Il blocco dei rincari sulle multe auto ha congelato gli aumenti previsti, ma alla scadenza della proroga si profila un maxi-incremento. Effetti sulle tasche degli automobilisti e sugli scenari.
Il rinvio degli aumenti delle sanzioni amministrative previste dal Codice della Strada è stato confermato anche per il 2026 grazie al decreto Milleproroghe. Questo intervento legislativo prolunga lo stop all'adeguamento delle multe all'inflazione, misura già adottata nelle recenti leggi finanziarie per arginare gli effetti della crisi economica sulle famiglie.
Il meccanismo di aggiornamento biennale, introdotto oltre trent'anni fa, avrebbe comportato dal 1° gennaio un rialzo generalizzato dei costi per le infrazioni. Il nuovo provvedimento deroga nuovamente l'articolo 195 del Codice della Strada, lasciando inalterati gli importi delle sanzioni, in un contesto in cui l'incremento dei prezzi al consumo è stato particolarmente rapido negli ultimi anni.
La decisione di sospendere gli aumenti delle multe trova radici in un periodo caratterizzato da forti pressioni inflazionistiche e da una situazione economica complessa legata sia alle conseguenze della pandemia sia all'instabilità internazionale. Il meccanismo che prevede l'aggiornamento automatico ogni due anni delle sanzioni pecuniarie, fissato dal Codice della Strada nel lontano 1993, è stato regolarmente applicato fino alla fine del 2022. Tuttavia, di fronte a un'inflazione che aveva superato abbondantemente la soglia del 10% tra il 2021 e il 2022, il legislatore ha optato per una pausa.
La prima proroga arrivò con la legge di Bilancio 2023 (art. 1, comma 497), intervenendo per evitare un incremento che avrebbe gravato in modo sensibile sulle famiglie già alle prese con rincari generalizzati di beni e servizi. Seguirono poi altre due proroghe: una con il Milleproroghe per il 2024 e ora un'ulteriore estensione fino a tutto il 2026. Si tratta dunque della terza sospensione consecutiva di questo adeguamento.
Le motivazioni della politica sono chiare: da un lato c'è il timore di una stangata per gli automobilisti italiani, dall'altro la consapevolezza che il sistema delle sanzioni stradali debba rimanere uno strumento di prevenzione e non diventare una leva fiscale. Tuttavia, questa scelta evidenzia anche un certo imbarazzo nel bilanciare le esigenze di equità sociale e di sicurezza. La sospensione appare quindi come una soluzione ponte: se da un lato tutela i cittadini in un momento di sofferenza economica, dall'altro posticipa la necessità di una revisione sistemica ispirata a criteri di maggiore efficacia e sostenibilità.
Risulta evidente che si stia accumulando un importante aumento potenziale, il quale, se e quando la sospensione verrà meno, rischia di gravare tutto d'un colpo sulle famiglie italiane.
Senza l'ultima proroga, a partire da quest'anno l'adeguamento biennale delle multe avrebbe generato un aumento prossimo al 20%. Questo dato deriva dalla crescita cumulata dell'indice Istat dei prezzi al consumo (per le famiglie di operai e impiegati) dal 2021 a oggi, indicatore specificato dall'articolo 195 del Codice della Strada come riferimento per l'aggiornamento delle sanzioni.
L'incremento reale, secondo le stime, si attesta attorno al 17,5%, a cui andrebbero aggiunte le ulteriori variazioni inflattive che matureranno nel 2026 prima che l'eventuale blocco venga eliminato. A titolo esemplificativo, il mancato adeguamento comporta le seguenti differenze negli importi delle infrazioni più comuni:
L'articolo 195, comma 3, del Codice della Strada stabilisce che gli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie siano aggiornati ogni due anni sulla base della variazione accertata dall'Istat per l'indice dei prezzi al consumo relative alle famiglie di operai e impiegati.
Questa norma introdotta per garantire un riallineamento tra il valore reale delle sanzioni e il potere d'acquisto della moneta risale al 1993 e mira a mantenere costante l'efficacia deterrente delle multe nel tempo. In pratica, il Ministro della Giustizia, di concerto con quelli dell'Economia e dell'Interno, dovrebbe emanare un decreto entro il primo dicembre degli anni dispari per adeguare le sanzioni all'inflazione accumulata negli ultimi due anni.
Il meccanismo si è rivelato efficace fino alla crisi economica e inflattiva esplosa tra il 2021 e il 2023. Tuttavia, la sua applicazione automatica, nel contesto di aumenti record dei prezzi dell'energia, dei carburanti e del costo della vita, avrebbe determinato una crescita eccezionale e impraticabile dal punto di vista sociale. Da qui la moratoria adottata con la legge di Bilancio 2023 e prorogata ciclicamente.
L'attuale situazione vede quindi un congelamento degli importi, con il rischio che alla cessazione del blocco vi sia un balzo improvviso proporzionato a diversi anni di inflazione accumulata.
Mantenere inalterati gli importi delle sanzioni, nonostante il rialzo generalizzato dei prezzi, produce effetti ambivalenti:
Va inoltre considerato che nel frattempo sono entrate in vigore aggravanti e inasprimenti selettivi. Un esempio è la legge 177/2024 che ha aumentato la sanzione per l'uso non consentito del cellulare alla guida, portandola da 165 a 250 euro, proprio per arginare una delle violazioni più diffuse e pericolose.
Se la sospensione appare come un tampone, rimane però un nodo irrisolto su come bilanciare l'equità sociale con la necessità di promuovere la sicurezza sulle strade, specie in un contesto di elevata circolazione e difficoltà nel rispetto integrale delle norme.
Per comprendere la portata del blocco degli aumenti, può essere utile un confronto diretto tra gli importi attuali e quelli che si sarebbero registrati se il meccanismo automatico di aggiornamento non fosse stato sospeso:
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Infrazione |
Importo attuale |
Importo dopo adeguamento (circa +20%) |
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Divieto di sosta |
42 euro |
50 euro |
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Accesso non autorizzato in ZTL |
87 euro |
104 euro |
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Superamento limiti di velocità > 60 km/h |
845-3.382 euro |
993-3.974 euro |
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Semaforo rosso |
169-665 euro |
196-781 euro |
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Cinture di sicurezza |
83 euro |
99 euro |
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Cellulare alla guida |
250 euro |
300 euro |
Questi dati, che confermano aumenti a doppia cifra, mostrano in modo tangibile il sollievo rappresentato dalla moratoria, specie per le infrazioni rilevate più frequentemente dagli apparecchi automatici e dai controlli a tappeto su strada: autovelox, telecamere alle ZTL, dispositivi di controllo dei semafori e delle soste.
La conseguenza inevitabile delle proroghe ripetute è quella di accumulare aumenti non ancora applicati. Se il congelamento dovesse terminare con la fine del 2026 e si tornasse al meccanismo originario, gli importi delle multe potrebbero salire di circa il 20% in una singola revisione.
Questo scenario rappresenterebbe uno shock non trascurabile, specie per chi si trova già in condizioni economiche fragili. La gestione politica appare quindi complessa: ogni rinvio dilata il peso finale della stangata e rende sempre più urgente una riflessione sul sistema complessivo delle sanzioni stradali.
Proprio per questo, il dibattito nel corso dell'anno dovrebbe concentrarsi su possibili soluzioni che scongiurino il rischio di un maxi-adeguamento, valutando interventi strutturali o meccanismi di gradualità nell'applicazione degli aumenti. Mancare un intervento significherebbe scaricare sulle famiglie il costo di anni di sospensione in un unico momento, con effetti politici e sociali difficilmente gestibili.