvo il rischio legato all’emittente. Il capitale resta però vincolato e non può essere reinvestito nel frattempo a condizioni diverse. È un aspetto da rapportare all’orizzonte personale e alle possibili necessità di liquidità.
Sui titoli di Stato italiani si applica la tassazione agevolata del 12,5% sui redditi finanziari, rispetto all’aliquota ordinaria prevista per molte altre attività finanziarie. Il rendimento netto è quindi inferiore a quello lordo. Sul risultato pesano anche le commissioni di sottoscrizione o negoziazione, gli eventuali costi del conto titoli e gli oneri di custodia richiesti dall’intermediario. Le condizioni cambiano da un operatore all’altro e vanno considerate insieme al prezzo d’acquisto.
Nel confronto fra titoli contano la scadenza, il rendimento lordo al prezzo d’asta, i flussi delle cedole, il prezzo di rimborso e i costi complessivi. Per un BOT, anche una differenza contenuta fra prezzo pagato e 100 può tradursi in un rendimento annualizzato diverso, a seconda dei giorni che mancano alla scadenza. Per un BTP, invece, una cedola più alta va letta insieme al prezzo: un prezzo elevato modifica il rendimento e la vendita prima della scadenza espone alle oscillazioni del mercato.
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...