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Cosa posso fare se mio fratello o sorella non vuole aiutarmi a curare i nostri genitori?

di Marianna Quatraro pubblicato il
Cosa fratello sorella non vuole curare n

Affrontare la cura dei genitori anziani può generare tensioni tra fratelli, tra obblighi morali e legali, difficoltà nel dialogo e soluzioni pratiche. Analizziamo responsabilità, conflitti, e strumenti giuridici a disposizione.

Affrontare la questione della cura dei genitori in età avanzata rappresenta una delle sfide più sentite all’interno delle famiglie contemporanee. Quando madre o padre non sono più autosufficienti, i figli si ritrovano spesso a dover collaborare per garantire supporto, assistenza e dignità all’anziano. Non sempre, però, esiste una piena collaborazione: è frequente che sorgano tensioni o che uno dei fratelli si sottragga ai propri doveri, lasciando il carico organizzativo, emotivo ed economico agli altri. In queste situazioni, oltre a valori come l’etica familiare e il rispetto reciproco, entrano in gioco anche diritti e doveri previsti dalla legge italiana. 

Obblighi legali e morali nella cura dei genitori anziani

Nel nostro ordinamento, la cura verso genitori avanti con l’età si fonda su obblighi morali e precisi doveri giuridici. È diffusa la convinzione che assistere i propri genitori, una volta esaurita la loro capacità di prendersi cura di sé, sia unicamente una scelta dettata dall’affetto o da particolari sensibilità personali. Tuttavia, la legge italiana sancisce il principio secondo cui i figli hanno l’obbligo di contribuire all’assistenza quando il genitore è in stato di bisogno, sia per quanto riguarda il sostegno materiale che quello economico. Questa responsabilità non è attribuita solo a uno dei discendenti, ma implica una cooperazione tra tutti i figli, eventualmente proporzionata alla situazione di ciascuno.


Secondo il Codice Civile, i figli sono chiamati a sostenere i genitori che non possono farlo autonomamente, sia per motivi di salute, sia a causa di risorse reddituali insufficienti. Tale obbligo si traduce concretamente nella partecipazione alle spese necessarie per assicurare cure, alloggio, alimentazione o assistenza specialistica.


Oltre al profilo strettamente legale, la tradizione culturale italiana enfatizza il valore solidaristico del prendersi cura dei propri cari, come espressione di dignità sociale e rispetto intergenerazionale. La normativa attuale riconosce e rafforza tale valore, garantendo strumenti e agevolazioni per chi si assume il ruolo di caregiver: tra questi, bonus economici per l’assistenza di persone disabili, permessi lavorativi retribuiti (come sancito dalla Legge 104/1992), congedi straordinari e altri supporti finalizzati sia al benessere della persona fragile sia alla tutela di chi offre assistenza continua.

Non meno rilevante è la dimensione relazionale e psicologica: il percorso di assistenza, se condiviso tra fratelli in modo equilibrato, può alleviare il senso di fatica e ridurre il rischio di burnout, migliorando la qualità della relazione familiare. Al contrario, dinamiche non cooperative possono sfociare in incomprensioni e conflitti, fino a compromessi che minano il benessere di tutte le parti coinvolte.

Cosa prevede la normativa italiana: suddivisione delle responsabilità tra fratelli

La legislazione italiana stabilisce che tutti i figli, senza distinzione di genere, ordine di nascita o residenza, sono tenuti a concorrere all’assistenza dei genitori in stato di bisogno. L’art. 433 del c.c., integrato dalle interpretazioni giurisprudenziali, chiarisce che la ripartizione delle responsabilità deve avvenire in proporzione alle capacità economiche e alle rispettive condizioni dei figli.

Quando si presenta la necessità di fornire supporto a un genitore non più autonomo, la normativa non distingue tra figli vicini o lontani, tra chi vive all’interno della casa familiare e chi, invece, si trova in altre città o Paesi. Ciascuno è coinvolto nella misura delle proprie possibilità e limiti oggettivi: la presenza fisica, il contributo economico e il coinvolgimento pratico sono aspetti da valutare nel contesto specifico.

Se non si raggiunge un’intesa spontanea, è possibile rivolgersi al tribunale: il giudice, su richiesta di uno dei soggetti interessati, stabilisce come suddividere gli obblighi e gli importi da versare per gli alimenti, tenendo conto delle necessità del genitore e delle condizioni personali di ciascuno.

Può verificarsi anche che uno solo tra i figli venga momentaneamente incaricato di tutte le incombenze (come accade, ad esempio, a chi convive con il genitore anziano o gestisce le pratiche bancarie per suo conto). In questi casi l’autorità giudiziaria può intervenire per assicurare la ripartizione equa delle responsabilità e per risolvere eventuali controversie relative alla gestione patrimoniale o ai rapporti interni tra gli obbligati.
I figli che lavorano, anche se distanti, non sono automaticamente esentati dal dovere di contribuire almeno economicamente. Addirittura, la Cassazione ha precisato che anche chi per motivi lavorativi risiede lontano dall’anziano genitore resta responsabile in solido rispetto alle cure e agli aiuti necessari.

Cosa succede se un fratello si rifiuta di aiutare: implicazioni pratiche e legali

Nel caso in cui uno dei fratelli decida di non partecipare né all’assistenza né al supporto economico dovuto al genitore, lo scenario cambia sensibilmente. La mancata collaborazione da parte di uno degli obbligati non esonera gli altri dal loro stesso dovere, ma apre concretamente la strada a contestazioni legali.

Se il genitore versa in stato di bisogno, condizione che può essere attestata dall’insufficienza di redditi propri o da una condizione di salute compromessa, chi si occupa attivamente della sua cura può rivolgersi al giudice per vedere riconosciuto il diritto al contributo da parte degli altri fratelli. Il tribunale può stabilire un importo mensile dovuto da ciascuno per coprire spese quali assistenza domiciliare, badanti, cure mediche o altre necessità primarie. La suddivisione avviene proporzionalmente alle possibilità economiche delle parti, esonerando chi, ad esempio, sia disoccupato e non disponga di risorse sufficienti.


A titolo esemplificativo, se emergono gravi inadempienze, come rifiuto ostinato a contribuire, gestione opaca dei beni di famiglia, o conflitti che impediscono soluzioni condivise, il giudice può decidere di affidare temporaneamente ogni decisione a un solo figlio, con diritto di rivalsa verso gli altri coobbligati. L’inosservanza ripetuta delle disposizioni può persino configurare reati di natura penale, quali la violazione degli obblighi di assistenza familiare , con sanzioni pecuniarie a carico dell’inadempiente.

In ulteriori casi si verifica che chi amministra i beni del genitore non tenga informati gli altri fratelli sulle spese o sulle decisioni patrimoniali. Se le azioni vanno a danno dell’anziano o degli altri eredi, si può chiedere l’interdizione o la nomina di un amministratore di sostegno. È importante mantenere sempre una trasparenza nella gestione e, se necessario, documentare i contributi e le decisioni prese.

Soluzioni quando i fratelli non trovano un accordo: il ruolo del giudice e dell'amministratore di sostegno

Quando il clima in famiglia si deteriora al punto che nessuna mediazione dà risultati e la collaborazione tra fratelli nella cura dell’anziano è compromessa, la via giudiziale rappresenta la risposta di ultimo ricorso. In questi casi, chi si assume il carico maggiore può rivolgersi alla magistratura per ottenere una decisione vincolante che riguardi sia la divisione dei compiti, sia la nomina di figure terze per la gestione della persona o del patrimonio.

Una delle soluzioni più adottate in situazioni di conflitto grave fra fratelli resta la nomina di un amministratore di sostegno. Questa figura nasce per tutelare la persona fragile in modo flessibile e rispettoso della sua dignità. Il giudice, su richiesta, può nominare un amministratore di sostegno, preferendo, in via ordinaria, un familiare ma ricorrendo spesso a un soggetto terzo in presenza di dissidi insanabili, che si occupi di decisioni riguardanti la cura, le scelte mediche e la gestione del patrimonio.
L’articolo 408 c.c. stabilisce che la scelta dell’amministratore venga effettuata “con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi” del beneficiario, lasciando ampia discrezionalità al giudice sulla persona da nominare. In presenza di conflitti accesi o di inadeguatezza dei familiari, la giurisprudenza è orientata a preferire amministratori esterni, così da garantire imparzialità e trasparenza assoluta nell’operato, evitando che la situazione degeneri ulteriormente.

Per quanto riguarda gli oneri economici, l’indennità per l’amministratore di sostegno viene in genere addebitata al beneficiario (cioè all’assistito). Tuttavia, il giudice valuta caso per caso, prendendo in considerazione anche la complessità del patrimonio e le condizioni di famiglia. Nei casi più drammatici, l’intervento del magistrato consente di superare ogni blocco collaborativo e riporta il focus sugli interessi esclusivi della persona da proteggere.

Consigli pratici per gestire la situazione e tutelare il benessere dei genitori

Gestire una situazione di assistenza familiare di genitori squilibrata richiede consapevolezza, organizzazione e apertura al dialogo. Alcuni suggerimenti concreti possono aiutare a prevenire o ridurre i dissidi e a tutelare sia l’anziano che l’armonia familiare:

  • Avviare un confronto trasparente: condividere informazioni, preoccupazioni e possibili soluzioni pratiche in modo regolare, magari con riunioni periodiche tra fratelli, per favorire un senso di corresponsabilità.
  • Formalizzare gli accordi: anche se la collaborazione dovrebbe essere spontanea, quando sorgono divergenze può essere utile redigere un accordo scritto che definisca compiti, turni, spese e modalità di comunicazione.
  • Tenere sempre informati tutti: chi gestisce le finanze o l’organizzazione dell’assistenza ha il dovere di documentare entrate, uscite e decisioni prese, così da evitare sospetti o contenziosi futuri.
  • Cercare supporto esterno: rivolgersi a consulenti legali, mediatori familiari o centri sociali può disinnescare conflitti e aiutare a trovare soluzioni condivise.
  • Valutare le risorse disponibili: esplorare bonus, agevolazioni e strumenti messi a disposizione dalla normativa (come i congedi retribuiti tramite la Legge 104/92, il Bonus caregiver o l’amministratore di sostegno), affinché il peso organizzativo sia sostenibile.
  • Curare il proprio equilibrio emotivo: la salute mentale di chi si fa carico dell’assistenza non deve mai essere trascurata. Un supporto psicologico, tanto per il caregiver quanto per gli altri membri, può risultare determinante.