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Come può essere che la lotta all'evasione fiscale stia migliorando se il nero è a livelli sempre più alti?

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Il primo fattore da considerare consiste nell'intensificazione dei controlli e nel miglioramento delle tecniche di accertamento fiscale.

L'Italia sembra vivere un paradosso fiscale: da un lato Ministero dell’Economia e Agenzia delle entrate celebrano incassi record derivanti dalla lotta all'evasione, segno di un sistema di controllo sempre più efficiente. Dall'altro, i dati sull'economia sommersa mostrano che il nero resta a livelli elevati,con un valore che in alcuni casi continua addirittura a crescere. Per comprendere come possano convivere due tendenze apparentemente opposte bisogna guardare più a fondo.

Miglioramento operativo del contrasto all’evasione

Il primo fattore da considerare consiste nell'intensificazione dei controlli e nel miglioramento delle tecniche di accertamento fiscale. Negli ultimi anni l'adozione della fatturazione elettronica, l'interconnessione delle banche dati fiscali e contributive, e l'ampliamento degli strumenti di analisi del rischio interno all'Agenzia delle entrate hanno permesso di intercettare con maggiore efficacia posizioni precedentemente difficili da raggiungere. Il risultato è visibile nei flussi di gettito recuperati: ad esempio, per il 2024 sono stati annunciati incassi da accertamento e controllo che segnano un massimo storico per l'ente preposto. Questo miglioramento operativo fa capire che, sebbene l'evasione fiscale complessiva resti elevata, lo Stato è diventato più abile nel riscattare crediti non versati o dichiarati in difetto.

Un secondo aspetto è la cosiddetta pipeline dei controlli: accertamenti avviati in anni precedenti spesso diventano esigibili solo oggi, e spiega perché si registrino entrate elevate nonostante lo stock dell'evasione abbia origini pluriennali. Si stanno moltiplicando le lettere di compliance, gli inviti all'adempimento spontaneo e le definizioni agevolate: elementi che pur non azzerando l'evasione strutturale, contribuiscono a ridurre il gap tra gettito potenziale e gettito effettivo in modo più rapido.

Infine il miglioramento è tanto quantitativo quanto qualitativo: non si tratta solo di fare più controlli, ma di selezionarli con criteri di rischio affinati e di utilizzare tecnologie digitali che prima erano impensabili. Questo spiega perché paradossalmente si possa annunciare una migliore lotta all'evasione anche se i numeri del sommerso o del “nero” sembrano restare elevati: perché la parte “recuperabile” dell'evasione è ora recuperata in misura maggiore.

Persistenza dello sommerso e crescita in valore

Il secondo elemento da considerare è che la misurazione dello sommerso e del lavoro in nero segue logiche e tempi ben diversi da quelli dei recuperi. L'Istat, nella sua Relazione sull'economia non osservata, segnala che nel 2022 il valore aggiunto generato dalla sotto-dichiarazione e dal lavoro irregolare ha raggiunto circa 201,6 miliardi di euro, in aumento del 9,6% rispetto all'anno precedente, e che la sua incidenza sul PIL a prezzi correnti si è mantenuta sostanzialmente stabile intorno al 10,1% (dal 10,0% nel 2021). Nel 2023 la cifra è salita a 217,5 miliardi di euro, con incidenza sul PIL al 10,2%.

Pur non aumentando in termini percentuali rispetto all'economia totale, il valore nominale dello sommerso cresce se l'economia e i prezzi salgono. L'inflazione e la crescita del Pil nominale spingono verso l'alto il valore in euro delle attività non osservate pur a tassi di incidenza stabile. Inoltre, alcune componenti dell'evasione risultano più difficili da intercettare: si pensi agli affitti in nero, al lavoro occasionale non registrato, alle piccole prestazioni di servizi in contante.

Disallineamento tra flussi e stock, e lettura degli indicatori

Il terzo punto riguarda la distinzione tra flussi di recupero e stock di evasione e il modo in cui gli indicatori ufficiali misurano fenomeni diversi in momenti diversi. Il gettito da controlli è una misura annuale, immediata, che rileva quanto è stato recuperato in un dato anno. In contrapposizione, il Tax Gap rappresenta la differenza tra il gettito teorico e quello effettivo su una base di anni e ha natura più strutturale. La Relazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze rileva che il tax gap 2022 resta oltre 100 miliardi di euro, con una quota stimata del 17% circa del gettito potenziale.

In pratica si registrano efficacia nei recuperi e dell'azione di accertamento, mentre le stime del tax gap e dell'economia non osservata fotografano una massa residua che non è ancora stata eliminata e che richiede tempo per essere ridotta. L'economia non osservata cresce con l'economia legale nominale, e ciò può far apparire il fenomeno del nero come immutabile o in crescita, anche se la quota percentuale è stabile o in lieve diminuzione.

A cui si aggiunge che le definizioni e le metodologie cambiano, che vi è ritardo temporale nelle rilevazioni e che le norme emergenti (ad esempio sulla compliance digitale) mostrano i propri effetti solo nel medio-termine. Per tutti questi motivi la percezione pubblica può risultare di contraddizione: da una parte i numeri migliorano, dall'altra il fenomeno sembra “in piedi”.






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Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...