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Pensioni più alte e detassate come chi va all'estero per chi trasferisce in alcuni Comuni: il piano del presidente Mario Pepe dell

di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Il presidente della Covip Pepe rilancia una proposta destinata a far discutere: portare mille pensionati in cento piccoli Comuni italiani, offrendo loro condizioni fiscali competitive con quelle di cui oggi godono gli italiani che scelgono di trasferirsi all'estero: come funzionerebbe la misura e l'obiettivo perseguito.

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Il presidente della Covip, Mario Pepe, rilancia una proposta destinata a far discutere: portare mille pensionati in cento piccoli Comuni italiani, offrendo loro condizioni fiscali competitive con quelle di cui oggi godono gli italiani che scelgono di trasferirsi all'estero. L'obiettivo dichiarato è duplice: fermare lo spopolamento delle aree interne e trattenere in Italia risorse economiche, consumi e gettito fiscale che oggi finiscono in Portogallo, Tunisia o Albania.
Da ricordare anche le ultime dichiarazioni sulle pensioni e il lavoro over 55, di una altra figura importante per le pensioni ovvero il Presidente INPS Fava rilasciate anch'esse solo pochi giorni fa.

Il problema: pensionati italiani sempre più attratti dall'estero

Da anni un numero crescente di pensionati italiani decide di trasferire la propria residenza fuori dai confini nazionali. Le destinazioni più gettonate sono il Portogallo, la Tunisia e l'Albania, Paesi che offrono agli ex lavoratori italiani un doppio vantaggio: l'esenzione, totale o parziale, dal pagamento delle imposte sulla pensione e un costo della vita significativamente più basso rispetto a quello italiano.

Il risultato, secondo quanto sottolineato da Pepe, è che il netto in tasca di chi si trasferisce può arrivare a raddoppiare rispetto a quanto percepirebbe restando in Italia. Una convenienza economica difficile da ignorare, soprattutto per chi ha maturato una pensione modesta e vede nel trasferimento all'estero l'unica strada per mantenere un tenore di vita dignitoso.

Si tratta, come ha voluto precisare lo stesso presidente della Covip, di scelte individuali pienamente legittime. Nessuno mette in discussione il diritto di ogni pensionato di decidere dove vivere la propria vecchiaia. Il punto, però, è un altro: ogni trasferimento all'estero comporta per il Paese la perdita di un residente, di consumi e di gettito fiscale. Moltiplicato per decine di migliaia di casi, il fenomeno pesa sui conti pubblici e sull'economia dei territori.

La proposta di Pepe: rendere conveniente restare (o tornare) in Italia

Di fronte a questo scenario, dopo la proposta di legge che introduceva una flat tax al 4% per i pensionati italiani che rientrano dall'estero, la Covip non propone di ostacolare la mobilità dei pensionati, ma di ribaltare la prospettiva. "La risposta non è ostacolare la mobilità, ma rendere fiscalmente conveniente scegliere l'Italia", è il concetto al centro del ragionamento di Pepe.

L'idea è quella di replicare, all'interno dei confini nazionali, gli stessi vantaggi fiscali che oggi spingono migliaia di pensionati a trasferirsi in Portogallo, Tunisia o Albania, ma applicandoli a chi sceglie di vivere in piccoli Comuni italiani in difficoltà demografica: i borghi delle Alpi, dell'Appennino, delle coste più lontane dai circuiti turistici, dei centri delle isole minori.

Secondo il presidente della Covip, bisogna fermare lo svuotamento demografico delle aree interne, l'impoverimento e la marginalizzazione dei piccoli centri. E per farlo serve uno strumento concreto: un progetto pilota capace di contribuire alla loro rinascita.

Mille pensionati in cento borghi: come funzionerebbe il progetto pilota

Il cuore operativo della proposta è quello di individuare cento Comuni italiani a rischio spopolamento e destinarvi, in una prima fase sperimentale, mille pensionati disposti a trasferire lì la propria residenza. In cambio del trasferimento, questi pensionati potrebbero beneficiare di agevolazioni fiscali sulla pensione, pensate per avvicinarsi ai livelli di convenienza offerti oggi da alcuni Paesi esteri.

Rendiamo possibile a chi desidera trasferirsi sulle Alpi, sull'Appennino, sulle coste più lontane ed estranee dal turismo, nel centro delle isole, di farlo con un vantaggio economico reale, non solo con un richiamo paesaggistico o qualitativo. È questa, nelle intenzioni di Pepe, la leva capace di invertire una tendenza che da decenni spopola l'Italia interna a favore delle grandi città e, sempre più spesso, dell'estero.

Un progetto pilota di questo tipo, se applicato su scala più ampia, potrebbe mutare il volto del Paese. Non si tratterebbe soltanto di una misura assistenziale rivolta ai pensionati, ma di un intervento strutturale sul territorio, capace di riportare abitanti, servizi e consumi in aree che negli ultimi decenni hanno visto chiudere scuole, uffici postali, presidi sanitari e attività commerciali.

Le altre proposte della Covip per un miglioramento delle pensioni 

Il progetto dei mille pensionati nei cento borghi non è un'iniziativa isolata, ma si inserisce in un pacchetto più ampio di proposte che il presidente della Covip ha messo sul tavolo per ripensare il sistema previdenziale italiano. Tra i punti principali:

  • Un salvadanaio previdenziale dalla nascita. L'idea è quella di aprire, per ogni bambino italiano fin dalla nascita, una posizione individuale di previdenza complementare, alimentata con contributi fino a cento euro al mese. A finanziare questo strumento concorrerebbero sia lo Stato sia le famiglie, con un'attenzione particolare riservata ai nuclei economicamente più fragili, che potrebbero ricevere un sostegno pubblico maggiore per non restare esclusi dal meccanismo.
  • Il potenziamento dei fondi pensione. Pepe insiste sulla necessità di rafforzare la previdenza complementare, oggi ancora sottoutilizzata da larga parte dei lavoratori italiani, soprattutto tra i giovani e nelle piccole imprese.
  • Più deducibilità fiscale per i figli minorenni. Tra le misure proposte figura anche un aumento della deducibilità fiscale legata alla presenza di figli minorenni, pensata per alleggerire il carico delle famiglie e, indirettamente, incentivare la costruzione di un patrimonio previdenziale fin dai primi anni di vita dei figli.
  • La ricerca delle posizioni previdenziali silenti. Un altro capitolo riguarda le cosiddette posizioni previdenziali silenti, cioè quei fondi accumulati nel corso degli anni da lavoratori che, per i motivi più diversi, hanno smesso di versare contributi o hanno perso traccia della propria posizione. Il progetto prevede di individuarne i titolari e di ricongiungere le posizioni disperse, così da restituire ai legittimi proprietari un capitale che altrimenti resterebbe inutilizzato.
Uno degli aspetti più innovativi della proposta riguarda proprio la destinazione di queste risorse previdenziali dormienti. L'ipotesi allo studio è quella di far confluire le posizioni silenti in un patrimonio separato, un fondo distinto e autonomo rispetto alla gestione ordinaria.

Questo patrimonio avrebbe una finalità precisa: garantire gli investimenti nel capitale di rischio delle piccole e medie imprese italiane, effettuati attraverso le forme di previdenza complementare. In altre parole, risorse oggi inattive verrebbero rimesse in circolo nell'economia reale, con un duplice beneficio: da un lato offrire un sostegno finanziario aggiuntivo alle Pmi italiane, spesso in difficoltà nel reperire capitali di rischio; dall'altro, valorizzare capitali previdenziali che altrimenti resterebbero improduttivi.

Il filo conduttore di tutte queste misure, dal progetto pilota nei borghi al salvadanaio previdenziale per i neonati, fino al recupero delle posizioni silenti, è lo stesso: usare la leva della previdenza per affrontare alcune delle sfide strutturali più urgenti dell'Italia contemporanea. Da un lato lo spopolamento delle aree interne, con il conseguente impoverimento e marginalizzazione dei piccoli centri. Dall'altro la fragilità del sistema previdenziale, chiamato a garantire pensioni adeguate in un Paese sempre più anziano e con una natalità in calo.

Secondo Pepe, un progetto simile può anche modificare gli equilibri previdenziali italiani, dimostrando come politiche fiscali mirate e strumenti di previdenza complementare possano diventare leve di sviluppo territoriale, oltre che di tutela del singolo pensionato.

Resta da vedere quali saranno i tempi e le modalità concrete con cui queste proposte troveranno spazio nell'agenda politica e legislativa, con l'indicazione di fondo che resta quella di trasformare la convenienza fiscale in uno strumento di rinascita per i borghi italiani, non più solo misure per trattenere chi vuole partire, ma incentivi concreti per attrarre chi è disposto a scegliere l'Italia, anche quella più lontana dai grandi centri urbani.






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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...