Il 2025 ha segnato un anno record per le gestioni patrimoniali, spinte da innovative strategie su AI, difesa, finanza e sostenibilit. Confronti e prospettive secondo Milano Finanza.
Il 2025 si è distinto come un periodo di netto recupero e rafforzamento nei comparti delle gestioni patrimoniali, trainati da una performance media superiore al 6,48% su base annua. Questo risultato segna un'accelerazione rispetto ai trimestri precedenti, in cui si era evidenziato un incremento progressivo: dal -0,65% del primo trimestre, passando al +1,7% nel semestre e al +4,7% nei primi nove mesi. Il sorpasso rispetto ai benchmark, fermi al 5,66%, sottolinea la capacità degli operatori di adattarsi ai mutamenti dei mercati finanziari.
In questo contesto, alcune gestioni sono riuscite addirittura a sfiorare il 40% di ritorno annuale, un record rintracciabile tra le migliori 370 linee analizzate.
Le gestioni patrimoniali sono un servizio di investimento delegato: l'investitore affida il proprio capitale a una banca o a una SGR, che lo gestisce in autonomia seguendo un mandato predefinito. In pratica un gestore professionale prende decisioni operative nel rispetto di regole chiare e concordate all'inizio.
Il punto chiave è la delegazione totale. Diversamente da un fondo comune, dove si comprano quote di un prodotto uguale per tutti, nella gestione patrimoniale il portafoglio è costruito in modo coerente con il profilo di rischio, l'orizzonte temporale e gli obiettivi dichiarati. Il gestore può acquistare e vendere azioni, obbligazioni, ETF, fondi o altri strumenti senza chiedere autorizzazione ogni volta perché agisce entro i limiti del mandato.
Ci sono gestioni patrimoniali conservative, bilanciate o dinamiche, a seconda del livello di rischio, e possono essere in titoli, in fondi oppure miste.
L'analisi dei risultati conseguiti nei dodici mesi mostra una marcata polarizzazione verso l'alto tra i protagonisti delle gestioni patrimoniali. Il primato spetta alle linee Comp. Distr. Az. Italia Large Cap/Titoli e Comp. Az Italia Large Cap/Titoli di Eurizon, entrambe con un rendimento del 39,47%, seguite da Azionaria Italia di Giotto Cellino Sim (+38,93%), Alpi Metodo Pac Convex di Suedtirol Bank (+38,78%), Comp. Az Italia Oicr sempre di Eurizon (38,27%) e la gestione PMI Italia di Giotto Cellino Sim (+37,61%).
Questi risultati emergono da una meticolosa raccolta dati sulle performance delle gestioni proposte da banche, SIM e SGR di primaria importanza, con indici di mercato e benchmark Fideuram come parametri di riferimento. Una costante tra i migliori è l'utilizzo prevalente di gestioni in titoli (GPM) rispetto a quelle in fondi (GPF), benché entrambe abbiano evidenziato dinamiche di rendimento positive sia in termini assoluti che relativi.
La trasparenza dei costi e delle commissioni grazie alla normativa Mifid, applicata dal 2018, ha offerto agli investitori una chiara visibilità sulle spese, rafforzando la qualità delle informazioni e il confronto diretto con i benchmark. Da segnalare la centralità di operatori come Eurizon, Giotto Cellino Sim, Suedtirol Bank, Cassa Centrale Banca e BCC Risparmio & Previdenza (Iccrea), che si sono posti ai vertici della classifica sia per performance sia per coerenza nella comunicazione dei dati. In particolare, il comparto azionario italiano ha beneficiato della forte vitalità di Piazza Affari e della performance dei titoli bancari, attraendo anche capitale estero e sostenendo la crescita del settore nelle classifiche annuali.
Questa fase di crescita diffusa è stata alimentata da una combinazione di solida selezione dei titoli, strategie di investimento innovative e, soprattutto, gestione attenta del rischio, elementi ripresi ampiamente nelle analisi delle performance annuali.
I gestori di portafoglio hanno identificato tre direttrici strategiche di successo nel 2025: tecnologia con focus sull'intelligenza artificiale, settore della difesa e comparto finanziario. Gli investimenti nel comparto tech statunitense, abbinati all'interesse crescente verso il quantum computing e il fabbisogno energetico per i data center, sono stati evidenziati come un motore dagli specialisti del settore, come Gabriele Roghi di Banca Cambiano.
Nel settore della difesa, il contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica ha determinato un significativo rialzo dei titoli, soprattutto nei portafogli azionari italiani. Gli asset manager hanno intensificato la loro esposizione a questi titoli, rispondendo alle nuove dinamiche europee e mantenendo coerenza con gli orientamenti di politica industriale e difensiva.
Dal lato del comparto finanziario, la performance dei titoli bancari è stata determinante su mercati come Piazza Affari, dove l'esposizione costante a questo segmento ha premiato chi ha saputo intercettare il trend rialzista. La gestione attenta delle obbligazioni, in particolare la preferenza per le scadenze brevi e intermedie nell'Eurozona, ha permesso di contenere la volatilità e ottenere ritorni interessanti. Alcune banche hanno sfruttato algoritmi proprietari che, alternando la componente azionaria internazionale e l'oro, hanno contribuito al superamento dei benchmark:
L'ascesa dei fondi indicizzati e degli ETF ha segnato il 2025 come un anno di affermazione definitiva della gestione passiva. Spinti dal rally dei mercati e dalla costante ricerca di contenimento dei costi, sempre più investitori istituzionali e privati hanno orientato la scelta sui prodotti a basso impatto commissionale. Nel periodo analizzato, circa il 70% delle nuove sottoscrizioni in Europa si sono focalizzate su questi strumenti, con BlackRock e Vanguard sugli scudi per raccolta e performance.
I flussi verso ETF e fondi passivi hanno superato i 247 miliardi di euro nei primi nove mesi dell'anno, a testimonianza di una fiducia strutturale degli investitori nella replicabilità delle performance di indice. Il fenomeno ha riguardato sia il mercato azionario sia quello obbligazionario, grazie anche a emissioni ad elevata liquidità come i BTP destinati al retail, che hanno sottratto capitale alle soluzioni tradizionali ma, al contempo, spinto le società verso nuovi modelli fee-only più trasparenti.
Un elemento di novità è rappresentato dalla crescita degli ETF attivi, che abbinano selezione manageriale e vantaggi strutturali dei fondi passivi. La domanda crescente verso questi veicoli, arrivati a coprire quasi il 7% dei flussi totali, ha spinto i gestori a innovare la gamma di prodotti e a puntare su strategie solutions-oriented, capaci di generare alfa e mitigare il rischio in fasi di incertezza.
Guardando avanti, l'evoluzione della normativa europea e l'introduzione di nuovi strumenti regolamentati, come la consolidated tape per la trasparenza dei prezzi, promuoveranno ulteriormente la competitività e la crescita del mercato ETF, rendendolo sempre più centrale nella costruzione efficiente del portafoglio.
Nel 2025, il settore della sostenibilità ha attraversato un periodo di consolidamento, segnato da nuove regole e rinnovata trasparenza. L'adozione delle linee guida ESMA e il recepimento del Regolamento SFDR hanno imposto agli asset manager un riordino dei fondi secondo criteri rigorosi:
Nonostante la stretta regolatoria abbia portato alla ridenominazione di oltre un migliaio di fondi, molte società hanno saputo mantenere la leadership sfruttando tematiche emergenti come la transizione energetica, la selezione attiva su clean energy e soluzioni innovative in ambito obbligazionario green.
La crescente attenzione regolamentare, unita all'esigenza di dimostrare con maggiore affidabilità la coerenza ESG, costituisce oggi uno dei pilastri su cui si fonda la fiducia degli investitori nel settore del risparmio gestito europeo orientato alla sostenibilità.
Il confronto tra gestione attiva e passiva ha visto la seconda prevalere in modo netto nel 2025, complice il rally generalizzato dei mercati azionari e la sovraperformance dei titoli tecnologici e finanziari. Soltanto il 29% dei fondi azionari a grande capitalizzazione è riuscito a battere il proprio benchmark, una percentuale inferiore rispetto alla media storica del 37% dal 2007.
Le strategie passive sono state avvantaggiate dalla dinamica degli indici statunitensi e dal boom dell'intelligenza artificiale, mentre la gestione attiva ha faticato a sfruttare episodi di forte volatilità, risultando spesso penalizzata dalla minore dispersione dei rendimenti tra titoli.
Tuttavia, il terzo trimestre ha evidenziato un'inversione di tendenza nei fondi obbligazionari, con i flussi verso soluzioni attive tornati a superare quelli delle passive. Inoltre, la raccolta vincolata a strumenti passivi ha mostrato segnali di stabilizzazione, lasciando spazio a una possibile rivincita per i money manager più abili nelle selezioni settoriali e geografiche.
La trasparenza sui costi e la crescente sofisticazione della clientela stanno richiedendo una maggiore abilità nella gestione attiva, soprattutto in scenari di maggiore incertezza e quando i mercati diventano più selettivi.
Le prospettive per il nuovo anno si presentano in parte differenti rispetto alla linearità del 2025. Secondo analisi di settori come quello finanziario di Ing e Goldman Sachs, ci si attende una fase di rendimenti moderati e un ritorno della volatilità, complici l'incognita sull'inflazione USA, l'andamento dei tassi e la possibile ondata di correzioni sul comparto AI.
Essendo il premio per il rischio azionario ai livelli minimi degli ultimi vent'anni, la gestione attiva può giocare un ruolo più rilevante, grazie alla selezione di titoli, settori e mercati in grado di sovraperformare rispetto agli indici di riferimento. Gli esperti segnalano l'esigenza di differenziare maggiormente i portafogli, ricorrendo a strategie flessibili, diversificazione geografica e focus su titoli value e difensivi.
Permangono alcune incognite sul fronte dei costi, destinati a pesare soprattutto per i small investors, ma la maggiore trasparenza normativa e la qualità informativa contribuiranno a rafforzare l'affidabilità dei prodotti gestiti. La liquidità elevata nei conti correnti rappresenta un bacino che potrà tornare a favorire il risparmio gestito, se accompagnato da offerte coerenti e competitive.
La rapidità con cui il contesto macroeconomico ed il quadro regolatorio possono cambiare renderà, inoltre, essenziale una navigazione attiva e una sorveglianza costante sulle opportunità emergenti, sia a livello di asset class che geografico.