Quali sono i casi in cui un dipendente ha diritto al rimborso spese di viaggio per raggiungere la nuova sede di lavoro lontana: cosa ha stabilito la recente sentenza della Cassazione n.18903/2025
Quando il lavoratore viene destinato in via permanente a una diversa sede di lavoro, si devono considerare specifiche tutele economiche e normative. La distanza dalla nuova sede può incidere notevolmente sulle condizioni personali e familiari, rendendo necessario regolamentare sia il trasferimento sia i relativi rimborsi.
Nel diritto del lavoro italiano, è fondamentale distinguere tra trasferimento definitivo e trasferta, sia per motivi organizzativi sia per effetti sulle indennità riconosciute. Il trasferimento definitivo consiste nello spostamento stabile e senza termine del luogo in cui il dipendente presta la propria attività, in altra unità produttiva della stessa azienda. Questo provvedimento deve essere sempre motivato da comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive. Se si tratta, invece, di uno spostamento temporaneo, con obbligo di rientro nella sede originale, si parla di trasferta.
Questa distinzione produce effetti rilevanti sul piano fiscale e retributivo. Nel caso della trasferta, i dipendenti possono ricevere un’indennità giornaliera o rimborsi delle spese di viaggio, vitto e alloggio. Tali importi possono essere erogati in forma forfettaria, analitica o mista, secondo quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile. Se il rimborso è puntuale e documentato per ciascuna spesa (cosiddetto rimborso analitico), tali somme non concorrono a formare reddito.
Nel caso del trasferimento definitivo, invece, si applicano diverse regole: il rimborso delle spese riguarda costi effettivamente sostenuti, come il trasloco, il viaggio del lavoratore e dei familiari o eventuali penali per recesso da contratti di affitto. Secondo il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), questi rimborsi, se documentati, sono esclusi dalla tassazione. L’indennità eventualmente corrisposta è invece esente per il 50% entro specifici limiti annui.
Il trasferimento del lavoratore in una sede diversa e distante è legittimo se sussistono specifiche condizioni. In particolare, il datore di lavoro può attuare il trasferimento comprovando esigenze tecniche, organizzative e produttive, come espressamente richiesto dall’ordinamento.
Inoltre, la scelta del trasferimento deve risultare proporzionata rispetto all’impatto sulla vita personale del dipendente, specialmente quando la nuova località si trova a grande distanza dalla residenza abituale. Più nel dettaglio:
I rimborsi spese riconosciuti in caso di spostamento definitivo in altra sede variano in base a diverse condizioni oggettive e alle previsioni contrattuali. Gli importi possono essere sia forfettari sia a rimborso analitico, in relazione alla natura e alla tipologia delle spese sostenute dal dipendente e documentate al datore di lavoro. Le principali voci da considerare sono le seguenti:
La sentenza n. 18903/2025 della Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso spese per il lavoratore destinato ad altra sede lontana sottolineando i seguenti aspetti:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...