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Euro digitale o carta e app come ora: cosa cambia rispetto a Bancomat, Satispay e carte di credito Visa o Mastercard

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

L’euro digitale affiancherà contante e pagamenti attuali, ma come si distinguerà da carte e app? Tra uso offline, costi per famiglie e negozi e possibili integrazioni, ecco cosa cambia e quando potrebbe arrivare.

Pagare con il telefono o avvicinare una carta al terminale: l’euro digitale potrebbe entrare nella vita quotidiana attraverso gesti già familiari. La novità sarebbe nel denaro utilizzato e nell’infrastruttura che lo trasferisce. Al posto di un pagamento basato su un deposito bancario o su un servizio privato, il cittadino potrebbe spendere moneta digitale emessa dall’Eurosistema, l’insieme della BCE e delle banche centrali nazionali dell’area euro.

Moneta e pagamenti: che cosa cambia

Un euro digitale avrebbe sempre il valore di un euro e rappresenterebbe un credito verso la Bce, l’istituzione che emette la moneta comune. Non sarebbe né un deposito bancario né una criptovaluta: il suo valore non dipenderebbe dal prezzo raggiunto sul mercato. Il paragone più immediato è con banconote e monete, anch’esse moneta pubblica, ma in forma fisica.

In Italia il nome Bancomat è legato ai servizi e al circuito di pagamento gestito da Bancomat S.p.A. Una carta Bancomat serve per disporre un pagamento o prelevare contante; di norma, però, l’importo speso proviene dagli euro depositati sul conto. Il circuito non emette una moneta distinta. La carta è lo strumento, l’euro il denaro che passa da un soggetto all’altro.
Stesso concetto per Postepay, solo che è una carta di pagamento gestita da Poste Italiane

Visa e Mastercard, invece, sono reti internazionali: instradano e regolano i pagamenti eseguiti con carte emesse da banche o da altri operatori. La carta può essere di debito, di credito o prepagata. A cambiare sono il rapporto con chi la emette e il momento in cui il titolare sostiene la spesa, non la natura dell’euro usato per pagare. Con l’euro digitale, invece, il saldo custodito nel wallet sarebbe formato direttamente da moneta pubblica digitale.

Satispay è un servizio privato che si usa tramite app. Il cliente lo collega secondo le modalità previste dall’operatore, poi paga negli esercizi aderenti oppure invia denaro a un’altra persona. Gli importi restano in euro: Satispay non è una valuta autonoma. Per confrontare correttamente questi strumenti bisogna considerare da dove proviene il denaro, chi gestisce il pagamento e dove viene accettato. L’interfaccia mostrata alla cassa, da sola, non basta.

App, carta e pagamenti senza rete

Il progetto della Bce prevede un wallet, cioè un portafoglio digitale, attivabile attraverso banche, Poste o altri prestatori di servizi di pagamento. L’utente non aprirebbe un conto direttamente presso la Bce. Per usare il wallet si potrebbe ricorrere a un’app pubblica sviluppata nell’ambito dell’infrastruttura europea oppure a una carta fisica. Lo smartphone, quindi, non sarebbe indispensabile.

In negozio si pagherebbe avvicinando il telefono o la carta al terminale, con modalità simili a quelle dei pagamenti contactless già diffusi. L’euro digitale è previsto anche per gli acquisti online e per i trasferimenti tra persone. Il progetto comprende inoltre soluzioni per chi non ha un conto corrente o ha poca familiarità con gli strumenti digitali, oltre a strumenti pensati per le persone con disabilità. L’accessibilità fa parte del disegno del servizio.

La modalità offline dell’euro digitale dovrebbe consentire pagamenti ravvicinati tra dispositivi, senza collegamento a internet. I dati dell’operazione rimarrebbero sui dispositivi e raggiungerebbero la rete quando la connessione viene ripristinata. Pagare offline non vuol dire farlo senza limiti o precauzioni. Il funzionamento dipenderà dalle caratteristiche tecniche del servizio, dai massimali stabiliti e dall’importo caricato nel wallet.

La funzione annunciata da Mastercard per le carte di nuova emissione segue una logica diversa. Se manca la connessione, il chip può autorizzare acquisti essenziali entro un importo fissato dalla banca: nel programma descritto si arriva a 200 euro per operazione. Anche il terminale deve supportare questa modalità. La transazione viene trasmessa in un secondo momento, una volta ripristinato il collegamento. Si tratta di una capacità della carta e della rete, non di una nuova forma di denaro.

Per il programma Mastercard, le nuove carte dovrebbero essere distribuite a partire da febbraio 2027; entro maggio dello stesso anno è previsto l’adeguamento dei nuovi terminali. Tra gli esercizi e i servizi indicati ci sono supermercati e negozi alimentari, stazioni di servizio, farmacie e biglietterie automatiche per i trasporti. La possibilità di accettare un pagamento offline dipenderà dalla carta, dalla banca, dal terminale e dai limiti applicati. Nel progetto dell’euro digitale, invece, l’uso offline è previsto come funzione della moneta pubblica stessa.

Bancomat e Satispay potranno integrarsi

L’architettura immaginata dalla Bce non prevede che ogni pagamento debba passare da una sola applicazione. Banche, Poste e altri prestatori potrebbero mettere a disposizione servizi e interfacce per utilizzare il wallet, continuando a gestire il rapporto con il cliente. Un’infrastruttura pubblica, dunque, potrebbe convivere con app private: il servizio resta privato, mentre il saldo può essere pubblico.

Fra i 36 operatori europei selezionati per il pilota previsto nel 2027 sono presenti anche realtà italiane: Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e UniCredit. Partecipa anche Satispay, con una candidatura presentata dal Lussemburgo. Essere coinvolti nel test significa prendere parte alla sperimentazione; non determina da solo quali saranno tutte le future funzioni commerciali.

La partecipazione di operatori privati può rendere possibile l’integrazione dell’euro digitale con modalità d’uso già note, dalle app alle carte e ai servizi per gli esercenti. Bancomat non figura nell’elenco degli operatori indicati per il pilota. Questo dato non implica che una moneta pubblica debba necessariamente sostituire i circuiti nazionali: segnala soltanto quali soggetti sono stati indicati per questa sperimentazione.

Per i commercianti, l’interoperabilità è una questione pratica. Un cliente potrebbe pagare dal proprio wallet digitale anche se il negozio si appoggia a un prestatore privato per accettare l’operazione. Alla cassa, l’esperienza potrebbe somigliare a quella di un normale pagamento elettronico; dietro la transazione cambierebbero però la natura del saldo e le modalità di regolamento. Le condizioni commerciali e le commissioni saranno definite nel quadro operativo del servizio.

Calendario: pilota nel 2027, possibile lancio nel 2029

Il percorso è cominciato con una fase di indagine e progettazione, svolta tra il 2021 e il 2023, ed è proseguito con la fase preparatoria, da novembre 2023 a ottobre 2025. Il 29 ottobre 2025 il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di passare alla fase successiva dei preparativi. Nel percorso che porterà alla decisione sull’emissione è atteso anche il passaggio legislativo europeo, compreso il regolamento sull’euro digitale.

La sperimentazione è prevista nella seconda metà del 2027 e dovrebbe durare dodici mesi. Vi prenderanno parte gli operatori selezionati, per provare le componenti tecniche in un ambiente controllato. Il 2029 è l’anno indicato per una possibile emissione, a condizione che le tappe legislative e tecniche procedano secondo il programma. Per ora, dunque, l’euro digitale non è uno strumento utilizzabile nei pagamenti di tutti i giorni.

In vista del lancio è stato ipotizzato un limite individuale di 3.000 euro per il saldo; il tetto definitivo dovrà essere stabilito dalla normativa. Limitare gli importi servirebbe a contenere il trasferimento di somme ingenti dai depositi bancari ai wallet, che ridurrebbe la liquidità delle banche. Per effettuare pagamenti superiori al saldo disponibile entro quel limite è previsto un collegamento con il conto: la somma necessaria potrebbe passare automaticamente al wallet, mentre l’eventuale eccedenza rispetto al tetto verrebbe spostata sul conto associato.

Un’alternativa che affianca il contante

L’euro digitale offrirebbe un modo per pagare con denaro pubblico senza usare banconote, inviare fondi a un’altra persona o affrontare un’interruzione della rete, nei limiti previsti dal wallet. Potrebbe ampliare le possibilità anche per chi non ha un conto corrente o preferisce usare una carta invece dello smartphone. Per gli acquisti online, carte e servizi privati continuerebbero a mettere a disposizione modalità diffuse; la scelta dipenderebbe dalla loro disponibilità e dalla convenienza.

Per famiglie e commercianti non è prevista la scomparsa di Bancomat, Satispay, Visa o Mastercard. Reti e app potranno continuare a gestire pagamenti in euro e, in alcune forme, offrire accesso all’euro digitale. Il nuovo strumento aggiungerebbe una forma diversa di moneta ai pagamenti in negozio e online, senza imporre di abbandonare i servizi già utilizzati.

Banconote e monete continueranno ad affiancare l’euro digitale. Il wallet aggiungerebbe un’opzione pubblica in formato digitale. Nella pratica, la scelta tra contanti, carta, app ed euro digitale dipenderà dalla situazione: dalla disponibilità della rete, dai costi per il negoziante, dagli strumenti accettati e dalle preferenze di chi paga. Resta questa distinzione: carte e app sono modi per effettuare un pagamento; l’euro digitale sarebbe moneta emessa dalla banca centrale, utilizzabile con quei servizi o attraverso un wallet dedicato.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...