Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Pensioni a 64 anni nel 2027: cosa prevede la proposta di Salvini tenuta in considerazione da Giorgetti e Meloni

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Nel 2027 la proposta di pensione anticipata a 64 anni di Salvini potrebbe rivoluzionare il sistema previdenziale, tra nuove regole, simulazioni INPS, sostenibilità, confronto con la legge Fornero e prospettive flessibilità generazionale.

Una stagione di svolta potrebbe investire il sistema previdenziale italiano: la Lega, con Matteo Salvini in prima linea, ha proposto la formula dell’uscita anticipata a 64 anni, introducendo meccanismi mai visti prima nel nostro ordinamento e puntando a superare l’architettura della legge Fornero. Il tempo stringe: la Legge di Bilancio 2026 sarà l’ultima, almeno prima delle elezioni, ad aprire davvero uno spiraglio di cambiamento per chi non vuole o non può aspettare la soglia dei 67 anni.


Sul tavolo non ci sono solo idee ma vere e proprie simulazioni tecniche e scenari politici che coinvolgono TFR, fondi integrativi, calcoli contributivi e la possibilità, per la prima volta, di utilizzare il "tesoretto" dell’azienda per anticipare l’uscita dal lavoro. La possibile rivoluzione è sotto esame: sapere come funziona davvero, chi vince e chi rischia di perdere, è oggi più che mai un dovere di pianificazione.

Proposta Salvini: come funziona il nuovo pensionamento anticipato a 64 anni

La proposta presentata dalla Lega si basa su una nuova forma di flessibilità in uscita: lavoratrici e lavoratori potrebbero lasciare il lavoro al compimento dei 64 anni con una soluzione che supera i rigidi parametri della Fornero, con l'uscita dal lavoro fissata a 67 anni di età per la pensione di vecchiaia (e destinata ad aumentare proprio già da gennaio 2027). Il nucleo della proposta?

  • Pensione anticipata a 64 anni anche per chi ha carriere "miste", non solo per chi rientra totalmente nel sistema contributivo (dal 1996 in poi), ma anche per coloro che hanno versamenti precedenti.
  • Possibilità di utilizzare il TFR come rendita: il trattamento di fine rapporto maturato può essere convertito in integrazione alla pensione, raggiungendo la soglia minima necessaria all’ammissione.
  • Applicazione del calcolo totalmente contributivo sull’assegno pensionistico, anche per chi conserva diritti maturati nel sistema retributivo precedente; ciò implica generalmente una riduzione dell’assegno rispetto alle modalità di pensionamento standard.
  • Nuovi requisiti contributivi: la proposta prevede di innalzare da 20 a 25 gli anni richiesti per chi ha una carriera "mista" (sia retributiva che contributiva).
La novità principale rispetto alle regole attuali è che la soglia minima d’importo, oggi pari a tre volte l’assegno sociale (circa 1.616 euro lordi mensili), potrà essere raggiunta cumulando la pensione maturata, il TFR convertito in rendita e, in alcuni casi, le rendite da fondi pensione.

La proposta è pensata come volontaria: ogni lavoratore potrà scegliere se aderire o meno, in ragione della propria convenienza. Tuttavia, sarà essenziale calcolare con attenzione l’impatto economico: le simulazioni evidenziano riduzioni significative rispetto alle opzioni ordinarie, specialmente per chi ha carriere disomogenee. Il governo mira a trovare un equilibrio tra più flessibilità e tenuta contabile, senza replicare il "boom" di spesa tipico delle vecchie "quote".

I requisiti: TFR, contribuzione e soglie per la nuova uscita a 64 anni

Vediamo puntualmente i parametri:

  • Anni di contribuzione richiesti: 25 anni complessivi, di cui almeno parte accumulati dopo il 1996 se si rientra nel meccanismo misto. L’opzione resta invece a 20 anni per i contributivi puri, ma solo in alcuni casi e sempre se si raggiunge la soglia-limite d’importo.
  • Importo minimo della pensione: si conferma la soglia di almeno 3 volte l’assegno sociale (pari a 1.616 euro lordi mensili per il 2026).
  • Utilizzo del TFR: è possibile aggiungere il TFR (gestito dall’INPS o trasferito da aziende con più di 50 addetti) trasformandolo in rendita vitalizia, per integrare l’assegno e raggiungere il minimo richiesto.
  • Cumulo con fondi integrativi: ammessa la somma delle prestazioni di previdenza complementare al fine di superare il tetto necessario.
Per i lavoratori di piccoli aziende (con meno di 50 addetti), il TFR resta nelle casse aziendali e, almeno in prima istanza, non rientra nella procedura di anticipo: questa distinzione limita la platea di chi può accedere al nuovo schema.

L’accesso al canale anticipato resta riservato a chi può "autofinanziarselo": in assenza delle risorse nel TFR o nei fondi integrativi, la porta rimane preclusa. Importante: il meccanismo è a ricalcolo contributivo integrale, con conseguenze spesso penalizzanti per chi ha carriere retributive consistenti prima del 1996. Si tratta di una scelta "a costo zero" per la finanza pubblica, ma onerosa per chi anticipa il trattamento accettando decurtazioni.

Le simulazioni INPS e il ricalcolo contributivo integrale: chi è favorito e chi penalizzato

I dati prodotti dall’INPS offrono una fotografia dei possibili effetti:

  • Stimato risparmio per lo Stato rispetto alle vecchie "quote";
  • Penalizzazione variabile sull’assegno: la riduzione va dal 5% fino oltre il 20%, con maggiori incidenze sui lavoratori con ampie fasi di carriera coperta dal retributivo.
Nelle simulazioni:
  • Un lavoratore con carriera contributiva pura, reddito medio e TFR significativo può anticipare a 64 anni subendo una decurtazione dell’assegno ridotta rispetto a chi proviene dal sistema misto.
  • I lavori "atipici" rischiano di restare esclusi, in quanto spesso non dispongono di una quota sufficiente di TFR o versamenti complementari.
  • Chi ha avuto rapporti instabili o lunghi periodi di disoccupazione potrebbe non raggiungere la soglia del requisito minimo d’importo, vedendo esclusa la possibilità stessa di anticipo.
Esempio tecnico: lavoratore con carriera "mista", TFR disponibile a coprire un’integrazione mensile di 300 euro, assegno maturato di 1.350 euro (con 25 anni di contributi): l’articolazione permette l’uscita a 64 anni, ma comporta una perdita stimata tra il 10% e il 18% rispetto all’anticipo ordinario e una liquidazione TFR progressiva fino a esaurimento del capitale. Le simulazioni raccomandano estrema cautela: anticipare può convenire a chi ha urgenza (salute, famiglia, lavori gravosi), meno a chi sta per maturare requisiti migliori con poca attesa.

Giorgetti e Meloni: il supporto del Governo e il ruolo della Legge di Bilancio 2026

L'idea lanciata dalla Lega ha raccolto subito l’attenzione della Premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giorgetti, che ora la valutano come asse centrale della nuova Legge di Bilancio. Ambedue vedono con favore la combinazione tra maggiore flessibilità d’uscita e sostenibilità delle finanze pubbliche, anche in vista della contabilità richiesta dall’Unione Europea.

Le motivazioni del Governo:

  • Dare una risposta a chi invoca da anni il superamento della legge Fornero, senza però aprire squilibri strutturali nella spesa pensionistica;
  • Il meccanismo "su base volontaria" consente di non costringere lavoratori a scelte non vantaggiose, salvaguardando la libertà individuale;
  • La flessibilità agevolerebbe la transizione per lavoratori con carriere discontinue, pur indirizzando la gran parte dei nuovi pensionamenti verso il sistema contributivo e quindi meno oneroso per i conti pubblici.
Il timing politico è cruciale: il pacchetto previdenza, se approvato, farebbe da vetrina alla conclusione della legislatura, incidendo sulle scelte di milioni di cittadini.

Sostenibilità dei conti pubblici e coperture: analisi delle risorse e del dibattito politico

L’aspetto finanziario resta il cardine delle scelte:

  • Stime Inps e Ragioneria Generale calcolano che il combinato tra blocco dell’aumento dell’età e anticipo a 64 anni con utilizzo del TFR abbia un impatto massimo di 2 miliardi all’anno;
  • Il meccanismo di autofinanziamento (TFR del lavoratore) è visto come "non gravoso” per lo Stato, ma può produrre effetti distorsivi, come la perdita della "buonuscita" e assegno pensionistico più basso.
  • Coperture: le ipotesi più gettonate prevedono aliquote straordinarie sulle banche, recupero fiscale mediante "rottamazione" dei debiti fiscali e taglio selettivo della spesa su altre misure temporanee (bonus, agevolazioni non prorogate).
Il compromesso politico è tuttora in corso: la Lega spinge per estendere il blocco anagrafico e la nuova uscita, il MEF insiste per un monitoraggio rigoroso e limiti chiari sugli accessi. La tensione è tra pressione sociale e disciplina finanziaria: l’uscita a 64 anni con TFR è il massimo a cui si può aspirare senza mettere a rischio la tenuta del sistema.

Il ruolo del TFR e dei fondi pensione integrativi nella proposta Salvini

Elemento cardine del nuovo modello è l’impiego creativo e integrato del TFR e dei fondi pensione:

  • Il TFR maturato viene trasformato – su richiesta – in una rendita vitalizia, a copertura dell’importo minimo richiesto per pensionarsi a 64 anni. La platea interessata è quella delle grandi aziende o dipendenti pubblici dove il TFR è gestito centralmente.
  • I fondi pensione integrativi possono essere sommati al TFR nelle "somme integrative"; va notato che le nuove regole incentiveranno l’adesione a strumenti di previdenza complementare sin dagli inizi della carriera.
  • Tassazione agevolata su TFR e fondi integrativi, specialmente per chi trasforma tutti i flussi in rendita mensile, in analogia alle aliquote già ridotte previste per la previdenza privata.
L’obiettivo è ridurre la pressione sul sistema pubblico e responsabilizzare il lavoratore rispetto all’anticipo. Tuttavia occorre segnalare che chi utilizza il TFR anticipato rinuncia – almeno in parte – alla "buonuscita" che storicamente rappresentava un capitale unico a fine carriera.

Le alternative e le novità di flessibilità in discussione dal 2026: Quota 41 flessibile, fine delle quote e opportunità per i giovani

Nel dibattito sulle riforme previdenziali emergono anche altre ipotesi di nuove flessibilità:

  • Quota 41 flessibile: proposta per introdurre la possibilità di uscita anticipata a chi raggiunge 41 anni di contributi, con penalizzazione fissa del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 previsti per la vecchiaia. La misura sarebbe temporanea e soggetta a limiti di spesa.
  • Stop alle “quote” tradizionali: la chiusura di Quota 103 segna un ritorno a criteri più rigidi e meno selettivi, ma lascia aperte finestre per interventi correttivi.
  • Forte attenzione agli interessi della generazione giovane: la richiesta di una "pensione di garanzia" e la facilitazione della previdenza integrativa sono temi chiave sui tavoli tecnici e politici.

Prospettive future: riforme strutturali tra flessibilità ed equità generazionale

L’esperienza italiana suggerisce che qualunque riforma previdenziale deve coniugare flessibilità, equità, sostenibilità e inclusione generazionale. Lo scenario in discussione è guidato da alcune regole:
  • Limitare le condizioni di privilegio per alcune categorie, offrendo strumenti che valorizzino le carriere "lunghe" senza scaricare nuovi oneri sui giovani o sui futuri contribuenti.
  • Incoraggiare una previdenza integrativa diffusa, intensificando la portabilità dei contributi e premiando chi partecipa con continuità alla previdenza complementare.
  • Ridurre progressivamente le "deroghe" (le quote), favorendo modelli strutturali e meno fluttuanti, così da riportare certezza e omogeneità nelle regole del gioco.





Leggi anche

Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...