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Elkann ed Exor guadagnano di più con un portale di auto usate che con Stellantis. Un vero e proprio paradosso

di Marcello Tansini pubblicato il
carvana auto usate

Chi avrebbe pensato che Exor, la holding della famiglia Elkann, avrebbe guadagnato più da un portale di auto usate americano rispetto al colosso automobilistico Stellantis?

La holding controllata da John Elkann si trova oggi al centro di un curioso paradosso finanziario. Exor, tradizionalmente legata al settore automotive e in particolare a Stellantis, ha visto emergere in modo sorprendente un’altra fonte di ricchezza: il mercato delle auto usate online statunitense. L’investimento effettuato nel 2023 nella piattaforma Carvana ha generato per la società risultati inattesi, arrivando a superare, in termini di plusvalenza potenziale, la quota detenuta nel colosso automobilistico europeo. Questa dinamica non solo sovverte le logiche classiche dell’industria, ma mette anche in luce la crescente importanza della finanza nell’attuale strategia della holding olandese. Come ha dichiarato più volte John Elkann, la ricerca di valore oggi passa sempre meno dalla produzione industriale classica e sempre più da operazioni ben ponderate sui mercati globali. In questo scenario si delinea una nuova identità per Exor, il cui asse strategico appare in rapida evoluzione.

La strategia finanziaria di Exor: da Stellantis a Carvana

Negli ultimi anni, Exor ha intrapreso un percorso di diversificazione e trasformazione radicale, passando dal controllo diretto dell’industria automobilistica classica a una visione più aperta agli investimenti finanziari strategici, anche in settori apparentemente distanti dalla propria tradizione. Il culmine di questa metamorfosi si è manifestato con la decisione di puntare su Carvana, piattaforma americana quotata a Wall Street e specializzata nella vendita online di vetture usate, tramite il fondo Lingotto, veicolo d’investimento della holding.

Nell’arco temporale tra marzo 2023 e l’inizio del 2026, si sono susseguiti eventi che hanno mutato profondamente l’equilibrio tra industria e finanza per Exor. L’investimento iniziale di 50 milioni di dollari in Carvana, pari a circa il 3% del capitale, è stato frutto di una valutazione di rischio e opportunità ben calibrata, considerato che, in quel periodo, la società americana viveva una fase di profonda crisi, segnando crolli borsistici e bilanci in rosso.

Allo stesso tempo, Stellantis — gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA, di cui Exor resta principale azionista industriale — affrontava un momento estremamente delicato sul fronte della capitalizzazione. In meno di due anni il valore di Borsa della quota Exor in Stellantis è sceso drasticamente, passando da oltre 10 miliardi all’inizio del 2024 a circa 3,8 miliardi alla fine del 2025, con una perdita di circa 40 miliardi di capitalizzazione complessiva per il gruppo.

Questi fatti testimoniano non solo una perfetta capacità di cogliere il momentum di mercato, ma anche una maturata propensione verso forme di investimento sempre più agili, orientate al rendimento piuttosto che al controllo maggioritario industriale. L’esperienza su Carvana si è così trasformata in un case study per la community finanziaria, ponendo Exor come modello di holding moderna: meno legata alla produzione in senso stretto, più attenta a dinamiche di portafoglio attivo e alla selezione di asset ad alto potenziale, anche in ambiti nuovi.

Il caso Carvana: tempismo, ristrutturazione e boom in Borsa

Quando Exor ha scelto di investire in Carvana, la piattaforma era attraversata da enormi difficoltà: un debito insostenibile, perdite importanti, azioni ai minimi storici. La storia recente di Carvana, però, rappresenta uno degli esempi più evidenti di turnaround rapido e spettacolare del panorama finanziario internazionale.

Nel 2022 la società rischiava il fallimento: il titolo era crollato di oltre il 99%, e i principali osservatori prevedevano esiti drammatici. In questo contesto, la mossa di Lingotto, fondo guidato da Enrico Vellano e supervisionato da protagonisti come George Osborne, si è rivelata visionaria. La ristrutturazione aziendale, guidata dall’amministratore delegato Ernie Garcia, ha portato alla rinegoziazione del debito, a una profonda revisione dei costi e a una serie di strategie di rilancio mirate al mercato digitale e alla trasparenza operativa.

Il risultato? Un rimbalzo clamoroso del titolo in Borsa: da pochi dollari nel marzo 2023, Carvana ha vissuto una crescita esponenziale, superando quota 440 dollari per azione in meno di ventiquattro mesi. La capitalizzazione ha raggiunto oltre 62 miliardi di dollari. Parallelamente, il fondo Lingotto, mentre il valore azionario correva, ha progressivamente ridotto la propria esposizione — da 5 milioni a circa 3,1 milioni di azioni — incassando consistenti plusvalenze e portando la partecipazione residua a valere oltre 1,3 miliardi di dollari.

Questo exploit si riflette anche nei fondamentali: nei primi nove mesi del 2025 Carvana ha registrato ricavi per 15 miliardi e utili netti in forte crescita, dimostrando che il rilancio non si è limitato a una bolla speculativa, ma si è accompagnato a solide performance operative. Queste dinamiche hanno permesso a Exor-Lingotto di ottenere uno dei ritorni finanziari più elevati della sua storia recente, consolidando la posizione della holding come investitore sofisticato, capace di navigare mercati complessi.

Ritorni a confronto: la performance di Stellantis e l’exploit di Carvana

Il confronto tra i rendimenti derivanti dalla partecipazione in Stellantis e i profitti sulla piattaforma americana evidenzia le profonde trasformazioni nelle strategie del capitale. Se da un lato Stellantis, pur essendo una delle principali multinazionali automotive, ha sofferto un drastico calo di capitalizzazione, dall’altro Carvana ha rappresentato per Exor un’occasione di rivalutazione senza precedenti.

Partecipazione Valore inziale (2023) Valore attuale (2026) Delta/Var %
Carvana 50 milioni $ 1,4 miliardi $ (+2700%)
Stellantis 10 miliardi € (inizio 2024) 3,8 miliardi € (-62%)

La tabella chiarisce il paradosso gestionale ed economico: mentre il settore industriale classico in Europa fatica a mantenere margini, i grandi player digitali statunitensi, anche nel comparto dell’usato, riescono a intercettare maggiori flussi finanziari e a valorizzare la componente tecnologica nella customer experience.

La scelta di ridurre gradualmente la partecipazione in Carvana, convertendo parte delle azioni in liquidità, ha permesso di massimizzare i profitti e di liberare risorse per nuove strategie di portafoglio. Più in generale, questi dati segnalano come il valore per Exor oggi sia il risultato di un equilibro tra rischio e tempismo nelle scelte finanziarie, piuttosto che dello sviluppo diretto di prodotti industriali in quantità crescenti.

Il ruolo del fondo Lingotto e le logiche di portafoglio di Exor

Lingotto Investment Management LLP rappresenta oggi il cuore finanziario e strategico di Exor, con sede a Londra e un focus dichiarato sulla diversificazione e sull’ottimizzazione delle performance di portafoglio. Gestisce circa 36 partecipazioni finanziarie per un valore superiore a 5 miliardi di dollari.

Al di là della posizione dominante in Carvana, Lingotto è presente nei settori media, tecnologia e risorse naturali, con investimenti rilevanti in Paramount, Novagold, Amazon, Tesla, Uber, Nvidia e Microsoft. Le logiche di portafoglio adottate sono improntate al "value over control", ovvero al privilegio della redditività rispetto al controllo operativo. Questo approccio consente a Exor di mantenere una posizione liquida e reattiva nei confronti delle variazioni dei mercati globali.

  • Il fondo è suddiviso in quattro divisioni operative: Intersection, Horizon, Innovation e Mosaic, ognuna delle quali segue linee di investimento tematiche specifiche
  • Molto rilevante è l’esposizione al settore minerario, in particolare oro e argento, scelta alla base della resilienza nei periodi di volatilità
  • La strategia di Lingotto è agnostica: investe sia in tecnologia sia in settori tradizionali, con l’obiettivo primario di massimizzare il rendimento
Il risultato è un assetto diversificato dove la presenza in big tech — anche concorrenti diretti o indiretti delle società del gruppo — testimonia la volontà di alimentare efficienza e valore per gli azionisti nel lungo termine.

La metamorfosi di Exor: disimpegno dall’automotive e nuove strategie di investimento

Negli ultimi dieci anni, la holding guidata da John Elkann ha accelerato il processo di dismissione delle attività storiche nell’automotive, vendendo asset non più centrali come Magneti Marelli, Iveco e la divisione Difesa, e utilizzando i proventi per rafforzare la posizione in settori ad alto valore aggiunto come la sanità, la tecnologia e il lusso.

  • La cessione di Iveco e della divisione Difesa ha portato oltre 1,5 miliardi di euro in cassa
  • L’ulteriore vendita del 4% di Ferrari ha liberato 2 miliardi netti
  • La liquidità complessiva supera ora i 4 miliardi di euro, da destinare a nuove acquisizioni in mercati strategici
La filosofia di Exor si è spostata dal controllo diretto alla valorizzazione attiva del capitale, come dimostra la decisione di investire in percentuali rilevanti di aziende, senza necessariamente puntare alla maggioranza. L’approccio si ispira a quello di grandi player mondiali come Berkshire Hathaway, privilegiando la presenza strategica e la governance solida sugli asset presidiati.

Oggi la holding si concentra su comparti come la salute (Institut Mérieux, Philips, Lifenet Healthcare), la tecnologia d’avanguardia e il brand luxury (Christian Louboutin, Ferrari). L’obiettivo resta quello di acquisire società in difficoltà, ma con prospettive di rilancio e margini elevati, replicando su scala internazionale il modello adottato su Carvana e Philips.

Verso un nuovo modello di holding e la fine di un'epoca

L’esperienza maturata negli ultimi anni da Exor segna una netta cesura rispetto alla storia imprenditoriale del gruppo Agnelli. La progressiva uscita dall’industria tradizionale e il posizionamento nei settori dell’innovazione, della salute e dei mercati finanziari sanciscono la fine di un’epoca dominata dalla centralità dell’auto. L’attuale modello di “fondo sovrano privato” adottato da Exor rappresenta l’evoluzione contemporanea della holding europea, capace di adattarsi ai nuovi scenari globali e di individuare value investing anche in ambiti apparentemente secondari, come il mercato digitale dell’usato.

Grazie a una leadership pronta a coniugare tempismo, esperienza e competenza finanziaria, Elkann e il suo team hanno tracciato una nuova traiettoria, in cui l’equilibrio tra rischio e rendimento si traduce in valore solido e reputazione sui mercati. Il caso Carvana è il simbolo di questa metamorfosi, destinata a ridefinire nel tempo il profilo delle holding di matrice industriale e a ispirare nuovi approcci nella gestione dei grandi patrimoni familiari.



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