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Pensioni anticipate precoci e usuranti nel 2026: nuove regole e requisiti ufficiali. Cosa cambia, per chi ed esenti

di Chiara Compagnucci pubblicato il
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Nel 2026 cambiano in modo importante le regole per l'accesso alla pensione anticipata per lavoratori precoci e usuranti. Novità sui requisiti, deroghe previste e strumenti di uscita: panoramica completa sulle nuove opportunità e vincoli.

Il quadro delle pensioni italiane è alla vigilia di cambiamenti significativi, con la Legge di Bilancio che ridisegna le opportunità di uscita anticipata per chi ha cominciato presto a lavorare o esercita mansioni particolarmente gravose. Dal 2026 le possibilità restano molteplici, ma il sistema premia sempre più sostenibilità e selettività nell’accesso. Per i dipendenti che puntano a lasciare il lavoro prima dei 67 anni standard, conoscere nel dettaglio i percorsi e le regole per lavori usuranti o precoci è determinante per pianificare il futuro previdenziale. Il contesto normativo appena varato conferma alcune deroghe, pone limiti ad altre strade privilegiate e incentiva il posticipo, mentre per alcune categorie si prevede già dal prossimo biennio l’adeguamento automatico dei requisiti. Di seguito una panoramica accurata delle vie di accesso e dei cambiamenti previsti.

Le principali vie di uscita: pensione di vecchiaia, anticipata, e per lavori usuranti o gravosi nel 2026

Le modalità per accedere al sistema previdenziale nel prossimo anno rimangono in larga parte invariate rispetto al quadro attuale. Si distinguono principalmente le seguenti tipologie di uscita:

  • Pensione di vecchiaia: possibile al raggiungimento di 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Per chi, però, rientra interamente nel regime contributivo (ossia con contribuzione a partire dal 1996), esiste anche il requisito di un importo minimo pensionistico pari all’assegno sociale (546 euro nel 2026). In mancanza di tale soglia, l’uscita slitta a 71 anni con almeno 5 anni di versamenti effettivi.
  • Pensione anticipata: appena maturati 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza vincoli anagrafici, si può usufruire dell’uscita. È previsto un periodo di attesa denominato “finestra mobile” prima dell’erogazione dell’assegno, che nel 2026 dura tre mesi.
  • Pensione anticipata contributiva: consente a chi si trova integralmente nel regime contributivo di pensionarsi a 64 anni, ma è necessario aver versato almeno 25 anni di contributi e maturato un assegno non inferiore a tre volte l’assegno sociale.
  • Vie speciali per lavori usuranti o gravosi: rimangono in vigore meccanismi di deroga per determinate attività ad alto impatto psico-fisico. Per i lavori gravosi (ad es. operai dell’industria, personale sanitario in turni, insegnanti dell’infanzia) l’uscita è concessa a 66 anni e 7 mesi con almeno 30 anni di contributi, mentre per i lavori usuranti (ad es. turnisti notturni, addetti catena di montaggio, mansioni esposte a elevate temperature) si applicano meccanismi di "quota" molto favorevoli, consentendo la pensione con quota 97,6 (età più anzianità) per i dipendenti e 98,6 per gli autonomi.
Ad arricchire il panorama restano l’Ape sociale e l’isopensione, misure ponte che agevolano le uscite nelle situazioni più vulnerabili o in caso di riorganizzazioni aziendali.

Requisiti aggiornati per la pensione anticipata: ordinaria, contributiva, Quota 41 e usuranti

I requisiti per accedere in anticipo rispetto all’età standard sono differenziati in base alla storia contributiva e alla tipologia di lavoro svolto:

  • Pensione anticipata ordinaria: restano confermati nel 2026 i criteri di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con la necessità di attendere una finestra mobile (tre mesi) prima di percepire il trattamento.
  • Pensione anticipata contributiva: destinata a chi possiede solo contributi successivi al 31 dicembre 1995. Per accedere a questa forma occorrono 64 anni di età, almeno 25 anni di contribuzione e un assegno non inferiore a tre volte l’assegno sociale. Il requisito economico rappresenta una barriera per chi ha percepito salari bassi, restringendo la platea dei beneficiari effettivi.
  • Quota 41 per lavoratori precoci: riservata a coloro che hanno maturato almeno 12 mesi di versamenti effettivi prima dei 19 anni e possono far valere almeno 41 anni di contribuzione, appartenendo a categorie tutelate: disoccupati di lungo corso, caregiver, disabili civili (almeno 74% di invalidità) e lavoratori adibiti a mansioni pesanti o usuranti.
  • Accesso per attività usuranti: il pensionamento può avvenire in via anticipata al verificarsi di due condizioni: 35 anni di contributi e un’età minima (61 anni e 7 mesi per i dipendenti, 62 anni e 7 mesi per gli autonomi) unita alla maturazione della cosiddetta "quota". La verifica dei requisiti avviene tramite INPS attraverso un iter di riconoscimento mirato.
Nessuna delle misure, fatta eccezione per l’Ape sociale, prevede penalizzazioni economiche sull’assegno. Da notare che le deroghe continuano a essere vincolate a bandi e domande da presentare nei tempi previsti, pena la perdita della possibilità di uscita anticipata.

Pensioni per lavoratori precoci e usuranti: novità e deroghe nella Legge di Bilancio 2026

La recente Legge di Bilancio conferma e delinea alcune modifiche che interessano direttamente i percorsi per i lavoratori più esposti:

  • Stop a Quota 103 e Opzione Donna: non più prorogate. Restano valide solo per chi ha perfezionato i requisiti entro le scadenze precedenti (2024 per Opzione Donna, 2025 per Quota 103).
  • Quota 41 ancora disponibile come via ordinaria per chi ha lavorato almeno 12 mesi prima dei 19 anni ed è in determinate condizioni di tutela. Tuttavia, il fondo per questa misura viene ridimensionato e, nelle intenzioni del legislatore, avviato a un graduale risparmio strutturale.
  • Misure specifiche per lavori usuranti: sono confermate per tutto il 2026 regole agevolate sia per l’uscita anticipata che per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi e almeno 30 anni di versamenti), mantenendo le esclusioni già previste dalla legge 205/2017 dall’adeguamento alla speranza di vita introdotto nel 2019.
  • Limiti al cumulo con la previdenza complementare: viene abrogata la possibilità di sommare una rendita da fondo pensione all’importo pensionistico pubblico per raggiungere la soglia minima utile, sia per la quota anticipata contributiva che per la pensione di vecchiaia contributiva. Questa scelta penalizza chi puntava alla flessibilità tramite la previdenza integrativa.
  • Nuove finestre per i dipendenti pubblici: dal 2026 ci saranno tempi di attesa più lunghi per il primo pagamento della pensione maturata: 5 mesi per le anticipazioni, con aumento progressivo negli anni successivi.
Queste modifiche vanno lette nella logica di un sistema che seleziona con più rigore chi può uscire in anticipo, indirizzando le risorse verso soggetti più fragili o che hanno sperimentato una durata lavorativa significativa e continua.

Le nuove regole dal 2027: aumenti dei requisiti e categorie escluse

Dalla successiva annualità entreranno in vigore alcuni aggiustamenti strutturali:

  • Aumento dei requisiti: è previsto un innalzamento graduale di tre mesi sui criteri anagrafici e contributivi, in risposta all’allungamento della vita media. Dal 2027 serviranno un mese in più, e altri due dal 2028, sia sulla pensione di vecchiaia che su quella anticipata. Ad esempio, il requisito per chi vuole accedere alla pensione anticipata diventerà, nel 2027, 42 anni e 11 mesi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne.
  • Esenzioni: non saranno coinvolti dagli aumenti:
    • lavoratori impiegati in attività gravose (vedasi Allegato B, legge 205/2017), se svolte per almeno 7 anni negli ultimi 10 (o 6 anni negli ultimi 7) e con almeno 30 anni di contributi;
    • chi ha sempre svolto lavori usuranti ai sensi del decreto legislativo 67/2011, per almeno 7 anni su 10 o metà della carriera;
    • precoci (12 mesi prima dei 19 anni) che svolgono attualmente attività gravose o usuranti.
  • Conferma: per queste categorie restano in vigore regole più favorevoli anche per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi e almeno 30 anni di contributi anche dal 2027) e la possibilità di uscita anticipata secondo le modalità attuali.
Ne sono invece escluse altre tipologie di lavoratori, che dovranno considerare per tempo il nuovo quadro per evitare conseguenze sulla data di decorrenza del proprio trattamento pensionistico.

Ape sociale, isopensione e strumenti di flessibilità residua nel 2026

Il tema della flessibilità previdenziale resta ancora vivo, ma con margini più ristretti e strumenti selettivi:

  • Ape sociale: misura ponte per chi ha raggiunto almeno 63 anni e 5 mesi e una condizione particolare (disoccupazione, disabilità pari almeno al 74%, caregiver o mansioni gravose). Sono richiesti 30 anni di contributi (36 per lavori gravosi, 32 in edilizia). Il beneficio non supera 1.500 euro al mese e non dà diritto alla tredicesima. La misura esclude il cumulo con altri redditi da lavoro salvo eccezioni minime, ed è disponibile fino al momento della maturazione dei requisiti per la pensione vera e propria.
  • Isopensione: tramite accordo tra azienda e lavoratore, consente un’uscita anticipata fino a 7 anni rispetto alla pensione ordinaria. Tutti gli oneri economici e contributivi ricadono sull’impresa, ragion per cui è applicabile di norma in caso di riorganizzazioni o esodi volontari di gruppi limitati di dipendenti.
  • Incentivi al posticipo: chi decide di lavorare oltre la soglia minima per la pensione anticipata può ricevere direttamente in busta paga la sua quota di contributi, liberando così ulteriori somme nette.
Queste vie rappresentano le poche flessibilità rimaste oltre alle forme standard e alle vie agevolate per le categorie vulnerabili, e servono soprattutto a governare i processi di uscita nei grandi comparti pubblici e privati.

Rischi e vantaggi della pensione anticipata per precoci e usuranti

L’anticipo del pensionamento per le categorie tutelate comporta una serie di riflessioni, sia a livello economico che professionale:

  • Vantaggi: l’uscita dal lavoro a età più bassa, grazie a requisiti agevolati, offre sollievo a chi risente di carichi lavorativi intensi e tutela la salute, riconoscendo il maggior logoramento psico-fisico.
  • Rischi: il rischio di una pensione ridotta è concreto, soprattutto per chi esce col sistema contributivo puro. Meno anni di lavoro significano montanti contributivi più bassi, coefficienti di trasformazione meno favorevoli e quindi un assegno più contenuto rispetto a chi resta attivo più a lungo. Periodi di assenza, lavori a basso reddito o carriere discontinue amplificano l’effetto.
  • Strumenti di tutela: è consigliata una valutazione dettagliata via INPS oppure tramite consulenti pensionistici, che possa valutare la convenienza in base alla carriera specifica. Per chi può, la previdenza integrativa offre un canale di compensazione.
Il bilancio, per chi svolge lavori caratterizzati da un intenso impegno fisico o psicologico, è una maggiore tutela sociale, a patto di accettare una possibile riduzione dell’importo finale rispetto al prolungamento della carriera lavorativa.


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