Il primo incontro sul rinnovo del CCNL Comparto Sicurezza-Difesa ha delineato il contesto delle trattative, affrontando risorse, richieste sindacali e criticità, offrendo uno sguardo sulle prossime tappe e sulle sfide future
L’avvio delle trattative per il nuovo ciclo contrattuale che interessa Forze di polizia e Forze armate segna un momento rilevante nel panorama del pubblico impiego italiano. Per la prima volta, infatti, il confronto è stato aperto con netto anticipo rispetto alla scadenza del triennio precedente, un approccio che evidenzia la volontà delle istituzioni di assicurare continuità e tempestività nella tutela delle condizioni lavorative di oltre 500.000 tra donne e uomini in divisa.
A Palazzo Vidoni, storica sede istituzionale, si sono riunite le principali rappresentanze sindacali e i ministri competenti in materia di sicurezza, difesa, giustizia ed economia. Presieduta dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, la sessione di apertura ha visto al tavolo anche il Ministro della Difesa Guido Crosetto, quello dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia Carlo Nordio e dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Le 39 sigle sindacali rappresentative hanno rappresentato le articolazioni di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e personale militare.
Questa tornata negoziale per il periodo 2025-2027 è particolarmente attesa anche in virtù del mutato contesto socio-economico: l’inflazione elevata degli ultimi anni ha inciso sul potere d’acquisto delle retribuzioni, rendendo urgente un adeguamento normativo ed economico che protegga il valore reale dello stipendio e migliori ulteriormente le condizioni contrattuali.
Sin dalla prima riunione del tavolo contrattuale, è emersa con evidenza la questione delle scarse risorse economiche rese disponibili per i nuovi aumenti retributivi. Le previsioni ufficiali fissano l’incremento massimo al 5,4% a regime, con decorrenza prevista dal 1° gennaio 2027. In termini concreti, questa percentuale dovrebbe tradursi in un aumento di circa 80-85 euro netti al mese per il personale del comparto, una cifra ritenuta non sufficiente dalle delegazioni sindacali rispetto all’erosione inflazionistica degli ultimi anni.
Il confronto ha messo in luce ulteriori criticità:
Il quadro che ne scaturisce è quello di una trattativa complessa e fortemente legata al reperimento di fondi ulteriori, con il rischio che il compromesso possa penalizzare soprattutto i lavoratori impegnati nelle attività più gravose e rischiose.
Il percorso negoziale appena inaugurato si preannuncia articolato e sarà scandito da una serie di incontri calendarizzati nei prossimi mesi. Il programma prevede una fase di approfondimento tecnico sulle singole istanze economiche e normative presentate dalle sigle sindacali, con successive sessioni plenarie dedicate alla negoziazione complessiva degli articoli contrattuali.
Secondo le indicazioni emerse dalle fonti istituzionali e sindacali:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...