Dopo la decisione del Tar sul semestre filtro di Medicina, emergono dubbi su anonimato, regole mutate e gestione delle graduatorie. Motivi d'illegittimità, possibili esiti per studenti e precedenti.
Numerose criticità emerse già al primo anno di applicazione hanno condotto il Tar del Lazio a esprimersi sull'eventuale annullamento della procedura. Al centro della discussione vi sono carenze strutturali e procedurali che hanno colpito migliaia di aspiranti medici. Gli sviluppi giudiziari rischiano di segnare una svolta epocale per l'accesso ai corsi a numero programmato, mettendo in discussione la validità di prove, graduatorie e criteri stessi della selezione universitaria in ambito sanitario.
Gli elementi che stanno spingendo il Tar verso l'annullamento della procedura sono molteplici e coinvolgono aspetti sostanziali di legittimità costituzionale e regolamentare. I motivi di illegittimità, così come rilevati nei ricorsi e nelle sentenze preliminari, si possono sintetizzare in:
Alcuni studenti sono stati sfavoriti o avvantaggiati a seconda delle sessioni o delle modalità di correzione, mentre la formazione delle graduatorie è stata ulteriormente complicata da incoerenze nella valutazione e nella gestione dei posti disponibili. Tutti questi aspetti costituiscono un grave pregiudizio per la correttezza del concorso, richiamando in causa principi costituzionali quali il diritto allo studio e la tutela del merito.
La garanzia dell'anonimato è un caposaldo nei concorsi pubblici e, di riflesso, nelle procedure di accesso universitarie a numero programmato. Nel nuovo percorso di selezione per Medicina, segnalazioni e proteste hanno riportato numerosi episodi di riconoscibilità dei candidati durante la correzione delle prove. L'assenza di misure sufficienti per tutelare la privacy e l'imparzialità ha già portato, in passato, all'annullamento di bandi e all'ammissione di centinaia di candidati esclusi per analoghe irregolarità.
Le vicende recenti sono state contraddistinte dalla circolazione di immagini delle prove sui social prima della conclusione degli esami, situazione che ha minato ulteriormente la fiducia nella regolarità della selezione. Le associazioni studentesche e i principali sindacati universitari hanno denunciato la compromissione della segretezza dell'esame, elemento che il Codacons e altri organismi hanno definito motivo sufficiente per un giudizio di illegittimità da parte della giustizia amministrativa. La storia dei ricorsi conferma che la violazione dell'anonimato è tra le principali cause di invalidazione delle procedure selettive.
Un altro aspetto giudicato gravemente critico riguarda le modifiche apportate ai criteri e alle soglie di valutazione dopo l'inizio delle prove. Attraverso decreti ministeriali correttivi, pubblicati successivamente al primo appello, sono stati alterati punteggi minimi, modalità di arrotondamento e criteri di attribuzione del merito ai candidati. Questa retroattività delle decisioni ha compromesso il principio del legittimo affidamento, poiché molti studenti hanno costruito la propria preparazione e strategie sulla base di regole note e stabili.
L'introduzione di queste variazioni ha aumentato la disparità di trattamento tra i partecipanti, poiché alcuni hanno potuto beneficiare delle nuove soglie mentre altri sono stati penalizzati. Tali difformità si riflettono in senso negativo sulla trasparenza e sull'equità della procedura, pilastri delle selezioni pubbliche e più volte richiamati dalla giurisprudenza amministrativa.
La modalità di elaborazione della graduatoria nazionale è stata anch'essa oggetto di forte contestazione e ha inciso sulle probabilità di ammissione degli studenti. Le decisioni improvvise su soglie e arrotondamenti hanno avuto effetti discriminatori, lasciando vacanti molti dei posti messi a bando nonostante l'ampia partecipazione di aspiranti medici. La penuria di informazioni sulle modalità di correzione, la possibilità di ripetere le prove con regole alterate e la gestione opaca del percorso di valutazione hanno creato una situazione difficile da gestire per le università e per lo stesso Ministero.
Molti studenti idonei non hanno trovato spazio nel numero programmato, mentre la variazione delle regole ha favorito, in alcuni casi, l'ammissione con punteggi minimi. L'equilibrio tra selettività e giustizia è venuto meno, generando incertezza e contenzioso su larga scala. Nel quadro giuridico complessivo, tali criticità rappresentano un vulnus per il rispetto della par condicio e della meritocrazia.
L'ipotesi di annullamento del semestre filtro e delle relative prove comporta conseguenze dirette e immediate per gli studenti e le strutture accademiche. Secondo le sentenze del Tar e le interpretazioni adottate negli ultimi anni, la decisione di annullamento non si traduce, in via automatica, nell'ammissione generalizzata di tutti gli esclusi. Piuttosto, gli effetti si stratificano su più livelli:
Difficoltà operative emergono anche per il personale amministrativo delle università, chiamato a gestire riammissioni, blocchi delle graduatorie e riconversione dei CFU su scale di centinaia di studenti per Ateneo. A livello di sistema, l'instabilità determinata dall'annullamento può incidere negativamente sulle iscrizioni, sul reclutamento dei docenti e, più in generale, sulla qualità della didattica offerta nei corsi di laurea in area sanitaria.
Le risposte delle principali parti coinvolte si sono polarizzate. Dal mondo studentesco, ricorsi a parte, è arrivata una mobilitazione senza precedenti, caratterizzata da denunce pubbliche, scioperi e l'annuncio di ricorsi collettivi, sostenuti da organizzazioni come l'Unione degli Universitari. Gli studenti hanno sottolineato come il semestre filtro sia stato percepito come un sistema caotico e penalizzante, incapace di garantire né equità né selettività autentica.
La ministra dell'Università ha invece difeso la validità della procedura, rimarcando la solidità della macchina organizzativa e attribuendo le irregolarità a pochi casi specifici, sui quali sarebbero in corso verifiche e sanzioni individuali. D'altro canto, la Conferenza dei Rettori (Crui) e le opposizioni politiche hanno chiesto verifiche approfondite, richiamando l'urgenza di standardizzare le procedure in tutti gli Atenei e di colmare le lacune riscontrate nell'applicazione delle nuove regole.
Alcuni rappresentanti istituzionali hanno evidenziato la necessità di investire in risorse strutturali per l'università pubblica, abbandonando logiche di selezione percepite come improvvisate o inadeguate alle esigenze reali degli studenti. L'attuale conflitto tra narrazioni, con un Ministero intento a rassicurare e movimenti studenteschi in aperta contestazione, dimostra quanto il dibattito sull'accesso a Medicina resti aperto e decentralizzato.
La storia dei test d'accesso a Medicina è costellata di ricorsi e sentenze emblematiche che hanno influenzato in modo significativo il panorama normativo e organizzativo. In diverse occasioni, la giurisprudenza amministrativa ha ritenuto illegittimi bandi e graduatorie per motivi quali la violazione dell'anonimato, l'errata formulazione dei quesiti o gravi difformità procedurali. Emblematici risultano i casi del 2009-2014, quando centinaia di candidati furono ammessi a seguito di sentenze che riconoscevano vizi insanabili nelle prove.
Le sentenze della Plenaria del Consiglio di Stato (novembre 2013) e le pronunce della Corte Costituzionale hanno più volte imposto la revisione delle modalità di costruzione delle graduatorie e l'eliminazione di criteri ritenuti discriminatori. Anche nel biennio 2015-2017, il contenzioso ha portato all'ammissione di numerosi studenti esclusi per vizi specifici (esempi nelle domande, arrotondamenti errati, assegnazioni di posti vacanti). Tali precedenti hanno consolidato l'idea che l'accesso debba sempre avvenire nel pieno rispetto di trasparenza, equità e parità di trattamento, fornendo un costante punto di riferimento per i ricorsi attuali.