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Le aziende in crisi in Emilia Romagna tra rischi licenziamenti, cassa integrazione e chiusure. E soluzioni possibili

di Marcello Tansini pubblicato il
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L'Emilia-Romagna affronta una crisi importante in molti settori: aziende in difficoltà, licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione colpiscono interi settori chiave. Tra cause globali e locali, il tessuto lavorativo è sotto pressione.

Negli ultimi anni l’Emilia-Romagna ha subito una profonda trasformazione economica, con uno scenario caratterizzato da numerosi segnali d’allarme provenienti dal tessuto industriale regionale. Interi distretti produttivi si stanno confrontando con una riduzione della domanda, pressioni internazionali e difficoltà gestionali che mettono a rischio la tenuta delle imprese e dei lavoratori. Mentre il territorio rimane un punto di riferimento per innovazione, la competitività globale e fattori esterni stanno intaccando la solidità storica delle aziende locali. La crescita delle ore di cassa integrazione e l’attivazione di numerosi tavoli di crisi coinvolgono una vasta platea di lavoratori e famiglie, facendo emergere un bisogno urgente di soluzioni concrete e condivise. L’attuale contesto, segnato da una forte incertezza, richiede una riflessione approfondita sugli strumenti disponibili, sulle risposte delle istituzioni e sulle prospettive future per il mondo dell’impresa e dell’occupazione nella regione.

Panorama attuale delle aziende in crisi: dati su cassa integrazione, licenziamenti e settori coinvolti

L’economia regionale è attraversata da una fase particolarmente delicata. Nei primi nove mesi del 2025 le ore autorizzate di cassa integrazione nella regione hanno raggiunto i 45 milioni, segnando un aumento dell’11,4% rispetto al 2024 e del 71,2% rispetto al 2023. La crescita record della Cassa Integrazione Straordinaria (+37,6% sul 2024 e +142,6% rispetto al 2023) è un campanello d’allarme di assoluta rilevanza. Anche la Cassa Integrazione Ordinaria mostra una leggera crescita (+0,3% sul 2024), segno di una situazione strutturalmente difficile e diffusa.

I tavoli di crisi attivi presso Ministeri, Regione ed enti locali sono circa cinquanta, con oltre 10.000 lavoratori coinvolti. Tutte le province risultano interessate dal fenomeno, a testimonianza dell’ampiezza della crisi che va ben oltre casi isolati. I settori colpiti sono trasversali, ma spiccano meccanica, moda, automotive e calzaturiero.

Anno Ore totali di cassa integrazione
2023 26.290.000
2024 40.410.000
2025 (gen-sett) 45.000.000

Per provincia, alcune realtà spiccano per l’entità delle ore di cassa integrazione:

  • Modena: 10,6 milioni di ore (+18,9% sul 2024)
  • Bologna: 10,2 milioni (+20,1%)
  • Reggio Emilia: 8,7 milioni (+26,2%)
  • Rimini registra, invece, un calo (-26,1%), segno di una parziale ripresa o ristrutturazione in corso
Ma non si tratta solo di numeri: le procedure di licenziamento collettivo e le chiusure di stabilimenti, spesso avviate senza alcun confronto preventivo con le parti sociali, minacciano ogni giorno la stabilità occupazionale. Casi come quello di Yoox Net-A-Porter Group, recentemente acquisita da un gruppo tedesco, che ha annunciato il licenziamento di oltre 200 dipendenti (20% della forza lavoro), esemplificano una tendenza allarmante e sempre meno controllabile dalle istituzioni locali. Non mancano procedure analoghe in aziende come Maserati (Modena), Berco (Ferrara), Kv (Ravenna), Bipres, Sacim e numerosi operatori del settore tessile e moda.

L’ondata di crisi non risparmia neppure le piccole e medie imprese e le realtà artigiane, rendendo particolarmente complessa la gestione delle conseguenze economiche e sociali nei territori più fragili e meno attrezzati a supportare simili shock.

I principali fattori della crisi: delocalizzazione, calo della domanda e impatto internazionale

L’approfondimento delle motivazioni che hanno condotto molte imprese ad affrontare periodi di difficoltà restituisce un quadro articolato. Uno degli elementi più rilevanti resta la delocalizzazione produttiva: numerose multinazionali, nonostante la redditività dei siti emiliani, hanno scelto di spostare la produzione in altri Paesi per ragioni di costo, disponibilità di manodopera e normative favorevoli. Ciò ha comportato la perdita improvvisa di centinaia di posti di lavoro e la chiusura di stabilimenti storici.

Il calo della domanda sia interna che internazionale contribuisce ulteriormente alle criticità, soprattutto nei settori ciclici come automotive, moda e meccanica. L’assenza di rinnovamento dei modelli produttivi e della gamma prodotti in alcuni casi (emblematico è il caso Maserati) ha acuito la vulnerabilità delle aziende a cambi repentini dello scenario globale.

L’impatto delle tensioni internazionali e delle guerre commerciali – in particolare i dazi imposti dagli Stati Uniti e la concorrenza della Cina – ha ulteriormente aggravato la situazione. L’arrivo sui mercati europei di prodotti cinesi a prezzi ridotti del 30% rispetto al made in Italy ha spesso sottratto quote di mercato agli operatori locali.

  • Deficit di politiche industriali nazionali e riduzione degli investimenti strutturali nel comparto produttivo locale.
  • Marginalità in calo anche in comparti tradizionalmente solidi come il packaging e la ceramica.
  • Oscillazioni valutarie che sfavoriscono l’export verso mercati chiave come gli Stati Uniti, India e Cina.
La carenza di un piano strategico nazionale per sostenere le transizioni tecnologiche e ambientali rischia di lasciare le imprese regionali prive degli strumenti per affrontare la doppia sfida della competitività globale e della sostenibilità a lungo termine.

Settori maggiormente colpiti: meccanica, moda e automotive

L’ondata di difficoltà ha investito distretti produttivi di primaria importanza per la regione. Nel comparto della meccanica, nei primi mesi del 2025 sono state autorizzate quasi 30 milioni di ore di cassa integrazione, un incremento del 18,8% rispetto all’anno precedente. Protagonisti della crisi sono aziende storiche e filiere strategiche decisive anche per il PIL nazionale.

Il settore automotive vive una fase di incertezza, aggravata dalla mancanza di nuovi modelli, dalla concorrenza internazionale e da una netta riduzione degli ordinativi. Realtà industriali di riferimento, come Maserati e Berco, sono alle prese con la riorganizzazione produttiva, la ricerca di nuovi investitori e la minaccia di tagli occupazionali estesi.

La filiera della moda, con una significativa presenza di piccole imprese e artigiani, è stata investita da una crisi acuta. Aziende come Yoox e Aeffe hanno registrato, negli ultimi mesi, un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali e avviato procedure di riduzione del personale, coinvolgendo migliaia di lavoratori. Le difficoltà sono amplificate dal calo dell’export e dalla concorrenza dei prodotti a basso costo provenienti dall’Asia.

Una tabella riepilogativa consente di cogliere l’entità della crisi per settore:

Settore Ore di cassa integrazione (2025)*
Meccanica 29.733.670 (+18,8%)
Moda, pelli, calzature 1.376.582 (+7,9%)
Automotive (stimati) Oltre 7 milioni

*Periodo gennaio-settembre 2025

Conseguenze sociali e occupazionali: rischi per i lavoratori e risposte sindacali

Le ripercussioni della crisi in atto non si limitano alle aziende, bensì colpiscono in maniera diretta le famiglie e il tessuto sociale della regione. Il rischio perdita del lavoro, l’incertezza legata alla durata degli ammortizzatori sociali e la difficoltà di ricollocamento nei territori più periferici alimentano insicurezza economica e disagio sociale.

Secondo dati sindacali, la prassi dei licenziamenti collettivi unilaterali, attivati senza confronto con le rappresentanze dei lavoratori, sta diventando prassi frequente, aggravando il senso di ricatto occupazionale e spezzando una tradizione positiva di relazioni industriali.

Le organizzazioni sindacali hanno rafforzato nelle ultime settimane la mobilitazione, esigendo una maggiore responsabilità sociale da parte delle imprese e norme più stringenti per l’accesso ai fondi pubblici:

  • Opposizione alle delocalizzazioni non motivate da crisi reali
  • Chiusura a procedure di licenziamento unilaterali
  • Requisito di restituzione dei fondi pubblici per le aziende che violano impegni su norme e contratti
Nei territori, la crisi occupazionale tocca vari livelli:
  • Lavoratori costretti in cassa integrazione per periodi prolungati, che rischiano riduzione progressiva del reddito
  • Precariato crescente nei settori più colpiti
  • Difficoltà per le nuove generazioni ad accedere al mercato del lavoro regionale
La collaborazione tra sindacati, istituzioni e parti datoriali costituisce un cardine delle strategie di sostegno ai lavoratori, sebbene spesso soluzioni strutturali richiedano tempi lunghi e percorsi negoziali complessi.

Cassa integrazione straordinaria e ordinaria: andamento, numeri e trend 2023-2025

L’analisi delle tendenze nell’impiego degli ammortizzatori sociali mostra con chiarezza la gravità e la progressione della crisi industriale in Emilia-Romagna. Dal 2023 in avanti, le ore di cassa integrazione ordinaria hanno subito una crescita lieve ma costante, mentre la richiesta di cassa straordinaria è salita vertiginosamente.

Tipo Ore autorizzate (gen-set 2025) Variazione su 2024
Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO) 28.482.918 +0,3%
Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) 16.484.324 +37,6%

Nel dettaglio territoriale, Modena e Bologna si confermano leader per ore autorizzate, seguite da Reggio Emilia e Ferrara. Si rilevano andamenti opposti in alcune realtà: Rimini e Ravenna, ad esempio, mostrano un calo legato a riorganizzazioni o ricollocazioni industriali avvenute tra il 2024 e il 2025.

L’aumento vertiginoso delle richieste di cassa straordinaria evidenzia, spesso, situazioni non più gestibili con soluzioni temporanee e la necessità di interventi straordinari come acquisizioni, cambi di governance e piani di rilancio.

Le cause strutturali di queste dinamiche vanno individuate sia nelle difficoltà dei mercati esteri sia in una perdita significativa di commesse e competitività interna. L’incremento degli ammortizzatori sociali evidenzia come il ciclo di crisi non sia episodico, ma vada inserito in una tendenza di medio periodo che interessa la totalità del sistema produttivo regionale.

Le soluzioni possibili: Patto per il Lavoro, workers buyout e ruolo delle istituzioni

Nel tentativo di contrastare ed arginare le difficoltà, sono state messe in campo alcune misure innovative e accordi di natura territoriale. Il Patto per il Lavoro e per il Clima promosso dalla Regione Emilia-Romagna, siglato tra sindacati, associazioni datoriali ed istituzioni locali, mira a creare le condizioni per la salvaguardia dell’occupazione e innovazione continua nel settore produttivo.

Tra i pilastri di questi accordi figurano:

  • L’impegno a evitare procedure unilaterali di licenziamento collettivo
  • La promozione di tutti gli ammortizzatori sociali disponibili prima di procedere a tagli occupazionali
  • Condizionalità rigorose nell’accesso alle risorse pubbliche, con l’obbligo di restituzione in caso di mancato rispetto delle regole
Una delle risposte più concrete nelle crisi aziendali è rappresentata dai workers buyout, ossia la possibilità per i dipendenti di rilevare l’azienda costituendo una cooperativa e garantendo così la continuità operativa e la salvaguardia dei posti di lavoro. Dal 2025, numerosi protocolli territoriali ne promuovono la diffusione in linea con gli obiettivi di governance condivisa e successione imprenditoriale.

Il ruolo delle istituzioni risulta determinante nel coordinare tavoli di crisi, sostenere processi di reindustrializzazione e assicurare la protezione dei lavoratori, soprattutto nelle aree periferiche e industrialmente meno sviluppate. È prioritario anche un intervento nazionale volto ad attuare una politica industriale mirata ad affrontare le grandi transizioni tecnologiche ed ecologiche che interessano l’intero sistema produttivo.



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