Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Evasori totali in Italia: quanti ne sono stimati e quanti vengono scoperti in media all'anno

WhatsApp X Telegram
di Marianna Quatraro pubblicato il

L'evasione fiscale totale in Italia rappresenta un fenomeno complesso con numeri preoccupanti chi sono gli evasori, come vengono scoperti e quali strategie vengono adottate per contrastarli

L’evasione fiscale in Italia rappresenta un fenomeno complesso, costantemente al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. Gli ultimi dati ufficiali, presentati dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone nel corso di Telefisco 2026, evidenziano che nel 2025 sono stati individuati oltre 200 mila soggetti completamente estranei ai sistemi di controllo tributario, tra persone fisiche e imprese. Questa cifra, mai raggiunta negli anni precedenti, delinea un quadro dove sia l’evasione “classica” (omissione della dichiarazione) sia quella “totale” (attività completamente sconosciute all’Erario) convivono e alimentano un grave danno alla collettività.

Le stime e i ricercatori dell’Ufficio parlamentare di bilancio confermano che il problema nazionale supera ancora di gran lunga la media europea, ma segnalano che gli strumenti introdotti nell’ultimo ventennio (fatturazione elettronica, split payment, invio telematico dei corrispettivi) stanno dimostrando efficacia nella riduzione progressiva del fenomeno. Le implicazioni economiche sono considerevoli: sulla base delle proiezioni dell’Upb, un rafforzamento della compliance e delle misure di contrasto potrebbe comportare una riduzione del rapporto debito/Pil di 4-6 punti percentuali entro il 2041, aumentando la stabilità della finanza pubblica.

Chi sono gli evasori totali: numeri, profili e metodi di individuazione

L’attività dell’Agenzia delle Entrate negli ultimi dodici mesi ha permesso di quantificare con precisione la vasta platea degli evasori totali, soggetti che eludono completamente gli obblighi dichiarativi o che non compaiono affatto nei registri fiscali. Su 17 milioni di posizioni analizzate nel 2025, sono emersi 200 mila casi di evasione totale tra persone fisiche e imprese:

  • 116 mila (circa il 57%) non hanno presentato dichiarazione dei redditi pur avendone l’obbligo, configurandosi dunque come soggetti formalmente esistenti ma irregolari rispetto agli obblighi dichiarativi;
  • 86 mila (43%) risultavano completamente sconosciuti all’amministrazione fiscale, evidenziando la presenza di attività svolte interamente al di fuori di qualunque procedura ufficiale.
Analizzando più nel dettaglio la composizione della platea di chi evade, si osserva che tra i soggetti totalmente “invisibili” all’Erario:
  • 49 mila sono persone fisiche (circa il 57% dei casi), spesso titolari di piccole attività o professionisti che hanno scelto di operare senza alcuna tracciabilità;
  • 37 mila sono società o enti, più frequenti nei settori dove la movimentazione di denaro è elevata e il controllo più complesso.
Il metodo d’individuazione di questi soggetti si basa su un’attenta attività di incrocio dati e analisi del rischio. Secondo gli esperti dell’Agenzia delle Entrate, le tecniche adottate non prevedono automatismi legati all’intelligenza artificiale generativa, bensì sfruttano:
  • Criteri selettivi basati su incongruenze tra ricavi dichiarati e flussi finanziari riscontrati (ad esempio, detrazione IVA superiore a quanto spettante o corrispettivi di vendita più elevati rispetto alle dichiarazioni ufficiali);
  • Incrocio di informazioni da banche dati centralizzate che consentono di monitorare movimenti non coerenti o totalmente assenti dai registri ufficiali;
  • Verifiche preventive avviate sulle posizioni a rischio, con priorità ai casi che presentano anomalie clamorose o ripetute negli anni.
La diversità dei profili scoperti testimonia una diffusa tendenza all’occultamento sia tra lavoratori autonomi e piccole imprese, sia tra società strutturate. Le motivazioni spaziano da difficoltà economiche a consapevoli strategie fraudolente, fino a forme organizzate di economia sommersa.

Il dato di “200 mila” evasori totali individuati, secondo gli analisti dell’Upb, rappresenta attualmente il numero più elevato registrato nell’ultimo decennio e costituisce un riferimento di rilievo nella valutazione della capacità operativa dell’amministrazione finanziaria italiana.

Le strategie di contrasto: lettere di compliance e impatto sul debito pubblico

Le strategie di contrasto adottate dall’amministrazione finanziaria negli ultimi anni si sono evolute ponendo l’accento sulla prevenzione e sul dialogo col contribuente. Nel 2026 è partito l’invio di oltre 2,4 milioni di lettere di compliance, inviate sulla base di selezioni mirate e finalizzate a favorire la regolarizzazione spontanea delle posizioni a rischio.

Le comunicazioni riguardano:

  • Chi ha dimenticato di adempiere obblighi dichiarativi;
  • Chi non ha presentato le dichiarazioni previste per legge;
  • Soggetti che non hanno inviato comunicazioni periodiche IVA.
Queste lettere  non costituiscono avvisi di accertamento; hanno lo scopo di informare i contribuenti circa possibili irregolarità riscontrate, invitando alla verifica e, eventualmente, alla correzione della propria posizione e al pagamento delle dovute tasse prima che venga avviata una procedura più stringente. L’obiettivo dichiarato dal direttore Carbone è quello di favorire l’adempimento spontaneo e ridurre il contenzioso fiscale, limitando così gli effetti negativi di un vero e proprio crescendo repressivo.

Dal punto di vista macroeconomico, l’efficacia di queste strategie è stata evidenziata da recenti studi dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che stima un impatto strutturale significativo sui conti pubblici:

Scenario analizzato Effetto su entrate fiscali/Pil Riduzione rapporto debito/Pil (2041)
Consolidamento recupero gettito come da trend 2002-23 +0,3 punti percentuali -4 punti percentuali (da 122,5% a 118%)
Scenario ambizioso (trend 2016-23) +0,4 punti percentuali -6 punti percentuali (fino al 116%)

Nonostante tali progressi, restano alcune criticità, come la bassa efficacia nella riscossione di tributi locali (tra cui la Tari) e la crescita del cosiddetto “magazzino dei ruoli”, che evidenzia ancora margini di inefficienza.

L’adozione di strumenti preventivi e di un approccio non repressivo viene giudicata positivamente dalle autorità di regolamentazione e dagli organismi di consulenza, in quanto rafforza la percezione di equità e di affidabilità del sistema fiscale nazionale, aumenta il gettito e contribuisce all’abbattimento dello stock di debito, favorendo una gestione virtuosa delle risorse pubbliche.
 






Leggi anche

Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...