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Se evado il fisco e non pago le tasse quante possibilità ho di essere preso?

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Evasione fiscale: quali sono le reali possibilità di essere scoperti in Italia e dati, fattori di rischio e il ruolo dei controlli dell’Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza per chi non paga le tasse

L’economia sommersa rappresenta una realtà molto radicata nel contesto italiano, con cifre che superano i 170 miliardi di euro ogni anno secondo le più recenti ricerche. Sotto questa definizione ricadono una serie di pratiche che vanno dall'omissione di dichiarazione dei redditi all'uso del contante per transazioni non tracciate, fino alla totale assenza di registrazione di rapporti lavorativi o di attività economiche. 

Nonostante l’incremento degli strumenti a disposizione dell’Amministrazione, i dati sottolineano che la probabilità media di essere scoperti in caso di evasione fiscale varia dal 3% al 5% a seconda della tipologia e della dimensione dell’attività. Si tratta di un rischio percepito come relativamente basso, specialmente tra le micro e piccole imprese, che sono generalmente meno esposte ai controlli rispetto alle realtà medio-grandi. Tuttavia, negli ultimi anni, tecnologie come la fatturazione elettronica e l’incrocio massiccio di dati bancari stanno cambiando il panorama della vigilanza fiscale, puntando a ridurre progressivamente questi margini di elusione.

Le probabilità di essere scoperti: analisi dei dati e fattori di rischio

Analizzando i numeri attuali, emerge che la possibilità che un soggetto possa essere scoperto per evasione fiscale si attesta su una fascia compresa fra il 3% e il 5%. Queste percentuali variano considerevolmente a seconda di diversi fattori strutturali e individuali. In particolare, una delle determinanti maggiori è la dimensione dell’impresa o dell’attività controllata.

Secondo uno studio recente, il sistema di controllo coinvolge:

  • il 3% delle micro e piccole imprese;
  • il 14% delle medie imprese;
  • il 32% delle grandi aziende.
Talvolta il timore di essere soggetti a controlli più approfonditi spinge alcune aziende a non espandersi, pur di restare sotto la soglia di attenzione fiscale. Tale dinamica risulta particolarmente evidente in regioni caratterizzate da tessuti produttivi molto frammentati, come le Marche, ma si riflette in modo simile anche in altre aree d’Italia.

Oltre alla dimensione aziendale, i settori di attività e la tipologia di redditi giocano un ruolo importante. Il ricorso a pagamenti in contanti o la presenza di redditi da lavoro autonomo risultano tra le situazioni più attenzionate dagli organi di controllo. Ad esempio, la recente intensificazione della lotta all’economia sommersa nell’ambito delle strutture ricettive. come evidenziato nei controlli sulle case vacanza nel litorale romano, ha permesso di scoprire centinaia di migliaia di euro non dichiarati, anche grazie all’interconnessione di sistemi tra enti locali e l’Agenzia delle Entrate.

Tra i principali indicatori che possono attirare l’attenzione dell’amministrazione rientrano soprattutto:

  • versamenti e prelievi di importo inconsueto o frequente dai conti bancari, spesso associati a ricavi non dichiarati;
  • assenza totale di operazioni sui conti, che potrebbe suggerire forme alternative di sostentamento non tracciate;
  • utilizzo esteso di contante per spese non compatibili con il reddito dichiarato;
  • ricezione di bonifici privi di causale chiara;
  • accumulo di risparmi sensibilmente superiore alle entrate formalmente dichiarate.
Sul versante della strategia di prevenzione e recupero, sono state introdotte pratiche quali le comunicazioni mirate che invitano il contribuente a sanare le irregolarità in modo collaborativo. Questi strumenti statistici e predittivi consentono di concentrare risorse sui soggetti con maggior rischio di evasione, incrementando così l’efficacia dei controlli, pur mantenendo limitato il tasso complessivo di accertamenti sul totale della popolazione fiscale.

Come funzionano i controlli dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza

Il processo di individuazione di irregolarità fiscali in Italia si fonda su una pluralità di strumenti normativi e tecnologici gestiti principalmente da Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. L’attività di verifica è andata ampliandosi, negli ultimi anni, grazie a un sempre maggiore ricorso a sistemi automatizzati di incrocio dati e algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di analizzare miliardi di informazioni finanziarie e patrimoniali in tempi ridotti.

Le modalità tipiche di controllo includono:

  • Ispezioni incrociate dei dati bancari e finanziari: ogni anno gli intermediari trasmettono all’anagrafe tributaria i dati relativi a movimenti e rapporti di conto corrente, depositi, carte e altri strumenti finanziari. L’Agenzia può richiedere direttamente alle banche estratti conto e storico delle operazioni su autorizzazione dei vertici degli uffici;
  • Analisi dei movimenti sospetti tramite algoritmi e anonimometri, strumenti automatizzati che segnalano flussi atipici o incoerenti rispetto ai redditi dichiarati;
  • Lettere di compliance, ovvero inviti bonari rivolti al contribuente a fornire chiarimenti o ad adeguare spontaneamente la propria posizione in caso di anomalia rilevata dai sistemi di monitoraggio;
  • Per le attività digitali, utilizzo delle informazioni trasmesse da piattaforme come previsto dalla direttiva DAC7 e dalle disposizioni attuative nazionali, nonché scambio automatico di dati a livello europeo;
  • Accesso e ispezioni presso aziende e vetrine commerciali da parte della Guardia di Finanza, inclusi controlli documentali, inventari e confronto fra la situazione reale e quella dichiarata a fini fiscali.
I controlli sui contanti sono oggi prioritari sia per imprese sia per privati: l’utilizzo non giustificato di denaro liquido può essere letto come indizio di pagamenti in nero. Se per i cittadini privati è sufficiente che le movimentazioni siano coerenti con le proprie abitudini o giustificate da motivazioni personali, per le attività economiche ogni prelievo o versamento sospetto comporta un onere probatorio per dimostrare la provenienza regolare del denaro.

L'Agenzia delle Entrate si è inoltre impegnata a rendere il controllo più "collaborativo", adottando strumenti che puntano a risolvere le irregolarità in modo meno conflittuale e con meccanismi di "prevenzione", piuttosto che passare subito alla sanzione, salvo le situazioni di frode grave. La Guardia di Finanza, dal lato suo, concentra le proprie risorse anche nei confronti delle attività che si prestano facilmente a evasione, come gli affitti brevi, le strutture ricettive e i content creator che percepiscono compensi da canali digitali senza dichiararli.

La durata delle verifiche è legata alla presentazione della dichiarazione: se la dichiarazione dei redditi non è stata presentata, la finestra di controllo si estende fino a sette anni, mentre per chi ha dichiarato si riduce a cinque. In caso di anomalie, il soggetto viene chiamato a fornire prova contraria attraverso la documentazione di movimenti sospetti, eredità, donazioni, risparmi accumulati o dimostrazione di altre fonti di reddito lecite e già tassate.

I controlli vengono indirizzati medianti sistemi di analisi del rischio, sfruttando l’intelligenza artificiale per ridurre l’errore umano e selezionare con maggiore accuratezza i profili sospetti. Gli strumenti di monitoraggio permettono quindi di ottimizzare le risorse disponibili e di centrare l’obiettivo di recuperare le somme evase senza gravare eccessivamente sull’intera popolazione fiscale.






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