Nel 2026 le imprese di Roma e dintorni si confrontano con scenari economici complessi: tra previsioni su fatturato, occupazione, investimenti e le sfide legate a innovazione, competenze e risorse per la crescita.
Il contesto economico romano del 2026 si presenta segnato da una forte interconnessione tra consolidamento delle attività esistenti e apertura verso nuove traiettorie di sviluppo. Secondo l'ultima indagine promossa dall'osservatorio della Camera di commercio di Roma, che ha coinvolto 500 aziende della Capitale e dell'area metropolitana, emerge un tessuto produttivo dinamico e resiliente, in grado di rispondere alle sfide imposte dagli scenari internazionali e dalle trasformazioni interne.
La città evidenzia, nei principali indicatori, una capacità di adattamento che si riflette sulla propensione agli investimenti innovativi e alla ricerca di nuove competenze. Tuttavia, si riscontrano anche preoccupazioni legate ai fattori esterni, dall'inflazione alle incertezze sul prosieguo dei fondi europei, che mettono a dura prova la progettualità imprenditoriale locale.
Il mercato del lavoro e la struttura degli investimenti riflettono una fase di transizione, in cui le aspettative di crescita si bilanciano con timori concreti riguardo alla competitività e alla sostenibilità a lungo termine dei modelli di business regionali.
L'analisi dei dati raccolti dall'osservatorio camerale restituisce un quadro sfaccettato. Il 71% delle aziende romane dichiara per il 2026 fatturati in crescita (28%) o stabili (43%). Una parte non trascurabile, pari al 29%, prevede invece una diminuzione dei ricavi, segnalando la presenza di aree di incertezza nei settori più esposti alle turbolenze economiche e geopolitiche.
Per quanto concerne l'occupazione, le imprese esprimono prospettive prudenti. Circa il 12% stima un incremento del personale durante l'anno, mentre il 15% teme di dover ridurre la forza lavoro. Resta invece preponderante la componente delle aziende intenzionate a mantenere inalterati gli organici, sintomo di una strategia orientata alla stabilizzazione piuttosto che alla crescita espansiva.
Valori percentuali sulle aspettative di investimento mettono in luce un'Italia imprenditoriale che, anche nella Capitale, continua a puntare sull'innovazione tecnologica: il 49% delle aziende pianifica investimenti rilevanti in quest'ambito, mostrando un leggero incremento rispetto all'anno precedente. Tale propensione all'innovazione si accompagna ad una decisa richiesta di strumenti e incentivi pubblici affinché le PMI beneficiarie riescano effettivamente a integrare tecnologie digitali, automazione e soluzioni di sostenibilità:
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Scenario previsto |
Percentuale imprese |
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Fatturato in crescita |
28% |
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Fatturato stabile |
43% |
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Fatturato in calo |
29% |
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Occupazione in aumento |
12% |
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Tagli forza lavoro previsti |
15% |
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Investimenti in innovazione tecnologica |
49% |
In un contesto macroeconomico segnato da instabilità e incertezze, le imprese dell'area romana manifestano preoccupazioni trasversali che impattano sulle strategie aziendali. Il dato più evidente riguarda l'inflazione: il 69% degli imprenditori segnala timori collegati all'aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia, fattori che riducono i margini e complicano la pianificazione finanziaria.
Segue la fine degli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con il 51% degli intervistati che considera la chiusura del programma un rischio concreto per la continuità dei progetti di sviluppo avviati negli ultimi anni. L'elemento più trasversale resta comunque la tensione geopolitica internazionale: ben l'88% degli imprenditori si dichiara preoccupato dalle ripercussioni che le crisi globali e la volatilità dei mercati possono avere su export, catene di fornitura e investimenti futuri:
La transizione digitale e verde rappresenta, nel 2026, un banco di prova decisivo per il tessuto produttivo della Capitale. Se il 49% delle aziende intende investire in tecnologie d'avanguardia, permane una criticità emersa anche nelle indagini Excelsior: il 22% degli imprenditori lamenta difficoltà a reperire personale con competenze tecniche evolute, soprattutto nei settori ad alta specializzazione.
I dati confermano come la mancanza di capitale umano qualificato incida negativamente sia sulla produttività sia sulla capacità di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. La questione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro appare ancora più urgente se correlata all'avanzata delle tecnologie digitali, dell'automazione e dei nuovi paradigmi produttivi collegati alla cosiddetta Transizione 5.0.
Secondo gli studi programmatici realizzati da Unioncamere, il problema delle competenze si inserisce in un più ampio quadro di cambiamento: le imprese chiedono alle istituzioni un rinnovato sostegno per rafforzare:
La sfida, per gli anni a venire, sarà dunque riuscire a colmare il divario tra innovazione tecnologica e capacità di reperire lavoratori adeguatamente preparati, per garantire la competitività del sistema economico romano sia a livello nazionale che europeo.
In questo scenario articolato, la Camera di commercio di Roma si distingue per il suo impegno nel rafforzare il tessuto imprenditoriale, puntando su una strategia integrata di supporto all'innovazione, alla formazione e all'internazionalizzazione. Strumenti operativi e risorse mirate costituiscono il fulcro del programma 2026:
Durante l'anno corrente, sono stati stanziati 100 milioni di euro per progetti destinati al sostegno della crescita economica romana. Di questi, 50 milioni sono stati convogliati nella realizzazione di un supercomputer al Tecnopolo Tiburtino, un'iniziativa che mira a offrire alle imprese locali uno strumento di calcolo avanzatissimo, in linea con i modelli di eccellenza europea, come quello realizzato da Cineca a Bologna.
L'azione della Camera si allarga inoltre alla promozione di strategie per la parità di genere, la valorizzazione dei prodotti del territorio e il rafforzamento degli strumenti di risoluzione delle controversie, contribuendo in questo modo a generare valore pubblico e a stimolare la partecipazione degli attori economici in un contesto sempre più competitivo.
Nel 2026, la Regione Lazio mette a disposizione del sistema produttivo nuove risorse derivanti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), per un ammontare superiore a 640 milioni di euro, finalizzate a sostenere: