Nel panorama italiano i poli logistici sono motore di crescita, occupazione e innovazione, ma affrontano sfide legate a costi, normative europee e sostenibilità. Un’analisi di trend, rischi e opportunità del settore.
Negli ultimi anni, l’Italia si conferma fra i principali protagonisti europei nel comparto logistico. La presenza di numerosi poli di smistamento e aree dedicate alla movimentazione delle merci ha sostenuto la continua crescita delle attività industriali, commerciali e distributive, contribuendo in modo significativo al valore dell’economia nazionale. I dati indicano che il settore non solo regge alle fluttuazioni macroeconomiche, ma mostra una capacità di assorbimento tale da attrarre capitali e innovazioni. Questo quadro positivo è il risultato di una costante integrazione tra sviluppo immobiliare, digitalizzazione e rafforzamento delle infrastrutture regionali e interregionali, elementi che rendono il mercato logistico italiano uno dei più appetibili e dinamici del continente. I corridoi del Nord e le piattaforme multifunzionali di aree chiave come Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto rappresentano veri poli di eccellenza, ormai centrali per la competitività delle supply chain e per la movimentazione dei flussi merci tra Mediterraneo ed Europa centrale.
Il periodo tra il 2024 e il 2025 ha segnato per la logistica italiana una stagione di rafforzamento, con investimenti complessivi nell'immobiliare logistico che hanno superato i 2,3 miliardi di euro, mostrando una crescita del 30% su base annua. Quasi il 18% di tutti gli investimenti immobiliari a livello nazionale si è concentrato in questo ramo, evidenziando come la fiducia degli investitori resti elevata, pur in un contesto di maggiore selettività nella scelta degli asset. Il secondo semestre 2025 è stato particolarmente positivo e, già nel quarto trimestre, circa un miliardo di euro è stato riversato in operazioni di portafoglio su immobili logistici di dimensioni rilevanti.
L’espansione è avvenuta in parallelo al completamento di oltre 2,5 milioni di metri quadrati di nuovi spazi, il 50% dei quali realizzati in formula speculativa, dimostrando la capacità di anticipare la domanda anche in presenza di tempi decisionali più lunghi e criteri di selezione rigorosi da parte degli utilizzatori. Il tasso di sfitto, mantenutosi intorno al 5,5%, rende il mercato fisiologicamente equilibrato e consente di evitare pressioni sui canoni.
La domanda si distingue per composizione articolata e crescita solida:
Sotto il profilo dei canoni, Milano, Roma e Bologna sono ai vertici dei valori per magazzini prime rent, attestandosi rispettivamente su 70, 69 e 67 euro al metro quadro/anno. Il segmento "ultimo miglio", trainato dall’e-commerce e dal retail urbano, vede valori che arrivano a 110 euro al metro quadro. Parallelamente, il rendimento prime si fissa su livelli attrattivi (5,3%), riflettendo fiducia nei fondamentali strutturali e prospettive di ulteriore contrazione nei mesi successivi. È importante rilevare che oggi il valore degli immobili non dipende più esclusivamente dalla posizione, ma dalla qualità (altezze, accessibilità, sostenibilità energetica, tecnologie), segno di una maturazione del mercato.
La geografia del settore conferma la spiccata concentrazione nel Nord Italia: oltre il 75% degli assorbimenti e dei principali investimenti interessa i grandi corridoi logistici che attraversano Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. Questi territori, caratterizzati da fitte reti di interporti, infrastrutture stradali e ferroviarie, sono al centro dei flussi merci continentali grazie anche alla connessione con i maggiori porti liguri (Genova e Savona) e all’integrazione con le zone retroportuali piemontesi (come Alessandria e Novara).
In una mappa che vede l’Emilia-Romagna e la Lombardia primeggiare per numerosità e dimensione dei poli (basti citare l’Interporto di Bologna, il CIM di Novara, e i complessi intermodali del milanese e del lodigiano), si inseriscono le recenti strategie regionali – come la Zona Logistica Semplificata nel VCO o i nuovi hub produttivi nell’alessandrino – che mirano a consolidare l’attrattività per investimenti e a ridurre i tempi di insediamento delle imprese. Il Centro Italia catalizza circa il 12% dell’attività, mentre il Sud, pur con quote residue, manifesta potenziale di sviluppo legato ai nuovi corridoi e agli incentivi infrastrutturali.
Di rilievo è il ruolo dei poli di 'ultimo miglio', sempre più richiesti nei centri urbani, e lo stretto legame tra retroporti (piemontesi, lombardi) e assi marittimi e ferroviari. Innovazione logistica, efficienza dei collegamenti e densità imprenditoriale sono le chiavi che permettono a queste aree di affrontare la crescente domanda di flessibilità e tempi rapidi, mantenendo l’Italia come uno snodo centrale nella logistica europea.
Il settore logistico italiano mostra una netta crescita dei livelli occupazionali legata all’espansione dei poli e alla digitalizzazione dei processi. Nel solo Piemonte, il numero di addetti nel decennio 2013-2023 è aumentato dell’11,4%, passando da 59.681 a 66.481 lavoratori, e l’incremento riguarda prevalentemente ruoli qualificati: ingegneri, tecnici di processo, analisti dati e operatori specializzati nella gestione automatizzata dei flussi. Non si tratta più solo di magazzinieri, ma di profili altamente diversificati che presidiano tanto la pianificazione quanto l’esecuzione operativa delle attività di magazzino, movimentazione intermodale e trasporto, anche su tratte internazionali.
A indicare la solidità del comparto è anche la progressiva riorganizzazione e integrazione dei servizi, come mostrano i recenti cambi ai vertici di alcune grandi società che puntano a maggiore efficienza e innovazione. Accordi commerciali internazionali, partnership digitali, piani di formazione finanziati e l’ingresso della logistica green stanno plasmando nuove opportunità occupazionali.
Le prospettive del lavoro appaiono quindi positive: si prevede un ulteriore aumento degli addetti grazie all’espansione delle reti logistiche, alla richiesta di competenze digitali e alla crescita del traffico derivante dall’e-commerce e dalle trattative con mercati extra-UE.
Tra le principali sfide che il settore logistico nazionale sta affrontando emergono sia elementi di contesto internazionale sia fattori interni specifici. Dal lato dei costi, si osserva un aumento significativo per le materie prime e i servizi (+41,1% nel trasporto merci tra 2020 e 2023), a differenza del comparto logistico puro, dove si registra invece una riduzione dei costi del 30,1% grazie ai progressi nell’automazione e nell’efficienza gestionale.
Le nuove normative europee introdotte negli ultimi anni incidono pesantemente su:
Infine, la pressione competitiva spinge le aziende a differenziarsi non solo per il prezzo, ma soprattutto per la qualità dei servizi, rapidità e trasparenza nei rapporti con clienti e fornitori, riducendo il rischio di disintermediazione da parte di piattaforme digitali e nuovi player specializzati. Il monitoraggio continuo dei KPI operativi e il rispetto delle normative sono oggi condizioni imprescindibili per restare competitivi.
L’evoluzione dei poli logistici italiani si fonda su due macro-direzioni: innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Il mercato immobiliare premia oggi asset che coniugano efficienza energetica (tetti isolati, lucernari naturali, gestione smart dei consumi) e dotazioni di ultima generazione (sistemi di automazione, controllo in tempo reale, logistica 4.0), come messo in pratica nei più recenti sviluppi nell’area lombarda e milanese.
La logistica italiana dimostra così una propensione ad adottare standard internazionali e soluzioni innovative che la rendono al tempo stesso competitiva e sostenibile.
L’analisi dei dati più recenti consente di delineare le direttrici di crescita per i prossimi anni. I fattori chiave saranno: