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Aumento età pensionabile oltre i 67 anni nei prossimi anni: mozione ufficiale dei partiti di opposizione. Cosa succede ora

di Marianna Quatraro pubblicato il
Aumento eta pensionabile oltre 67 anni m

L'aumento dell'età pensionabile oltre i 67 anni, avanzato con una mozione ufficiale dalle opposizioni, solleva dibattiti sul meccanismo di adeguamento all'aspettativa di vita e sulle possibili ripercussioni per lavoratori ed esodati.

Il tema dell’allungamento dei requisiti anagrafici e contributivi necessari per accedere al pensionamento rappresenta uno dei temi più rilevanti nel dibattito pubblico italiano. Di recente, le forze di opposizione rappresentate da Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno depositato una mozione congiunta alla Camera dei Deputati, richiedendo l’abolizione del meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita rilevata dall’Istat. L’iniziativa scaturisce dalle stime più aggiornate della Ragioneria dello Stato, secondo cui il progressivo innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia, accompagnato da un aumento dei mesi di contribuzione necessari, è destinato a procedere a tappe dal 2027 in avanti.

Il rischio, sottolineato in maniera puntuale anche dalle organizzazioni sindacali come la CGIL, è la formazione di nuove categorie di lavoratori esodati: persone che, avendo lasciato l’impiego secondo le regole precedenti, si troverebbero senza reddito e senza copertura contributiva a causa dei cambiamenti introdotti. Alla base dell’azione politica delle opposizioni, quindi, vi è la richiesta di mettere un freno a questa dinamica, bloccando l’adeguamento automatico e rivedendo i criteri alla luce delle nuove condizioni sociali e del mercato del lavoro.

Come funziona il meccanismo automatico di adeguamento all’aspettativa di vita e quali incrementi sono previsti

L’ordinamento previdenziale italiano prevede un sistema di adeguamento periodico delle soglie per il pensionamento alla variazione della speranza di vita calcolata dall’Istat. Questo meccanismo stabilisce che, ogni due anni, venga verificato se l’aspettativa di vita alla soglia dei 65 anni per la pensione di vecchiaia sia aumentata: in caso affermativo, le soglie richieste per accedere alla pensione vengono ritoccate verso l’alto in modo proporzionale.

L’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato fornisce un quadro puntuale della situazione:

  • Dal 2027 si prevede un incremento del requisito anagrafico di un mese, quindi serviranno 67 anni e un mese per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 11 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) per la pensione anticipata.
  • Dal 2028 si aggiungeranno ulteriori due mesi: i requisiti diventeranno 67 anni e 3 mesi per la pensione di vecchiaia e 43 anni e 1 mese di contributi.
  • Dal 2029 scatterà un ulteriore aumento di tre mesi portando il requisito anagrafico a 67 anni e 6 mesi e quello contributivo per l’uscita anticipata a 43 anni e 4 mesi (un anno in meno per le donne).
A confermare questo andamento è l’aggiornamento delle tabelle demografiche pubblicate dall’Istat, che ha come riferimento lo scenario "base 2024" e che confermano la tendenza all’allungamento della vita media. In base alle proiezioni della Ragioneria, gli incrementi proseguiranno nei decenni successivi: Per offrire una panoramica chiara, di seguito una tabella di sintesi riepiloga l’evoluzione dei requisiti:
Anno Pensione di vecchiaia Pensione anticipata
Fino al 2026 67 anni 42 a. e 10 m. (uomini)
41 a. e 10 m. (donne)
Dal 2027 67 a. e 1 m. 42 a. e 11 m. (uomini)
41 a. e 11 m. (donne)
Dal 2028 67 a. e 3 m. 43 a. e 1 m. (uomini)
42 a. e 1 m. (donne)
Dal 2029 67 a. e 6 m. 43 a. e 4 m. (uomini)
42 a. e 4 m. (donne)
Dal 2040 68 a. e 2 m. 44 anni (uomini)
43 anni (donne)

La logica sottesa è quella di garantire la sostenibilità finanziaria della previdenza pubblica, ma i ritmi e i parametri sono oggetto di discussione da parte dei sindacati e dei partiti di opposizione. La richiesta principale è di svincolare almeno temporaneamente l’innalzamento dei limiti dalle sole valutazioni statistiche sulla vita media, introducendo criteri più aderenti alla realtà lavorativa e sociale.

Le conseguenze dell'aumento dell'età pensionabile: rischio esodati e scenari futuri dopo la mozione delle opposizioni

L’applicazione del sistema automatico di adeguamento alla speranza di vita comporta effetti profondamente impattanti per diverse categorie di lavoratori, soprattutto per quanti hanno siglato accordi per l’uscita anticipata tramite misure come isopensione, contratti di espansione o fondi di solidarietà di origine aziendale.

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio previdenza della CGIL, a causa del progressivo innalzamento dei requisiti, sono a rischio circa 55.000 lavoratori che potrebbero trovarsi senza reddito né copertura contributiva a partire dal 2027. Nel dettaglio, le categorie più esposte sono:

  • Circa 23.000 persone in isopensione
  • Oltre 4.000 lavoratori con contratto di espansione
  • 28.000 dipendenti fuoriusciti tramite fondi bilaterali
L’effetto, come sottolinea il responsabile politiche previdenziali della CGIL, Ezio Cigna, è quello di un continuo spostamento in avanti del traguardo pensionistico, costringendo questa platea a periodi di "vuoto previdenziale", in cui né stipendio né pensione vengono erogati. Per questi lavoratori, che avevano lasciato l’impiego confidando in finestre temporali di uscita che ora rischiano di non essere onorate, si prospettano scoperture di:
  • Un mese nel 2027
  • Due mesi nel 2028
  • Fino a quattro mesi dal 2029 in poi
Il quadro normativo è inoltre reso più complesso dalla mancata proroga di strumenti come Opzione Donna e dallo stop a favorevoli condizioni di riscatto della laurea, disposizioni che nelle ultime manovre governative sono state o limitate o abrogate, accrescendo l’incertezza per le fasce più deboli del mercato del lavoro.

La mozione presentata dalle opposizioni chiede formalmente al Governo di:

  • Bloccare l’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti dal 2027;
  • Revisione del meccanismo automatico agganciato alle sole variazioni Istat sulla longevità;
  • Salvaguardia dei lavoratori che, facendo affidamento su regole precedenti, hanno pianificato la fuoriuscita dall’attività produttiva;
  • Ripristino di canali flessibili, come Opzione Donna, per categorie vulnerabili.
Le possibili evoluzioni comprendono interventi normativi per rinviare o annullare alcuni degli incrementi previsti, una riformulazione del sistema di adeguamento alla vita media, introducendo parametri di equità sociale e tutela per chi ha già maturato le condizioni di uscita. Un’altra ipotesi riguarda la riapertura di tavoli di confronto permanente tra Governo, sindacati e Parlamento per individuare soluzioni che bilancino la sostenibilità attuariale con la protezione del lavoro e del reddito nelle fasi di transizione.

Inoltre, il mancato intervento rischia non solo di ampliare la platea degli esodati ma di incidere sul clima sociale e sulle aspettative dei lavoratori più giovani, accentuando la percezione di incertezza rispetto alla maturazione della propria prestazione previdenziale.






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