Negli ultimi mesi il caso di Valle Castellana, piccolo Comune in provincia di Teramo, è diventato un simbolo nazionale della lotta al caro carburanti. Qui il sindaco ha deciso di gestire direttamente l'unico distributore del paese, vendendo benzina e diesel quasi a prezzo di costo. Ma non è un fenomeno isolato.
Negli ultimi mesi il caso di Valle Castellana, piccolo Comune in provincia di Teramo, è diventato un simbolo nazionale della lotta al caro carburanti. Qui il sindaco ha deciso di gestire direttamente l'unico distributore del paese, vendendo benzina e diesel quasi a prezzo di costo. Ma la cosiddetta "benzina del sindaco" non è un fenomeno isolato: in tutta Italia, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri colpiti dallo spopolamento, sempre più amministrazioni comunali stanno scegliendo di diventare gestori diretti di impianti di carburante, garantendo un servizio essenziale e, allo stesso tempo, un risparmio concreto per famiglie, pendolari e imprese locali.
Il meccanismo alla base dei distributori comunali è piuttosto semplice. Quando il proprietario privato di un impianto decide di chiudere l'attività perché poco redditizia, il Comune può scegliere di rilevare la licenza e gestire direttamente la pompa di carburante. In questo modo l'amministrazione rinuncia al margine di guadagno che normalmente un gestore privato deve applicare per coprire i costi di gestione e ottenere un profitto.
Il carburante viene quindi venduto quasi a prezzo di costo, aggiungendo solo i centesimi necessari a coprire le spese di manutenzione, elettricità e sicurezza dell'impianto. Il risultato è un risparmio medio tra i 10 e i 25 centesimi al litro rispetto ai normali distributori self service gestiti da privati, una differenza che su un pieno da 50 litri può tradursi in diversi euro di risparmio ad ogni rifornimento.
Non si tratta di una trovata pubblicitaria, ma di una risposta concreta a un problema reale: la desertificazione dei servizi nelle zone montane e nell'entroterra, dove i distributori privati chiudono uno dopo l'altro perché i volumi di vendita non giustificano più l'attività.
Il Comune di Valle Castellana, in provincia di Teramo, resta l'esempio più noto e citato di gestione pubblica dei carburanti. Con circa 800 abitanti distribuiti su quasi quaranta frazioni e un territorio di 131 chilometri quadrati, il sindaco Camillo D'Angelo decise già anni fa di rilevare la licenza dell'ultimo distributore rimasto, evitando così ai residenti di dover percorrere quasi venti chilometri per fare il pieno.
Oggi la benzina viene venduta a circa 1,75 euro al litro e il diesel a 1,89 euro, con un risparmio che arriva fino a 20 25 centesimi al litro rispetto alla media nazionale e soprattutto agli aumenti che potrebbero prospettarsi. Il successo dell'iniziativa è testimoniato dai numeri: le entrate del distributore sono passate da circa 75mila euro nel primo anno di attività a oltre 500mila euro, grazie anche all'arrivo di automobilisti dai comuni limitrofi e dai turisti diretti verso il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il modello della gestione pubblica dei carburanti non riguarda solo l'Abruzzo. Ecco l'elenco aggiornato dei Comuni italiani dove oggi è attivo un distributore di proprietà comunale:
Il fenomeno dei distributori comunali è in piena espansione e diversi Comuni stanno lavorando all'apertura di nuovi impianti pubblici, spesso affiancando alle colonnine tradizionali anche punti di ricarica elettrica e bypassando la soluzione del taglio delle accise del governo, considerato decisamente poco incisivo sui costi effettivi degli automobilisti,
Tra i progetti più avanzati troviamo Castignano, in provincia di Ascoli Piceno (Marche), dove il sindaco Fabio Polini ha deciso di intervenire dopo la chiusura dell'ultimo distributore privato: il punto di rifornimento più vicino si trova a oltre dieci chilometri di distanza, un disagio che l'amministrazione ha giudicato inaccettabile per i residenti. Il Comune ha stanziato circa 100mila euro per rilevare la licenza e ha già pubblicato un bando, pronto a gestire direttamente l'impianto qualora nessun operatore privato si facesse avanti a condizioni calmierate.
Analogo destino attende Ripatransone, sempre in provincia di Ascoli Piceno, dove il futuro distributore comunale prevede fin da subito colonnine per auto elettriche accanto a quelle di benzina e diesel, in un'ottica di transizione energetica integrata con il servizio tradizionale.
Anche Bocchigliero, in provincia di Cosenza (Calabria), rientra tra i Comuni che stanno lavorando all'apertura di un proprio impianto a gestione pubblica, seguendo lo stesso schema adottato nelle regioni del Centro Italia.
Dietro la diffusione di questo modello c'è un problema strutturale che riguarda soprattutto le aree interne e montane del Paese: la progressiva chiusura dei distributori privati, non più sostenibili economicamente a causa della bassa densità abitativa e dei volumi di vendita ridotti.
Quando un impianto chiude, i cittadini si trovano spesso costretti a percorrere decine di chilometri per fare rifornimento, un disagio che pesa in modo particolare su famiglie, artigiani, imprese di trasporto e forze dell'ordine presenti sul territorio. In molti casi, come raccontano gli stessi sindaci coinvolti, la scelta di gestire direttamente il distributore nasce quindi non tanto come misura anti inflazione, quanto come strumento di contrasto allo spopolamento, per garantire la permanenza di un servizio essenziale nei borghi più isolati.
Non mancano le difficoltà: gli amministratori locali segnalano la complessità nella gestione delle accise, l'impegno quotidiano richiesto al personale comunale per il controllo dei serbatoi e degli incassi, oltre agli investimenti iniziali necessari per rilevare licenze e ammodernare gli impianti. Nonostante questo, i risultati economici raccontano spesso di gestioni in attivo, capaci addirittura di generare risorse aggiuntive da reinvestire nei servizi del territorio.
Il vantaggio economico per gli automobilisti è concreto e misurabile. Nei distributori comunali il risparmio medio oscilla tra i 10 e i 25 centesimi al litro rispetto ai prezzi applicati dai self service privati della zona. Su un pieno standard da 50 litri, questo significa un risparmio che può superare i 10 euro a rifornimento, e per una famiglia che utilizza regolarmente l'auto il beneficio annuo può superare i 100 euro.
Va sottolineato che si tratta comunque di una soluzione pensata soprattutto per i piccoli centri dove il mercato privato non trova più convenienza a operare: non è quindi replicabile ovunque, ma rappresenta un modello di riferimento sempre più studiato da altri Comuni italiani alle prese con la chiusura dei presidi di rifornimento locali.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...