La lunga attesa di Domenico Maiuri, 68enne senza pensione da oltre un anno, mette in luce le gravi inefficienze del sistema. Tra errori burocratici, difficoltà umane e diritti negati, cresce la preoccupazione per i pensionati.
n groviglio di norme, procedure e ritardi amministrativi può cambiare radicalmente la vita di chi, raggiunta l’età del riposo, si ritrova improvvisamente senza reddito. La vicenda di Domenico Maiuri, 68enne di Taranto, rappresenta un caso emblematico di come le sospensioni delle prestazioni previdenziali possano avere ricadute enormi. L'uomo, dopo quasi cinquant'anni di lavoro, da ben quindici mesi non riceve alcun importo pensionistico, bloccato in un limbo tra richieste di documenti, solleciti e attese infinite.Le pensioni bloccate, per cause spesso oscure anche a chi ne subisce le conseguenze, stanno diventando un fenomeno sempre meno raro.
A partire dalla questione del riconteggio dei contributi, fino alle inefficienze delle sedi periferiche degli enti di riferimento, numerosi pensionati si trovano in condizioni di grave disagio economico e sociale. La battaglia di chi, come Maiuri, lotta per ottenere ciò che spetta di diritto mette in evidenza la necessità urgentissima di interventi capaci di assicurare continuità, dignità e tutela della persona, soprattutto per chi affronta malattie o situazioni di particolare vulnerabilità.
Il calvario personale di Domenico Maiuri prende origine nell’ottobre 2024, data della sua richiesta formale di pensionamento presso il patronato, pochi giorni dopo aver lasciato il lavoro alle Poste Italiane. Il suo percorso lavorativo, articolato tra diversi datori, lo costringeva già ad attendere il recupero di alcuni contributi risalenti agli anni ’90, periodo di servizio presso Amiu. Maiuri si aspettava, come tanti, un’attesa di pochi mesi, necessaria per normalizzare la documentazione.
«Ero consapevole ci sarebbero stati tempi tecnici - racconta - ma mai avrei immaginato di affrontare un’attesa così lunga».
Il silenzio delle istituzioni e la mancanza di risposte concrete hanno aggravato la sua situazione: agli appuntamenti fissati presso le sedi locali dell’Inps seguivano sempre promesse generiche, come la classica «pratica in lavorazione», senza passaggi risolutivi. Solo dopo l'intervento di un avvocato e continui solleciti anche tramite PEC – estesi anche alle direzioni centrali – è emersa la presenza di «anomalie contributive» relative ai rapporti di lavoro con Poste Italiane, in particolare per il periodo 2000-2010.
Il dramma si è acuito poiché, nel periodo di blocco, Domenico si è trovato ad affrontare una grave condizione di salute – la diagnosi di un tumore oculare – e altre patologie, che richiedono monitoraggio e cure costanti presso strutture di eccellenza. Ogni viaggio e ogni visita hanno significato ulteriori spese da sostenere, senza il supporto di un reddito costante. Il ciclo di visite e le terapie non sono coperte dal sistema pubblico, imponendo un ulteriore peso economico su una persona già fortemente provata.
Nonostante la situazione drammatica, Maiuri continua a lottare con il supporto del sindacato e della famiglia, evidenziando come troppe volte la burocrazia dimentichi la centralità della persona. Un iter infinito che, oltre a ledere la sicurezza economica, mette a rischio la stessa sopravvivenza del diretto interessato e amplifica un malessere psicologico profondo.
La sospensione delle prestazioni previdenziali è spesso attribuibile a incastri normativi e disfunzioni procedurali che rendono la gestione delle pratiche molto complessa, specie in presenza di periodi lavorativi svolti presso diversi enti. Nel caso di Domenico Maiuri, il motivo del blocco risiederebbe nella mancata chiarificazione tra quanto effettivamente contributo e quanto spettante come latenza di rapporti pregressi. Le difficoltà evidenziate tra il 2000 e il 2010, periodo in cui – su ordine giudiziario – l’uomo era stato reintegrato alle Poste dopo una causa di lavoro, hanno fatto emergere la necessità di accertamenti straordinari.
L’assenza di punti di contatto veloci tra cittadino e apparati pubblici favorisce la sensazione di abbandono e di impotenza davanti alle tempistiche indecifrabili della macchina pubblico-previdenziale. Senza efficaci procedure di tutela o sportelli realmente accessibili, ogni errore si trasforma in un dramma personale e sociale dal peso crescente.
I casi di sospensione, blocco o irregolarità nell’erogazione delle pensioni stanno diventando sempre più frequenti, come attesta il moltiplicarsi di denunce, appelli pubblici e segnalazioni raccolte dalle associazioni dei consumatori e dagli sportelli sindacali. Non si tratta più di episodi isolati, ma di una vera e propria tendenza alimentata da:
Il quadro sociale risulta aggravato dal contemporaneo aumento delle richieste di sussidi e dell'indebitamento dei nuclei familiari a causa delle pensioni non erogate. Intere famiglie hanno dovuto attivare raccolte fondi o chiedere prestiti per consentire ai loro cari di far fronte alle necessità quotidiane, con il rischio di precipitare nella povertà assoluta. Secondo i dati di diversi Patronati e della federazione dei pensionati della Cgil, le pratiche di sospensione e i ricorsi sono cresciuti di oltre il 30% tra il 2024 e il 2025.
Gli episodi di sospensione degli assegni contributivi richiamano la necessità non più rinviabile di una riforma strutturale del sistema di erogazione e riconoscimento delle pensioni. Occorre semplificare i processi di verifica contributiva, istituendo sportelli con presenza reale di consulenti specialisti, in grado di offrire tutela immediata. È essenziale: