Affrontare la questione del mantenimento dopo una separazione senza richiesta iniziale può sollevare dubbi, specie nel caso del divorzio anche a distanza di anni. Differenze, criteri, rischi e condizioni della richiesta dell'assegno divorzile
Molte persone, al momento della separazione, rinunciano all'assegno di mantenimento per ragioni diverse: fretta di chiudere, pressioni psicologiche, accordi informali, o semplicemente la convinzione che non ne avessero diritto. Poi il tempo passa, la situazione economica cambia, e ci si ritrova a chiedersi: posso ancora chiederlo in sede di divorzio, anche se sono trascorsi anni? La risposta è sì, ma con alcune condizioni precise che è fondamentale conoscere.
Il primo concetto da chiarire è che separazione e divorzio sono procedimenti giuridicamente autonomi. Ciò che viene (o non viene) deciso in sede di separazione non vincola automaticamente il giudice del divorzio. I presupposti per l'assegno, le condizioni economiche delle parti, il tenore di vita durante il matrimonio: tutto viene rivalutato ex novo.
Questo significa che anche chi non ha mai chiesto il mantenimento durante la separazione o ha rinunciato espressamente, può presentare domanda di assegno divorzile al momento dello scioglimento del matrimonio. Il tribunale valuterà la situazione attuale e complessiva, non si limiterà a recepire quanto stabilito in precedenza.
Per ottenere un assegno a seguito di divorzio, è essenziale che si verifichino alcuni precisi presupposti. Secondo l’art. 5 della legge n. 898/1970 (Legge sul divorzio) e la giurisprudenza recente, spetta al richiedente dimostrare:
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Valutazione |
Elemento considerato |
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Assistenziale |
Effettivo bisogno economico |
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Perequativo |
Squilibri patrimoniali fra i due ex coniugi |
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Compensativo |
Sostegno per sacrifici e contributi non economici, come la cura dei figli |
La durata dell’assegno non è predeterminata per legge: permane fino a che sussistono le condizioni che ne hanno giustificato la concessione.
Può essere modificato o revocato con istanza in tribunale se sopraggiungono nuovi eventi quali:
La rinuncia o la mancata richiesta del mantenimento in fase di separazione non preclude il diritto all'assegno divorzile, ma può avere alcune implicazioni pratiche che vale la pena considerare.
Innanzitutto, l'assenza di un assegno di mantenimento durante la separazione non crea un precedente vincolante. Il giudice del divorzio non è obbligato a seguire logicamente la stessa linea. Tuttavia, se la rinuncia era frutto di un accordo formale e motivato, il giudice potrebbe tenerne conto come elemento di valutazione complessiva.
In secondo luogo, il decorso del tempo può influire sulla valutazione delle condizioni economiche. Se nei dieci anni intercorsi tra la separazione e il divorzio il coniuge richiedente ha sviluppato una propria autonomia reddituale, sarà più difficile dimostrare la necessità dell'assegno. Al contrario, se le condizioni sono peggiorate, disoccupazione, malattia, difficoltà di reinserimento lavorativo, la richiesta risulterà più fondata.
Un punto su cui molti si trovano disorientati riguarda i termini temporali. È possibile chiedere l'assegno divorzile anche molti anni dopo la separazione? Sì, ma con una distinzione fondamentale:
Che si tratti di una prima richiesta in sede di divorzio o di una revisione successiva, la parola chiave è documentazione. Il sistema giudiziario italiano richiede prove concrete e tracciabili.
Ecco cosa può rafforzare una domanda di assegno divorzile presentata a distanza di anni:
La risposta è no, non automaticamente. La Cassazione ha ribadito più volte che la rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione non equivale a una rinuncia preventiva all'assegno divorzile, trattandosi di istituti giuridici distinti. L'accordo raggiunto in separazione non può pregiudicare diritti che sorgeranno solo in un momento successivo e in un diverso contesto normativo. Tuttavia, il giudice del divorzio non è cieco rispetto a quella rinuncia: la valuterà come un elemento del quadro complessivo, specie se c'era una motivazione economica dichiarata.
La mancata inclusione dell’assegno nel verbale o nella sentenza di divorzio comporta effetti giuridici immediati e spesso irreversibili. Dopo il passaggio dalla separazione al divorzio, tutti i precedenti obblighi economici cessano di produrre effetto.
L’omissione esplicita o il silenzio sull’argomento nell’accordo di divorzio fanno sì che l’obbligo di corrispondere l’assegno svanisca senza necessità di ulteriori formalità. Secondo Trib. Cagliari n. 1315/2025, il rischio maggiore è quello di credere, erroneamente, che quanto stabilito in separazione resti valido; invece, ogni diritto va rinnovato e ridefinito in modo esplicito.
Chi firma un accordo di divorzio senza prevedere alcun sostegno economico, pur avendolo ottenuto in passato, perde ogni tutela futura. La fase del divorzio rappresenta un nuovo e autonomo procedimento, che non può mai essere considerato come la semplice prosecuzione delle condizioni di separazione. Gli effetti possono essere particolarmente gravosi per chi, affidandosi al passato, firma accordi senza ricevere ciò che avrebbe potuto ottenere.
Da qui l’importanza di valutare con attenzione ogni clausola e di conoscere i rischi di una mancata previsione dell’assegno nel divorzio: una volta pronunciata la sentenza, non sarà più possibile fare affidamento sui precedenti accordi.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...