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Neolaureati e assunzioni, cosa si attendono e vogliono le aziende dal personale più giovane

di Marcello Tansini pubblicato il
Personale più giovane

L'ingresso dei neolaureati nel mercato del lavoro italiano è segnato da sfide, gap di competenze e aspettative divergenti tra giovani e aziende. Cosa cercano le imprese, criticità e possibili strategie.

L'accesso dei giovani laureati al mondo dell'occupazione è uno dei temi centrali nelle dinamiche del lavoro oggi in Italia. Le aspettative dei datori di lavoro e quelle dei giovani si incontrano - e spesso si scontrano - delineando un quadro complesso e ricco di implicazioni. Il confronto tra aspirazioni, skill richieste e condizioni reali d'ingresso nel mercato rappresenta una questione di grande rilevanza nell'attuale scenario socio-economico. Approfondire cosa cercano le aziende dai neolaureati significa indagare su sfide e opportunità che influenzano la crescita professionale delle nuove generazioni e il futuro dell'intero sistema produttivo.

Il difficile ingresso dei neolaureati nel mercato del lavoro italiano

L'avvio della carriera lavorativa dei più giovani in Italia continua ad affrontare una serie di ostacoli strutturali, testimoniati sia dai dati statistici che dalle indagini sui responsabili delle assunzioni. Secondo recenti rapporti, meno del 70% dei giovani che hanno completato un percorso universitario riesce a trovare impiego entro i primi tre anni dal conseguimento del titolo, un valore significativamente inferiore rispetto alla media europea. Il contesto nazionale si caratterizza per la presenza di un'elevata competizione, livelli di retribuzione iniziali spesso bassi e una diffusa prevalenza di contratti temporanei o precari:

  • Solo il 20% dei laureati italiani ottiene un contratto a tempo indeterminato subito dopo gli studi.
  • L'insoddisfazione e la ricerca di condizioni lavorative più stimolanti portano oltre il 40% dei giovani a lasciare la prima occupazione entro tre anni.
  • Molti laureati lamentano la necessità di adattarsi spesso a posizioni non coerenti con il proprio percorso formativo.
L'attrattività di offerte lavorative all'estero e la fuga dei cervelli sono conseguenze di una difficile integrazione tra domanda e offerta. Le imprese sottolineano la difficoltà di trovare candidati idonei, mentre i giovani manifestano delusione per le prospettive limitate, generando un generale senso di inadeguatezza e frustrazione nell'accesso al lavoro.

Cosa cercano davvero le aziende: competenze tecniche e trasversali richieste ai giovani laureati

L'orientamento delle imprese nell'individuare i candidati migliori si esprime attraverso la richiesta sia di competenze tecniche specifiche, sia di capacità trasversali, sempre più considerate essenziali. Sia il settore privato che quello pubblico attribuiscono crescente valore a:

  • Competenze digitali avanzate (es. analisi dati, gestione piattaforme multimediali)
  • Capacità di adattamento e flessibilità nei diversi contesti lavorativi
  • Conoscenza di almeno una lingua straniera
  • Spiccate doti relazionali e comunicative
  • Problem solving e autonomia decisionale
  • Disponibilità alla formazione continua e spirito d'iniziativa
Tra le qualità più ricercate emergono l'attitudine alla collaborazione e la capacità di lavorare in team eterogenei, accompagnate dal rispetto delle regole proprie dell'ambiente aziendale. Nella valutazione dei candidati, le esperienze pratiche pregressa - come tirocini o attività lavorative svolte durante il percorso accademico - rappresentano un prezioso valore aggiunto per ottenere un impiego.

Il divario tra formazione universitaria e mondo professionale

Risulta sempre più evidente la distanza tra quanto viene insegnato in aula e le competenze operative richieste dalle aziende. Secondo numerose indagini, molti giovani usciti dall'università vantano una solida preparazione teorica ma mostrano criticità nell'applicare conoscenze tecniche e nelle soft skills fondamentali per il contesto lavorativo. Alcuni dati rivelano che oltre un responsabile delle assunzioni su quattro considera i neolaureati poco preparati all'attività professionale, evidenziando la carenza di percorsi pratici integrati all'interno dell'offerta formativa universitaria.

Le principali lacune segnalate riguardano:

  • Mancanza di esperienza pratica e difficoltà a gestire progetti concreti
  • Inadeguata preparazione nelle dinamiche relazionali aziendali
  • Scarsa conoscenza degli strumenti operativi utilizzati nei diversi settori
Tale disallineamento si traduce in lunghi periodi di adattamento post-laurea e in un investimento supplementare da parte delle imprese in formazione interna, il che alimenta la diffidenza verso le nuove leve.

Motivazioni, aspettative e criticità della Generazione Z nella ricerca di lavoro

I giovani della Generazione Z approcciano il lavoro con un sistema di valori differente rispetto alle generazioni precedenti. Tra le priorità spiccano il benessere personale, la crescita professionale equilibrata, la possibilità di conciliare attività lavorativa e vita privata e il desiderio di uno scopo che vada oltre la mera remunerazione. Ricerche recenti mostrano come:

  • L'acquisizione di competenze e opportunità di carriera sono tra gli obiettivi primari
  • L'importanza del tempo libero e della flessibilità oraria è in costante crescita
  • Molta meno disponibilità ad accettare ruoli percepiti come non allineati con il proprio titolo di studio o a basso reddito
Non mancano però criticità: una parte dei giovani manifesta una bassa resistenza alle difficoltà, difficoltà nell'accettare feedback e una tendenza a ricorrere ancora al supporto familiare nella costruzione della propria carriera. Si aggiunge la sensibilità alle condizioni di lavoro e la ricerca di un impatto positivo attraverso le proprie attività, accentuando la distanza con la visione tradizionale aziendale.

Le sfide delle aziende nel reperire profili adeguati e il fenomeno dei posti vacanti

In Italia, una delle problematiche più sentite riguarda la difficoltà per le imprese di trovare candidati realmente idonei a coprire posizioni strategiche. Secondo i dati Unioncamere e Excelsior, quasi il 50% delle aziende segnala difficoltà di reperimento del personale, percentuale che sale fino al 49% per i laureati:

Settore

% profili difficili da reperire

Sanitario

Oltre l'80%

Ingegneria elettronica/informatica

78%

Matematica e discipline scientifiche

59%

Profili umanistici

11%

Le principali ragioni sono: una disconnessione tra le competenze offerte e quelle richieste dal mercato, carenza di candidati preparati e, in alcuni casi, aspettative dei giovani considerate poco realistiche. Questa situazione ha portato, nel 2024, oltre il 60% delle aziende a interrompere il rapporto di lavoro con almeno un neolaureato per motivi legati a motivazione, professionalità e adattamento ai ritmi aziendali.