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Non è stato richiesto il mantenimento durante la separazione: si può ottenere con il divorzio anche 10 anni dopo?

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Affrontare la questione del mantenimento dopo una separazione senza richiesta iniziale può sollevare dubbi, specie nel caso del divorzio anche a distanza di anni. Differenze, criteri, rischi e condizioni della richiesta dell'assegno divorzile

Molte persone, al momento della separazione, rinunciano all'assegno di mantenimento per ragioni diverse: fretta di chiudere, pressioni psicologiche, accordi informali, o semplicemente la convinzione che non ne avessero diritto. Poi il tempo passa, la situazione economica cambia, e ci si ritrova a chiedersi: posso ancora chiederlo in sede di divorzio, anche se sono trascorsi anni? La risposta è sì, ma con alcune condizioni precise che è fondamentale conoscere.

Separazione e divorzio sono due procedimenti distinti

Il primo concetto da chiarire è che separazione e divorzio sono procedimenti giuridicamente autonomi. Ciò che viene (o non viene) deciso in sede di separazione non vincola automaticamente il giudice del divorzio. I presupposti per l'assegno, le condizioni economiche delle parti, il tenore di vita durante il matrimonio: tutto viene rivalutato ex novo.

Questo significa che anche chi non ha mai chiesto il mantenimento durante la separazione o ha rinunciato espressamente, può presentare domanda di assegno divorzile al momento dello scioglimento del matrimonio. Il tribunale valuterà la situazione attuale e complessiva, non si limiterà a recepire quanto stabilito in precedenza.

Presupposti per l’assegno divorzile: criteri e durata

Per ottenere un assegno a seguito di divorzio, è essenziale che si verifichino alcuni precisi presupposti. Secondo l’art. 5 della legge n. 898/1970 (Legge sul divorzio) e la giurisprudenza recente, spetta al richiedente dimostrare:

  • di non avere mezzi economici adeguati, né di poterli procurare per ragioni oggettive (ad esempio limiti di età, problemi di salute, mancanza di qualifiche professionali).
  • che la condizione di mancanza di mezzi non sia imputabile ad inerzia o volontà personale.3assegn
  • di aver contribuito in modo significativo al benessere della famiglia, anche tramite rinunce (alla carriera, al lavoro) per favorire quelli dell’altro coniuge o per la cura dei figli.
I criteri applicati dai tribunali sono:

Valutazione

Elemento considerato

Assistenziale

Effettivo bisogno economico

Perequativo

Squilibri patrimoniali fra i due ex coniugi

Compensativo

Sostegno per sacrifici e contributi non economici, come la cura dei figli

La durata dell’assegno non è predeterminata per legge: permane fino a che sussistono le condizioni che ne hanno giustificato la concessione.

Può essere modificato o revocato con istanza in tribunale se sopraggiungono nuovi eventi quali:

  • rilevante aumento o riduzione delle risorse di una delle parti;
  • nuove convivenze stabili;
  • raggiungimento di autonoma capacità economica da parte del percettore;
  • cambiamenti profondi nelle condizioni di salute o lavorative.
In sintesi, nessun automatismo: ogni situazione è valutata caso per caso, nel rispetto dei principi di equità e giustizia sociale.

Non aver chiesto il mantenimento in fase di separazione: quali conseguenze?

La rinuncia o la mancata richiesta del mantenimento in fase di separazione non preclude il diritto all'assegno divorzile, ma può avere alcune implicazioni pratiche che vale la pena considerare.

Innanzitutto, l'assenza di un assegno di mantenimento durante la separazione non crea un precedente vincolante. Il giudice del divorzio non è obbligato a seguire logicamente la stessa linea. Tuttavia, se la rinuncia era frutto di un accordo formale e motivato, il giudice potrebbe tenerne conto come elemento di valutazione complessiva.

In secondo luogo, il decorso del tempo può influire sulla valutazione delle condizioni economiche. Se nei dieci anni intercorsi tra la separazione e il divorzio il coniuge richiedente ha sviluppato una propria autonomia reddituale, sarà più difficile dimostrare la necessità dell'assegno. Al contrario, se le condizioni sono peggiorate, disoccupazione, malattia, difficoltà di reinserimento lavorativo, la richiesta risulterà più fondata.

Cosa cambia dopo 10 anni: il nodo della decadenza

Un punto su cui molti si trovano disorientati riguarda i termini temporali. È possibile chiedere l'assegno divorzile anche molti anni dopo la separazione? Sì, ma con una distinzione fondamentale:

  • Prima del divorzio: l'assegno divorzile può essere richiesto nel procedimento di divorzio, indipendentemente da quanto tempo è passato dalla separazione. Non esiste una decadenza legata alla distanza temporale tra i due procedimenti.
  • Dopo il divorzio: se il divorzio è già stato pronunciato senza che si sia chiesto l'assegno, la situazione è più complessa. In linea di principio, chi non ha richiesto l'assegno nel procedimento di divorzio può successivamente chiederne la revisione o l'attribuzione, ma solo se può dimostrare un mutamento sopravvenuto delle condizioni economiche.
Questo secondo scenario richiede una strategia legale ben strutturata. Non è sufficiente dimostrare di trovarsi in difficoltà economica: occorre provare che tale difficoltà è sorta o si è aggravata dopo la sentenza di divorzio.

La prova del mutamento delle condizioni

Che si tratti di una prima richiesta in sede di divorzio o di una revisione successiva, la parola chiave è documentazione. Il sistema giudiziario italiano richiede prove concrete e tracciabili.

Ecco cosa può rafforzare una domanda di assegno divorzile presentata a distanza di anni:

  • Documentazione della situazione lavorativa attuale e di quella precedente (buste paga, estratti contributivi INPS, dichiarazioni dei redditi)
  • Prove del contributo dato alla famiglia durante il matrimonio (ad esempio, periodi in cui si è interrotta l'attività lavorativa per accudire figli o genitori anziani)
  • Certificazioni mediche in caso di problemi di salute che limitano la capacità lavorativa
  • Documentazione del patrimonio e dei redditi dell'ex coniuge
  • Corrispondenza o accordi informali che attestino la situazione durante gli anni della separazione

Separazione consensuale e rinuncia espressa

Un caso frequente è quello della separazione consensuale in cui uno dei coniugi ha firmato un accordo rinunciando esplicitamente al mantenimento. Questa rinuncia vale per il divorzio?

La risposta è no, non automaticamente. La Cassazione ha ribadito più volte che la rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione non equivale a una rinuncia preventiva all'assegno divorzile, trattandosi di istituti giuridici distinti. L'accordo raggiunto in separazione non può pregiudicare diritti che sorgeranno solo in un momento successivo e in un diverso contesto normativo. Tuttavia, il giudice del divorzio non è cieco rispetto a quella rinuncia: la valuterà come un elemento del quadro complessivo, specie se c'era una motivazione economica dichiarata.

Effetti della mancata previsione nell’accordo di divorzio: rischi e conseguenze

La mancata inclusione dell’assegno nel verbale o nella sentenza di divorzio comporta effetti giuridici immediati e spesso irreversibili. Dopo il passaggio dalla separazione al divorzio, tutti i precedenti obblighi economici cessano di produrre effetto.

L’omissione esplicita o il silenzio sull’argomento nell’accordo di divorzio fanno sì che l’obbligo di corrispondere l’assegno svanisca senza necessità di ulteriori formalità. Secondo Trib. Cagliari n. 1315/2025, il rischio maggiore è quello di credere, erroneamente, che quanto stabilito in separazione resti valido; invece, ogni diritto va rinnovato e ridefinito in modo esplicito.

Chi firma un accordo di divorzio senza prevedere alcun sostegno economico, pur avendolo ottenuto in passato, perde ogni tutela futura. La fase del divorzio rappresenta un nuovo e autonomo procedimento, che non può mai essere considerato come la semplice prosecuzione delle condizioni di separazione. Gli effetti possono essere particolarmente gravosi per chi, affidandosi al passato, firma accordi senza ricevere ciò che avrebbe potuto ottenere.

Da qui l’importanza di valutare con attenzione ogni clausola e di conoscere i rischi di una mancata previsione dell’assegno nel divorzio: una volta pronunciata la sentenza, non sarà più possibile fare affidamento sui precedenti accordi.






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Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...