I nati tra il 1961 e il 1967 si trovano oggi di fronte a nuove sfide previdenziali: regole mutevoli, aumento dell'età pensionabile e dubbi sui contributi pesano sul futuro. Le prospettive
Chi appartiene alla generazione nata negli anni compresi fra il 1961 e il 1967 si trova oggi ad affrontare una condizione previdenziale particolarmente complessa e incerta. Chi è nato in questi anni, prossimo alla soglia della fine della carriera lavorativa, si trova “a metà strada” tra precedenti normative e il cambiamento dei requisiti richiesti dalla disciplina vigente. Le regole in materia di uscita dal lavoro sono diventate sempre più stringenti, mentre l’età necessaria per maturare il diritto all’assegno pensionistico, di anno in anno, continua ad allontanarsi, alimentando preoccupazione e tensione per il futuro.
Oltre agli attuali 67 anni previsti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, i cosiddetti “meccanismi di adeguamento all’aspettativa di vita” lasciano aperta la porta a un possibile innalzamento del requisito anagrafico. Il tutto si innesta in un contesto segnato dalla fine di diverse forme di flessibilità, come Quota 103, e da una tendenza all’inasprimento dei criteri per la pensione anticipata, che attualmente fissa il traguardo contributivo a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
La costante incertezza normativa e la fragilità delle carriere degli anni Ottanta e Novanta, spesso segnate da periodi di disoccupazione o da forme di lavoro precario, rendono sempre più distante la possibilità di andare in pensione. A ciò si aggiungono la mancanza di misure strutturali che rendano più flessibile l’uscita dal lavoro e una rivalutazione degli importi pensionistici che, a causa dell’inflazione recente, risulta spesso insufficiente. Tutti questi fattori dipingono, per i nati tra il 1961 e il 1967, uno scenario dove il tempo della pensione risulta imprevedibile e gravato da molte incognite.
Il prolungamento del tempo di attesa per arrivare alla pensione di vecchiaia non deriva solo da una singola riforma, ma da una serie di interventi e automatismi che hanno modificato la disciplina negli ultimi anni. Il principale riferimento resta la Legge Fornero (Legge 214/2011), che ha fissato l’età della pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, prevedendo inoltre un meccanismo di adeguamento periodico in base alle variazioni dell’aspettativa di vita ISTAT.
Dal 2027 sarà possibile osservare i primi effetti della ripresa di tali automatismi, destinati a far lievitare gradualmente il requisito anagrafico di accesso, almeno di un mese alla volta. Questo fenomeno incide soprattutto sui lavoratori che nel periodo 1961-1967 hanno iniziato la carriera in una fase di transizione normativa e che oggi vedono sfumare le opportunità di uscita anticipata garantite nei precedenti sistemi (come Quota 103 e le quote sperimentali, oggi esaurite).
La via della pensione anticipata resta in teoria percorribile, ma nell’attuale cornice è accessibile solo a chi abbia accumulato una lunga storia contributiva senza interruzioni:
Un ulteriore effetto complesso deriva dal sistema di calcolo dell’assegno. La trasformazione verso il metodo contributivo, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, o solo in parte per chi ha lavorato prima, impone di fatto una correlazione diretta fra l’entità dei contributi versati e l’importo della pensione. Il ritardo nell’uscita permette teoricamente un assegno più elevato, ma la crescita del coefficiente di trasformazione, che cerca di compensare l’aumento dell’aspettativa di vita, viene spesso vanificata dall’inflazione (particolarmente rilevante negli ultimi anni) e da importi complessivi più ridotti rispetto alle precedenti generazioni.
A rendere la situazione ancora più instabile è la costante assenza di una riforma strutturale, in grado di superare l’attuale impianto e fornire nuovi strumenti di flessibilità e sicurezza. Le prospettive di pensionamento, in questo quadro, slittano dal 2029 fino e anche più, a seconda della storia individuale e dei futuri interventi normativi.
| Tipologia di uscita | Requisiti nel 2026 |
| Pensione di vecchiaia | 67 anni + 20 anni di contributi |
| Pensione anticipata uomini | 42 anni e 10 mesi + 3 mesi finestra |
| Pensione anticipata donne | 41 anni e 10 mesi + 3 mesi finestra |
In un quadro caratterizzato da così tante incertezze, ogni lavoratore appartenente alla generazione nata tra il 1961 e il 1967 può ancora mettere in campo azioni concrete per salvaguardare il proprio futuro previdenziale e minimizzare il rischio di slittamenti indesiderati.
Agire con tempestività e consapevolezza diviene infatti la soluzione più efficace in assenza di una riforma strutturale. Le strategie più raccomandate includono:
La generazione nata tra il 1961 e il 1967 deve quindi orientarsi tra regole articolate, scenari mutabili e soluzioni non sempre immediate, dimostrando proattività e consapevolezza.