Un collezionista giapponese arriva da Tokio a Roma, pronto a vendere quattro preziosi Rolex, ma cade vittima di una truffa ordita via Instagram: tra inganni, tecniche sofisticate e indagini, si svela l'insidioso volto del Rip Deal.
Una storia che ha fatto il giro del mondo del collezionismo internazionale di orologi di lusso nasce dal viaggio intercontinentale di un esperto venditore giapponese di 35 anni. L’obiettivo della trasferta era la vendita di quattro preziosi segnatempo a potenziali acquirenti italiani. Il fascino di una trattativa apparentemente perfetta ha portato il collezionista dalla metropoli asiatica fino alla capitale italiana, dove però il sogno di una valutazione record si è infranto davanti a una maxi truffa organizzata con sofisticate tecniche di inganno digitale e manipolazione psicologica. I protagonisti della vicenda, i sedicenti compratori romani, hanno messo in atto uno schema tanto ingegnoso quanto spietato: il cosiddetto "Rip Deal". Solo aprendo la valigetta alla fine dello scambio, il collezionista ha scoperto banconote che si sono rivelate copie ludiche del gioco più celebre al mondo, invece che banconote legali.
Il piano criminale prende le mosse dall’uso consapevole e strategico di piattaforme social per adescare nuove vittime. Il social network selezionato in questo caso è stato Instagram; il collezionista, animato dalla passione per orologi di alta gamma, aveva scelto di pubblicare una serie di immagini dei suoi Rolex Daytona, alcuni in oro massiccio, nella speranza di raggiungere e coinvolgere acquirenti affidabili e appassionati come lui.
L’attenzione ricevuta da due potenziali compratori italiani è stata immediata: la trattativa è stata gestita fin da subito in modo impeccabile, grazie a un fitto carteggio di messaggi privati, telefonate cordiali e rassicuranti, e la fornitura di dettagli tecnici accurati sui modelli in vendita. Gli interlocutori si sono presentati come conoscenti dell’ambiente, abili nel costruire fiducia e nel confermare la loro "serietà" attraverso documenti apparentemente autentici.
La competenza dimostrata sugli aspetti meccanici, le quotazioni di mercato e la storia dei singoli orologi ha reso la loro offerta credibile agli occhi della vittima. La volontà di concludere rapidamente la transazione, anticipando persino un viaggio a Roma e promettendo il pagamento in contanti, ha spinto il collezionista a scegliere la capitale come luogo dello scambio. Qui emerge la sofisticazione moderna delle truffe digitali: canali social e messaggistica istantanea diventano terreno fertile per criminali in grado di orchestrare truffe “real time” che replicano ogni aspetto di una vera compravendita.
La capacità dei truffatori di fornire informazioni dettagliate e di prepararsi psicologicamente alla trattativa ha annullato ogni sospetto nella vittima, che – fortemente motivata dal valore della collezione – ha investito risorse, tempo e fiducia nella presunta opportunità. Il piano, costruito con sapienza nell’ambiente digitale, mostra come la reputazione online e la presenza sui social possano facilmente essere manipolate da soggetti senza scrupoli, con un impatto devastante non solo sui singoli, ma sulla fiducia nel mercato del lusso internazionale.
La tecnica utilizzata in questa vicenda, nota come Rip Deal, è una formula di raggiro ormai tristemente nota nell’ambito dei beni di lusso. Si tratta di una vera e propria “truffa dello scambio”, spesso messa in atto con una teatralità degna di un film: la vittima viene attirata in un paese straniero con la promessa di un affare eccezionale, per poi essere privata dei propri beni tramite banconote false o privi di valore effettivo.
Nel caso analizzato, il valore dello scambio concordato era di 247mila euro, cifra che rende la truffa particolarmente significativa per entità e modalità. All’incontro, gli autori del raggiro hanno adottato una strategia ben collaudata:
L’incontro fisico per la consegna dei quattro orologi di lusso rappresenta l’epilogo di una trattativa magistralmente orchestrata. L’accordo era stato definito nei minimi dettagli: 247mila euro per due modelli Daytona in oro massiccio, un GMT Master “Pepsi” e un Datejust, tutti Rolex autentici e di alta gamma. Tutto, dalla scelta della location – valutata come "sicura" – fino alla presentazione della valigetta con il denaro, è stato attentamente pianificato dai truffatori.
Durante lo scambio, i due presunti acquirenti hanno messo in scena un’operazione estremamente veloce, sfruttando più elementi:
La denuncia immediatamente sporta dal collezionista presso le forze dell’ordine ha dato il via a una complessa serie di indagini i cui tempi e modalità sono ancora in corso. I principali ostacoli che emergono riguardano:
La ricostruzione dei fatti si basa su dichiarazioni della vittima e sulla raccolta di evidenze materiali come i resti delle banconote false. Gli investigatori si concentrano anche sull’eventuale presenza di complici a Roma e su possibili legami con reti già note per questo genere di truffe, le quali spesso si avvalgono di una struttura ramificata con compiti definiti tra i diversi membri. L’episodio mostra come le truffe ai danni di collezionisti esteri siano purtroppo ancora difficili da prevenire e punire efficacemente, anche a causa della facilità di camuffamento offerta dalla rete.
La maxi truffa avvenuta a Roma rappresenta un campanello d’allarme per tutto il mercato degli scambi privati di orologi di altissimo valore. L’incidente sottolinea i principali rischi connessi alle transazioni internazionali, che possono comportare danni economici ingenti e conseguenze legali complesse.
Ecco alcune raccomandazioni da considerare nel contesto delle vendite e degli acquisti internazionali di orologi di lusso: