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Pensioni, riforma su anticipate e importi: cosa potrà indicare il Dfp per il 2027 atteso nel Cdm di mercoledì

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

La riforma delle pensioni in Italia entra in una fase cruciale con il Dfp 2027: novità su età pensionabile, categorie escluse e prospettive per liquidazione di TFR/TFS delineano nuovi scenari per lavoratori e pensionati.

Cresce l’attesa per la nuova stagione della previdenza in Italia in vista dell’ormai prossimo passaggio del Documento di economia e finanza programmatica 2027 (Dfp) in Consiglio dei ministri. Le ore che precedono la presentazione segnano un momento delicato per milioni di lavoratori e pensionati, dato il dinamismo delle stime macroeconomiche e l’incertezza sui margini di manovra dei conti pubblici. Cambiare le regole sulle uscite anticipate e sulle rivalutazioni degli importi costituirebbe una svolta, ma i vincoli imposti dai regolamenti UE e dalle più recenti previsioni Eurostat sul deficit rischiano di sterilizzare ogni slancio riformatore.

Il Dfp, per definizione, rappresenta il cardine della programmazione finanziaria della Nazione: al suo interno vengono fissati i parametri per la crescita e le direttrici di intervento sui principali capitoli di spesa pubblica, fra cui le prestazioni previdenziali. Nel contesto attuale, la rilevanza è amplificata dalla coincidenza temporale con il verdetto Eurostat che, con ogni probabilità, confermerà la persistente presenza dell’Italia al di sopra del fatidico 3% di deficit/Pil, vanificando così la speranza di margini di spesa aggiuntiva nel breve termine.

Sebbene le aspettative di famiglie e imprese restino alte rispetto alla possibilità di una vera riforma delle pensioni, soprattutto sui profili di flessibilità in uscita e perequazione degli assegni. la realtà impone cautela. Il governo stesso sembra destinato a muoversi nel solco della continuità, anche in assenza di una revisione del Patto di Stabilità che, se rinegoziato, potrebbe sbloccare fino a 30 miliardi di euro e dare fiato a politiche più espansive.

Se lo spazio di manovra resta minimale, sarà arduo assistere a svolte radicali sia per le pensioni anticipate che per il rialzo degli importi. Ogni decisione si snoderà tra la necessità di tutela sociale, la sostenibilità finanziaria e il rispetto delle stringenti raccomandazioni europee.

Pensioni dal 2027: adeguamenti, requisiti e categorie escluse dalle nuove regole

L’orizzonte pensionistico italiano si prepara ad accogliere nuovi parametri di accesso e tempistiche aggiornate per il biennio 2027-2028. La recente circolare INPS, recepita grazie alla Legge di Bilancio 2026 e connessa all’aumento certificato della speranza di vita, stabilisce un incremento graduale delle età e delle anzianità contributive richieste sia per la pensione di vecchiaia sia per quella anticipata. Di seguito, un’analisi dettagliata di quanto previsto:

  • Pensione di vecchiaia: Dal 2027, aumenterà il requisito anagrafico, che passerà dai 67 anni attuali a 67 anni e 1 mese, mentre il requisito contributivo rimarrà fermo a 20 anni. Nel 2028, il requisito anagrafico raggiungerà i 67 anni e 3 mesi. Per i cosiddetti "contributivi puri" (assunti dal 1996), il limite sale a 71 anni e 1 mese nel 2027, che diventeranno 71 anni e 3 mesi nel 2028, mantenendo il requisito di almeno 5 anni di contributi effettivi. Nel 2029 il requisito anagrafico per andare in pensione è destinato ad aumentare ancora. 
  • Pensione anticipata ordinaria: L’anzianità richiesta per gli uomini crescerà da 42 anni e 10 mesi a 42 anni e 11 mesi nel 2027 e a 43 anni e 1 mese nel 2028. Per le donne scalerà a 41 anni e 11 mesi nel 2027 e a 42 anni e 1 mese nel 2028. La cosiddetta "finestra mobile" di 3 mesi rimarrà in vigore, differenziando la decorrenza dell’assegno dalla data di maturazione dei requisiti.
  • Pensione anticipata contributiva: Per chi ricade nel sistema totalmente contributivo sarà necessario, nel 2027, aver compiuto almeno 64 anni e 1 mese di età e possedere almeno 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva, incrementati rispettivamente a 64 anni e 3 mesi e a 20 anni e 3 mesi dal 2028. È richiesto che l’assegno calcolato sia superiore a una soglia pari a tre volte il valore dell’assegno sociale, ridotta per le donne con figli.
  • Lavoratori precoci: Per coloro che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni, ma che rientrano in particolari condizioni (disoccupazione, assistenza a familiari disabili o invalidità superiore al 74%), il requisito si alzerà a 41 anni e 1 mese nel 2027 e a 41 anni e 3 mesi nel 2028.
  • Finestre di accesso e particolarità per il pubblico impiego: I trattamenti erogati agli iscritti a gestioni di enti pubblici verranno liquidati dopo un intervallo di 7 mesi per i requisiti maturati entro la fine del 2027 e 9 mesi per coloro che li raggiungeranno dal 2028.
Per facilitare la lettura delle principali novità, ecco una tabella riassuntiva dei requisiti previsti tra il 2027 e il 2028:
Categoria 2027 2028
Pensione vecchiaia 67 anni + 1 mese 67 anni + 3 mesi
Pensione anticipata uomini 42 anni + 11 mesi 43 anni + 1 mese
Pensione anticipata donne 41 anni + 11 mesi 42 anni + 1 mese
Precoci 41 anni + 1 mese 41 anni + 3 mesi
Totale contributivo 64 anni + 1 mese
20 anni + 1 mese
64 anni + 3 mesi
20 anni + 3 mesi

Non tutti i lavoratori sono coinvolti da tali adeguamenti. Un errore comune consiste nel ritenere che tutte le categorie debbano sottostare agli stessi incrementi. In realtà, restano esclusi:

  • Lavoratori impiegati in mansioni gravose, come turnisti notturni ed addetti a mansioni usuranti, per cui i requisiti restano fermi a 66 anni e 7 mesi di età e 30 di contributi.
  • Personale militare e forze di polizia, per i quali vi saranno incrementi aggiuntivi che proseguiranno progressivamente fino al 2030.
  • Precoci impegnati in lavorazioni pesanti, che manterranno il requisito di 41 anni di anzianità fino a nuova disposizione.
Confronto e analisi: L’Italia conferma un’impostazione prudente, in un contesto in cui l’aumento della longevità obbliga ad aggiustamenti costanti. Gli strumenti di tutela sono calibrati in modo da mitigare l’impatto delle regole generali sui soggetti classificabili come deboli, ma la rigidità della normativa lascia poco spazio a discostamenti improntati alla flessibilità.

A complicare la situazione c'è la situazione geopolifica, con la crisi energetica in corso e le diverse conseguenze (decisamente negative) che sta causando in tutti i Paesi, a partire dalla nostra Italia. Si tratta di una condizione che, attualmente limita fortemente qualsiasi prossimo intervento da parte del governo per riformare le pensioni, considerando che non ci sarebbero le risorse economiche necessarie per lavorarvi. E' importante, infatti, oggi, impiegare i soldi disponibili in misure altervative e più concrete per aiutare famiglie e imprese che stanno subendo i danni dei conflitti.

L'unica possibilità di agire effettuvamente sulle pensioni riformandole potrebbe essere una revisione del Patto di Stabilità, come chiesto dall'Italia all'Europa, che metterebbe a disposizione del Paese ulteriori risorse economiche, che potrebbero arrivare anche a 30 miliardi di euro e in tal caso qualche 'soldino' potrebbe essere impiegato per soddisfare le richieste di modifiche alle pensioni che ormai da anni si susseguono. 

Liquidazione TFR/TFS e prospettive per importi e anticipazioni nel quadro delle risorse disponibili

L’evoluzione normativa degli ultimi mesi ha finalmente introdotto maggiore chiarezza sui tempi di liquidazione e sulle modalità di riscossione di TFS e TFR per i dipendenti pubblici dal 2027. La recente circolare INPS 30/2026 ha il merito di allineare i tempi di erogazione alle richieste di tempestività della Corte Costituzionale. Dal 2027, il termine di erogazione scende da 12 a 9 mesi per chi accede alla pensione di vecchiaia o viene collocato d’ufficio a riposo. Per chi conclude il rapporto per inabilità o decesso, il periodo scende ulteriormente a 105 giorni. Non cambia invece per chi lascia per dimissioni volontarie, dove la liquidazione resta a 24 mesi.

Importante segnalare alcune differenze sostanziali tra TFS e TFR:

  • TFS riguarda chi aveva un rapporto di lavoro già in essere con il pubblico impiego prima del 2001 e si calcola in base all’ultima retribuzione e all’anzianità maturata.
  • TFR coinvolge chi è stato assunto dal 2001 e si calcola sulla totalità delle retribuzioni annuali accantonate.
Rilevante è il meccanismo di rateizzazione: l’erogazione in una unica soluzione è prevista solo per importi inferiori a 50.000 euro, mentre tra 50.000 e 100.000 euro sono previste due annualità e sopra i 100.000 euro la liquidazione avviene su tre annualità con scarti di 12 mesi tra un versamento e il successivo.
  • Un errore piuttosto frequente consiste nel supporre che la liquidazione avvenga contestualmente all’uscita dal lavoro. Per chi esce con regimi agevolati come Quota 100 o Anticipo Flessibile, il termine per la liquidazione decorre dal raggiungimento dell’età pensionabile ordinaria.
  • Da segnalare anche la possibilità di riscattare TFS e TFR tramite la nuova procedura INPS, per accelerare i tempi di liquidazione e avere maggiore trasparenza nella gestione delle pratiche amministrative.
  • In caso di mancato pagamento, il lavoratore ha diritto di rivolgersi direttamente al Fondo di Garanzia INPS.
  • È inoltre possibile per alcune categorie di ex dipendenti pubblici sanare omissioni previdenziali antecedenti al 2005 grazie al cosiddetto "condono contributivo", con effetti retroattivi su pensioni e trattamenti di fine servizio.
Difficile, tuttavia, attendersi miglioramenti sostanziali sugli importi liquidati a causa del contesto finanziario ma anche geopolitico, con la crisi energetica, e le limitate risorse disponibili impongono prudenza. Soltanto un cambio della cornice europea, ad esempio attraverso la revisione del Patto di Stabilità, potrebbe liberare risorse sufficienti anche per una rivalutazione più generosa dei trattamenti di fine rapporto e servizio. Al momento, le indicazioni contenute nel Dfp 2027 privilegiano la continuità, lasciando poche speranze di interventi risolutivi nel breve-medio periodo.

In sintesi, la combinazione di nuove tempistiche, meccanismi di rateizzazione e procedure amministrative digitalizzate rappresenta una risposta alle principali criticità del passato, ma i lavoratori dovranno continuare a navigare in un quadro di regole rigorose e risorse limitate.




Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...