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Nuovi controlli su auto, furgoni, camion diesel con DPF, FAP o Adblue manomessi: come funzionano, multe e sanzioni

di Chiara Compagnucci pubblicato il
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Nuovi controlli mirano a individuare la manomissione di FAP, DPF e AdBlue su veicoli diesel, con focus su procedure, rischi per ambiente e salute, implicazioni legali e sanzioni.

Negli ultimi anni, la qualità dell’aria nelle città italiane e le normative europee sulle emissioni hanno richiesto un’attenzione crescente verso i veicoli diesel dotati di sistemi antinquinamento come il Filtro Antiparticolato (FAP), il Diesel Particulate Filter (DPF) e il sistema AdBlue. Questi dispositivi rappresentano una risposta concreta all’esigenza di ridurre l’inquinamento legato al traffico su strada, particolarmente nelle aree urbane e nei luoghi con elevato tasso di motorizzazione. Tuttavia, l’insorgenza di pratiche illecite come la manomissione o la rimozione di questi dispositivi ha generato la necessità di intensificare i controlli da parte delle autorità, per garantire la conformità tecnica e ambientale dei mezzi circolanti.

Controlli su FAP, DPF e AdBlue: come funzionano e cosa verificano le autorità

Le autorità di controllo dispongono oggi di strumenti tecnologici avanzati per verificare in modo rapido ed efficace l’integrità e il corretto funzionamento dei dispositivi antinquinamento presenti su auto, furgoni e camion diesel. I controlli si svolgono principalmente durante i posti di blocco o in occasione della revisione periodica del veicolo.

I 4 principali metodi e sistemi per effettuiare controlli e verifiche:

  • Ispezione visiva: Gli agenti possono controllare fisicamente la presenza dei sistemi FAP, DPF e AdBlue. Qualsiasi modifica sospetta, come saldature anomale o assenza del componente, rappresenta un primo indizio di illecito.
  • Analisi delle emissioni: Attraverso appositi analizzatori, viene eseguita un’analisi dei gas di scarico per verificare la presenza di particolato eccessivo e il rispetto dei limiti stabiliti dagli standard Euro vigenti. Un valore fuori norma può condurre a ulteriori approfondimenti.
  • Diagnostica elettronica: Gli operatori utilizzano strumenti OBD (On-Board Diagnostics) collegabili direttamente alla centralina del veicolo per rilevare eventuali errori o la mancanza dei parametri tipici di un sistema funzionante. Codici di errore o parametri incoerenti suggeriscono possibili manomissioni.
  • Indagine documentale: La verifica del libretto di circolazione e della corrispondenza con le caratteristiche originali dell’auto consente di accertare eventuali modifiche non omologate.
Le normative di riferimento sono l’art. 78 e l’art. 80 del Codice della Strada, che vietano espressamente la circolazione con dispositivi di omologazione alterati o mancanti. In caso di sospetto, le forze dell’ordine possono disporre un approfondimento presso un centro revisioni autorizzato, dove i controlli sono ancora più stringenti. 

Rimozione o manomissione dei sistemi antinquinamento: rischi, effetti e motivazioni

La disattivazione, la riduzione dell’efficacia o la totale eliminazione dei sistemi FAP, DPF o AdBlue sono pratiche adottate da alcuni proprietari di veicoli diesel nel tentativo di ridurre le spese di manutenzione o risolvere temporaneamente problemi di funzionamento. Tra i motivi principali si trovano:

  • Costi di riparazione e sostituzione spesso elevati, specialmente per veicoli con molti chilometri.
  • Desiderio di aumentare le prestazioni in maniera percepita, anche se i benefici reali sono generalmente inferiori alle aspettative.
  • Suggerimenti inadeguati da parte di soggetti non qualificati o offi cine che propongono soluzioni illegali come scorciatoia.
Gli effetti della manomissione non tardano a manifestarsi:
  • Aumento vistoso delle emissioni inquinanti – il particolato e gli ossidi di azoto vengono rilasciati nell’ambiente senza filtro.
  • Maggiore rischio di segnalazioni di errore alla centralina, con conseguente attivazione della modalità di emergenza (limp mode) e perdita di affidabilità.
  • Impossibilità di superare la revisione obbligatoria e incremento della probabilità di incorrere in controlli stradali e multe elevate.
  • Deterioramento accelerato dei componenti del motore, in quanto i residui e le impurità tendono ad accumularsi in assenza dei dispositivi di abbattimento.
Le conseguenze, oltre a riguardare la funzionalità e la legalità del mezzo, coinvolgono direttamente anche la salute collettiva. L’aspetto più grave resta il contributo considerevole all’inquinamento atmosferico nei centri abitati, con impatti su persone vulnerabili e ambiente.

Sanzioni legali: multe, ritiro del libretto e procedimenti penali

La normativa italiana vieta qualsiasi modifica non autorizzata o la soppressione dei dispositivi antinquinamento su veicoli diesel. In caso di violazione, le sanzioni sono severissime e possono colpire sia dal punto di vista economico, sia amministrativo e penale. Secondo quanto previsto dal Codice della Strada (art. 78) e dalle disposizioni ambientali, le sanzioni applicabili sono:

  • Multa amministrativa che può variare da 422 a oltre 1.700 euro in caso di controllo stradale o mancato superamento della revisione a causa di rimozione o manomissione dei dispositivi DPF, FAP o AdBlue.
  • Ritiro della carta di circolazione, con obbligo di ripristino del sistema antinquinamento a proprie spese per poter riottenere l’omologazione e tornare a circolare legalmente.
  • Revisione sospesa o non superata, implicando il blocco immediato dell’utilizzo del veicolo.
  • Procedimenti penali nei casi più gravi: l’eliminazione di dispositivi antinquinamento può determinare la contestazione di reati ambientali, con sanzioni che vanno da multe a cinque cifre fino alla reclusione da due a sei anni, specie se legata a danno ambientale documentato.
I costi indiretti possono crescere ulteriormente qualora sia necessario ricorrere alla reinstallazione di componenti nuovi o alla regolarizzazione della posizione del veicolo davanti agli uffici della Motorizzazione. La normativa non lascia margini all’interpretazione e ogni modifica dei sistemi omologati comporta la perdita della conformità e l’avvio delle sanzioni. Va sottolineato che la “giustificazione” legata a esigenze di risparmio economico non attenua la responsabilità amministrativa e penale.

Conseguenze su ambiente e salute: l’importanza di mantenere attivi i sistemi di abbattimento delle emissioni

L’integrità dei sistemi DPF, FAP e AdBlue rappresenta un elemento essenziale per la tutela della salute pubblica e per l’equilibrio ambientale urbano. Le emissioni di particolato e di ossidi di azoto, prodotte dai motori diesel privi dei dispositivi di abbattimento, incidono direttamente sulla qualità dell’aria, contribuendo ad aumentare il rischio di patologie respiratorie — specialmente tra bambini, anziani e soggetti vulnerabili — e peggiorando il benessere degli ecosistemi cittadini.

Studi epidemiologici dimostrano che l’aumento delle polveri sottili in atmosfera è direttamente associato a un incremento dei casi di asma, bronchiti croniche e complicanze cardiovascolari. Le aree ad alto traffico veicolare, senza adeguate misure di contenimento delle emissioni, possono diventare veri e propri “hotspot” di rischio sanitario. Preservare il corretto funzionamento dei sistemi antinquinamento significa ridurre sensibilmente l’impatto dell’autotrazione sulla qualità dell’aria e sui costi sanitari collettivi.

Inoltre, sul piano sociale, il rispetto delle regole rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e sostiene il percorso virtuoso verso una mobilità sempre più sostenibile ed ecosostenibile.



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