EU Inc. ridefinisce il concetto di impresa europea: dalle barriere normative all'opportunità del mercato unico, tra procedure digitali, vantaggi per startup e PMI, rischi regolatori e sfide.
C'è sempre uno strano miscuglio di solennità e urgenza quando, tra le nevi di Davos, la Commissione europea annuncia le proprie ambizioni. Nel gennaio 2026, Ursula von der Leyen ha offerto agli imprenditori europei ciò che può diventare la via d'uscita da una lunga stagione di stallo competitivo: l'introduzione della EU Inc., anche nota come 28° regime, una forma societaria pensata per semplificare l'accesso al mercato unico e ridurre le distorsioni causate dalla frammentazione delle normative nazionali.
L'Unione Europea vive un apparente paradosso: il suo mercato unico promette la libera circolazione di capitali, beni e servizi per 450 milioni di persone, ma chi desidera portare la propria impresa da Milano a Berlino si scontra puntualmente con una nebulosa di procedure amministrative e ostacoli regolatori. Una situazione vissuta come insostenibile da startup e PMI che aspirano alla crescita oltre confine, spesso schiacciate da costi elevati e incertezze interpretative.
L'idea di un mercato unico europeo appare, ancora oggi, per molti versi, una promessa disattesa. Dietro lo slogan, si cela nella pratica un mosaico fatto di 27 regimi giuridici distinti, ognuno dotato di fiscalità, procedure di costituzione e governance peculiari. L'effetto per il mondo dell'innovazione è stato devastante: tra il 2008 e il 2021, quasi il 30% delle startup europee diventate unicorno ha scelto di trasferirsi fuori dall'Unione, spesso verso ecosistemi più accoglienti dal punto di vista normativo e finanziario.
Gli studi sottolineano come questa frammentazione comporti spese elevate in termini di compliance e dilata i tempi per le operazioni transfrontaliere. Il divario con mercati come quello statunitense o cinese nasce anche, e soprattutto, da queste barriere regolamentari, con l'8% delle scaleup globali attualmente basate in Europa e la tendenza dei capitali innovativi a migrare. Secondo Unioncamere, più della metà degli aspiranti imprenditori individua nella burocrazia lo scoglio principale per nuove attività.
L'urgenza di un quadro alternativo, semplice e digitale, si è dunque imposta nell'agenda europea. Gli approfondimenti di Letta e Draghi sulla competitività hanno riacceso il dibattito, raccomandando un modello nuovo, volontario e sovranazionale. La Commissione risponde così alle istanze di un terreno più fertile per l'innovazione, un sistema in cui le imprese possano aprire sedi e raccogliere finanziamenti senza ostacoli normativi insensati.
All'interno di questo contesto, nasce la EU Inc.: una forma societaria paneuropea dedicata principalmente a società a responsabilità limitata non quotate, progettata per aggirare i vincoli nazionali senza cancellarli. L'aspetto decisivo è la natura opzionale: nessuna impresa sarà costretta a utilizzarla, ma potrà farlo chi vuole crescere velocemente e agilmente su scala europea. A differenza della Societas Europaea (SE), la nuova entità è concepita come uno strumento realmente accessibile alle PMI e alle realtà innovative, con processi digitalizzati e capitali minimi irrisori.
Il modello prospetta le seguenti caratteristiche:
Il futuro successo di questo nuovo modello dipenderà però dalla capacità di evitare i difetti della SE: oneri burocratici eccessivi e continue deroghe domestiche, che nella pratica annullerebbero il vantaggio competitivo.
Il processo di costituzione di una società EU Inc. punta a diventare uno standard di facilità e rapidità, in linea con le migliori prassi internazionali. L'iter si articola attraverso un portale unico europeo, pensato per offrire una procedura guidata passo passo, accessibile in tutte le lingue ufficiali UE.
I punti cardine del nuovo regime sono:
I requisiti di accesso sono volutamente minimi: qualunque cittadino UE o residente può avviare un'impresa EU Inc., con apertura verso le attività cross-border. Restano, naturalmente, in vigore le disposizioni nazionali in materia fiscale, lavoro e tutela dei creditori, che continueranno a richiedere attenzione e coordinamento fra i diversi ordinamenti.
La possibilità di utilizzare un quadro normativo europeo e digitale rappresenta per l'innovazione italiana una svolta tanto attesa. La crescita di imprese tecnologiche e start-up in Italia degli ultimi anni ha messo in crisi la rigidità degli strumenti normativi domestici, spesso inadatti a corsie di crescita rapida, fundraising e ingresso di capitali esteri:
L'approccio opzionale garantisce la libertà di scelta: imprese più tradizionali potranno continuare a seguire il modello nazionale, mentre le realtà pronte a innovare potranno optare per la nuova cornice. Il risultato atteso è una maggiore dinamicità nell'ecosistema delle PMI e la fine della fuga verso altre giurisdizioni.
Se la creazione della EU Inc. rappresenta una svolta potenziale, non mancano però insidie e dubbi da affrontare con decisione. Il più temuto fra questi è quello del gold plating: il rischio che gli Stati membri, in fase di recepimento della direttiva, aggiungano ulteriori vincoli nazionali, snaturando la semplificazione originaria e generando nuovi livelli di complessità.
Parallelamente, la coesistenza di EU Inc. con le discipline fiscali, del lavoro e delle procedure concorsuali nazionali introduce la possibilità di forum shopping, dove le aziende scelgono la giurisdizione più conveniente, potenzialmente alimentando squilibri nel mercato unico.
Inoltre, molti osservatori sottolineano la necessità di:
Molti osservatori hanno sottolineato che l'efficacia della nuova società europea dipenderà strettamente dalla capacità di creare una vera Unione dei Mercati dei Capitali (Capital Markets Union). L'UE, pur rappresentando un colosso di risparmi e conto corrente, soffre di una cronica difficoltà nella canalizzazione dei fondi verso PMI e startup, con la conseguenza che molte aziende preferiscono quotarsi a New York o attrarre capitali in California.
La logica della EU Inc. esprime appieno la riconoscibilità normativa, ma senza una piattaforma efficace per l'accesso ai capitali su scala continentale, rischia di restare solo un guscio vuoto. È necessario:
La risposta della business community e degli Stati membri appare ampia, ma articolata. Gli imprenditori innovativi, startup e PMI vedono nella nuova società europea l'occasione per ridurre costi, attrarre investitori globali e dotarsi di strumenti digitali che consentano scale up rapide. Le consultazioni hanno raccolto centinaia di riscontri positivi sulle parole d'ordine: semplicità, digitalizzazione, riconoscibilità.
D'altro lato, governi e autorità nazionali manifestano pareri meno omogenei, con due ordini di timori predominanti: