Un piccolo bar di Montecalvo in Foglia chiude schiacciato dai debiti, ma il tribunale riconosce lo spopolamento alla base del tracollo e salva la famiglia proprietaria, evitando conseguenze drammatiche sulla loro vita.
La storia che ha coinvolto una famiglia di Montecalvo in Foglia, piccolo centro dell’entroterra pesarese, rappresenta uno specchio della crisi che attraversa numerosi borghi italiani. Tutto nasce dalla gestione di un bar di paese, punto di riferimento per la comunità locale fino a quando lo spopolamento e le difficoltà economiche hanno ridotto al minimo la clientela. Alla guida del locale, una donna settantenne e suo figlio cinquantunenne, che per anni hanno cercato di tenere viva una realtà imprenditoriale radicata nella tradizione e nella socialità del luogo.
Dopo oltre un decennio di sforzi e tentativi di rilancio, la situazione precipitò in una spirale di debiti contratti per la ristrutturazione del bar e l’acquisto della casa di abitazione, aggravata dal crollo degli introiti legato allo spopolamento progressivo del paese. L’ultimo saldo contabile, risalente al novembre 2025, racconta una situazione drammatica: appena 64,12 euro su un conto postale e un’auto usata tra i pochi beni rimasti alla famiglia.
Dietro a questi numeri, emerge la storia di chi ha resistito finché possibile, affrontando sacrifici personali e navigando tra difficoltà finanziarie sempre più ingenti. Il fallimento dell’attività ha infine portato la questione all’attenzione del Tribunale, che si è trovato a valutare non solo le responsabilità economiche, ma anche le conseguenze sociali dello spopolamento e l’impatto sul tessuto familiare e comunitario.
Il progressivo declino del locale è il risultato di fattori strutturali ed economici che hanno colpito numerose realtà imprenditoriali simili in tutta la penisola. Il fenomeno dello spopolamento delle aree interne ha avuto effetti diretti e devastanti sulle attività commerciali: meno residenti significano meno clienti, riduzione della domanda e quindi una diminuzione significativa delle entrate. Nel caso specifico di Montecalvo in Foglia, la popolazione è diminuita nel corso degli anni, privando il bar della sua principale fonte di sostentamento.
Le difficoltà non si sono limitate al calo della clientela. La crisi economica degli ultimi anni ha comportato minori disponibilità di spesa per i cittadini e condizioni più restrittive nell’accesso al credito, rendendo molto difficile ristrutturare il locale o proporre innovazioni in grado di attrarre nuovo pubblico. Per garantire la sopravvivenza dell’attività e della casa, erano stati contratti due mutui: uno nel 2009 per l’ammodernamento del bar e un altro nel 2012 per l’acquisto dell’immobile familiare. Tuttavia, la conseguente esposizione finanziaria non è stata più sostenibile.
Ecco gli elementi principali che hanno inciso sul tracollo del bar:
Dinanzi alla gravità della situazione debitoria, la famiglia di Montecalvo in Foglia si è rivolta al Tribunale di Urbino per ottenere l’accesso alle procedure di gestione del sovraindebitamento previste dalla normativa italiana. Si tratta di strumenti introdotti per consentire, a privati e piccoli imprenditori, di uscire da condizioni di indebitamento eccessivo senza dover subire la completa perdita del patrimonio o la condanna al dissesto irreversibile.
Il giudice, in una sentenza depositata l’8 gennaio 2026, ha analizzato la vicenda familiare valorizzando sia la correttezza dei comportamenti dei ricorrenti sia l’impossibilità oggettiva di far fronte alle obbligazioni maturate, in presenza di cause esterne come lo svuotamento del paese. In particolare, la valutazione è stata fondata sulla relazione dell’Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che ha certificato il reale stato di sovraindebitamento e l’assenza di comportamenti dolosi o colposi nella genesi della situazione debitoria.
Le azioni messe in campo dal Tribunale hanno seguito rigorosamente il quadro normativo previsto dalla legge n. 3/2012 e dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 14/2019):
| Debito madre | € 256.679,07 |
| Debito figlio | € 261.729,56 |
| Totale esposizione debitoria | più di € 518.000 |
La decisione del Tribunale di aprire la procedura di liquidazione controllata assume particolare rilievo perché riconosce la posizione di fragilità economica e sociale della famiglia, nonché la necessità di offrire un percorso di rientro dal debito ispirato ai principi di equità e umanità. In questo modo, la normativa italiana si conferma attenta non solo alle esigenze dei creditori, ma anche a quelle dei debitori che si trovano in difficoltà per cause indipendenti dalla loro volontà.