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Com'è andato il primo incontro sul rinnovo Ccnl Comparto Sicurezza-Difesa di ieri lunedì 26 gennaio: il resoconto

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Il primo incontro sul rinnovo del CCNL Comparto Sicurezza-Difesa ha delineato il contesto delle trattative, affrontando risorse, richieste sindacali e criticità, offrendo uno sguardo sulle prossime tappe e sulle sfide future

L’avvio delle trattative per il nuovo ciclo contrattuale che interessa Forze di polizia e Forze armate segna un momento rilevante nel panorama del pubblico impiego italiano. Per la prima volta, infatti, il confronto è stato aperto con netto anticipo rispetto alla scadenza del triennio precedente, un approccio che evidenzia la volontà delle istituzioni di assicurare continuità e tempestività nella tutela delle condizioni lavorative di oltre 500.000 tra donne e uomini in divisa.


A Palazzo Vidoni, storica sede istituzionale, si sono riunite le principali rappresentanze sindacali e i ministri competenti in materia di sicurezza, difesa, giustizia ed economia. Presieduta dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, la sessione di apertura ha visto al tavolo anche il Ministro della Difesa Guido Crosetto, quello dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia Carlo Nordio e dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Le 39 sigle sindacali rappresentative hanno rappresentato le articolazioni di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e personale militare.

Questa tornata negoziale per il periodo 2025-2027 è particolarmente attesa anche in virtù del mutato contesto socio-economico: l’inflazione elevata degli ultimi anni ha inciso sul potere d’acquisto delle retribuzioni, rendendo urgente un adeguamento normativo ed economico che protegga il valore reale dello stipendio e migliori ulteriormente le condizioni contrattuali.

Punti emersi dal primo incontro: risorse disponibili, richieste sindacali e problematiche rilevate

Sin dalla prima riunione del tavolo contrattuale, è emersa con evidenza la questione delle scarse risorse economiche rese disponibili per i nuovi aumenti retributivi. Le previsioni ufficiali fissano l’incremento massimo al 5,4% a regime, con decorrenza prevista dal 1° gennaio 2027. In termini concreti, questa percentuale dovrebbe tradursi in un aumento di circa 80-85 euro netti al mese per il personale del comparto, una cifra ritenuta non sufficiente dalle delegazioni sindacali rispetto all’erosione inflazionistica degli ultimi anni.
Il confronto ha messo in luce ulteriori criticità:

  • L’aumento salariale rischia di non colmare il totale del potere d’acquisto perso dal 2022 in avanti, soprattutto se si considerano i rincari di beni essenziali e il ritardo accumulato rispetto ad altri settori pubblici e privati.
  • Diverse sigle sindacali hanno sottolineato la necessità di uno stanziamento aggiuntivo di risorse per la valorizzazione delle indennità operative, fondamentali per riconoscere il rischio sostenuto dagli operatori in servizio attivo, dai reparti più esposti alle missioni all’estero, fino alle attività di ordine pubblico.
  • Tra le richieste centrali figurano la defiscalizzazione delle indennità accessorie e la revisione del trattamento economico per lo straordinario, ritenuto ormai inadeguato rispetto alla mole di lavoro svolto e alla specificità delle mansioni.
  • Miglioramenti in materia di previdenza: parte dei rappresentanti dei militari hanno proposto l’istituzione di una previdenza dedicata, ritagliata sulle peculiarità di carriera e servizio proprie delle Forze armate e dei corpi di polizia.
  • Tutele normative rafforzate: si è chiesto di rendere strutturali le misure riguardanti la conciliazione vita-lavoro, valorizzare la specificità militare e assicurare procedure trasparenti nell’avanzamento di carriera, con particolare attenzione ai gradi apicali e alle figure provenienti da altri ruoli.
La discussione ha altresì toccato problematiche pendenti, come il ritardo nell’erogazione di straordinari, buoni pasto e missioni, nonché la mancata applicazione di alcuni istituti nel triennio precedente. Nel dettaglio, i rappresentanti del personale hanno ribadito l’urgenza di risolvere i vuoti normativi e di introduzione di strumenti più equi e calzanti rispetto al compenso forfetario di guardia e all’indennità di impiego operativo.


Il quadro che ne scaturisce è quello di una trattativa complessa e fortemente legata al reperimento di fondi ulteriori, con il rischio che il compromesso possa penalizzare soprattutto i lavoratori impegnati nelle attività più gravose e rischiose.

Le prossime tappe delle trattative per il rinnovo contrattuale 2025-2027 e le prospettive future

Il percorso negoziale appena inaugurato si preannuncia articolato e sarà scandito da una serie di incontri calendarizzati nei prossimi mesi. Il programma prevede una fase di approfondimento tecnico sulle singole istanze economiche e normative presentate dalle sigle sindacali, con successive sessioni plenarie dedicate alla negoziazione complessiva degli articoli contrattuali.
Secondo le indicazioni emerse dalle fonti istituzionali e sindacali:

  • In un primo momento saranno definiti i criteri di distribuzione delle risorse sul trattamento principale e le modalità di copertura delle indennità specifiche. Questa fase sarà cruciale per stabilire gli equilibri tra parte fissa, componente accessoria e tutele integrative.
  • Si procederà quindi a valutare misure innovative per la previdenza complementare, la razionalizzazione delle indennità operative e la valorizzazione dell’anzianità di servizio e dei gradi apicali.
  • Non mancheranno sessioni dedicate agli aspetti normativi, come la gestione dell’orario di servizio, le prerogative sindacali, i diritti legati alla conciliazione con la vita familiare e la flessibilità oraria per particolari situazioni di disagio o salute.
  • Una particolare attenzione sarà rivolta a verificare il rispetto degli impegni assunti nei precedenti accordi, come la suddivisione dello straordinario ancora in fase di attuazione e la tutela delle indennità di impiego operativo in fase di transizione di ruolo.
Le trattative saranno accompagnate da un monitoraggio costante degli sviluppi economici generali, specie in relazione all’andamento dell’inflazione, così da modulare eventuali richieste aggiuntive di risorse. Sullo sfondo, permane l’obiettivo condiviso di giungere in tempi rapidi alla firma, anche alla luce del precedente che vide la pubblicazione degli accordi contrattuali 2022-2024 solo nel marzo 2025, con conseguenti ritardi nelle tutele per il personale.
 




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