Il recente calo delle vendite Ferrari interrompe una crescita decennale, riflettendo nuove sfide nei mercati maturi, segnali di forza in Asia, strategie di esclusività e l'ingresso nel futuro elettrico delle supercar.
Per la prima volta in quasi dieci anni di crescita ininterrotta, il celebre costruttore di Maranello registra una battuta d'arresto nelle immatricolazioni: il 2025 chiude con una contrazione del 3,43%, portando il totale delle vetture vendute a 8.755. Questo dato rappresenta un passaggio significativo nella storia industriale del marchio: Ferrari fa registrare un segno meno che, pur senza minacciare l’ossatura finanziaria e l’eccellenza tecnologica consolidata, stimola riflessioni su tendenze, strategie e variabili internazionali.
L'andamento delle vendite, che nei mesi di gennaio e febbraio aveva fatto segnare anche cali più profondi in alcuni mercati chiave, non appare il frutto di debolezza strutturale ma il risultato di dinamiche cicliche e di scelte manageriali ponderate. In particolare, analisti ed esperti sottolineano come la diminuzione delle vendite rifletta sia l’approccio selettivo adottato dal brand per preservare l’esclusività sia le sfide poste da mercati maturi e contesti normativi locali.
La contrazione delle vendite ha riguardato prevalentemente aree storicamente strategiche come Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Negli USA, da sempre primo mercato extraeuropeo del Cavallino, le consegne sono diminuite del 3,77%, attestandosi a 3.394 unità nel 2025. Variabili determinanti sono state il clima geopolitico instabile e l’incertezza legata all’introduzione di nuove tariffe, senza dimenticare la particolare attenzione degli operatori al ciclo di rinnovo dei modelli.
Nel Regno Unito la situazione è apparsa ancor più delicata: qui si è assistito a una riduzione delle immatricolazioni del 29% con soli 665 veicoli, su cui ha pesato soprattutto il taglio delle agevolazioni fiscali per clienti ad alto reddito. Questo caso dimostra quanto anche segmenti premium siano influenzabili da scelte normative nazionali, portando rapidamente cambiamenti alla domanda.
La Germania, secondo bacino per Ferrari, ha risentito di un calo del 4,43%, ma con tassi di fedeltà e interesse comunque elevati attorno a modelli consolidati. Tuttavia, anche in questo mercato le incertezze fiscali, insieme a una minore incidenza delle serie speciali nel mix prodotto, hanno pesato sui risultati.
I primi mesi del 2025, in particolare gennaio e febbraio, hanno visto contrazioni accentuate in tutti questi mercati: negli Stati Uniti e in Germania il calo ha raggiunto rispettivamente il 16% e il 20% sull’anno precedente, mentre nel Regno Unito si è toccato un –32%. Contestualmente, il segmento supercar di lusso europeo ha mostrato una generale sensibilità al raffreddamento delle aspettative di crescita e alle prospettive più selettive adottate dalle case automobilistiche per tutelare valore e desiderabilità dei propri marchi.
Tabella di sintesi della variazione vendite nei principali mercati maturi (Gen-Feb 2025):
| Paese | Variazione % anno su anno |
| Stati Uniti | -16% |
| Germania | -20% |
| Regno Unito | -32% |
La combinazione fra elementi contingenti locali e policy deliberate dalla casa madre – come la volontà di limitare la produzione a quote simboliche, intorno alle 14.000 unità – suggerisce che si tratta di un aggiustamento fisiologico e non di un segnale d’allarme generalizzato. L’incidenza degli effetti normativi sulla domanda di supercar trova ulteriore conferma nell’andamento divergente di altri mercati europei.
Se le aree storiche mostrano segni di affaticamento, i mercati asiatici e mediterranei si rivelano determinanti per bilanciare la flessione globale. Nel corso del 2025, il Giappone si distingue crescendo del 5,4% in termini di immatricolazioni, a fronte di 1.523 veicoli venduti. Le motivazioni spaziano dall’interesse crescente per innovazioni tecnologiche e dettagli artigianali, alla costante passione locale per la tradizione Ferrari.
Nel Mediterraneo, l’Italia segna un +10% e rafforza il proprio legame identitario con il marchio grazie a 819 nuove immatricolazioni. A trainare la domanda sono la fedeltà alla storia Ferrari e la risposta dinamica a rinnovamenti nella gamma, nonostante persistenti difficoltà economiche e instabilità normativa. Anche la Francia mostra dati incoraggianti, con un incremento dell’11,8% (388 veicoli), favorita dalla robusta presenza di acquirenti privati.
Tra le realtà di medie dimensioni si segnalano balzi significativi: Spagna (+36,25%), Paesi Bassi (+24,73%), Belgio (+33,77%). Qui l’investimento emozionale e l’attenzione per esclusività e innovazione restano determinanti per il successo commerciale. In controtendenza risulta l’Austria, dove si registra una contrazione del 23,23%.
L’analisi dettagliata della performance internazionale evidenzia come la strategia di espansione geografica continui a rappresentare un pilastro per la stabilità aziendale, favorendo compensazioni tra segmenti e garantendo equilibrio nei volumi.
Le recenti scelte manageriali illustrano un approccio basato sulla selettività della produzione e preservazione dell’identità premium. Ferrari mantiene un’attenta gestione dell’order book – sempre completo – prediligendo marginalità e distinzione rispetto all’incremento “quantitativo” puro delle consegne.
Tra le leve strategiche figurano:
Esclusività, marginalità, attenzione ai mercati in espansione e controllo delle variabili normative e fiscali orientano l’agenda dei prossimi anni. L’obiettivo anche per il prossimo piano industriale è rafforzare la percezione di irripetibilità del brand, sostenendo il pricing power e la redditività nell’automotive di lusso.
Il quadro finanziario resta estremamente solido: nei primi nove mesi del 2025 Ferrari ha generato ricavi per 5,34 miliardi di euro (+8%) e un utile netto a 1,217 miliardi (+7%). L’Ebit è cresciuto del 12% a 1,6 miliardi. Tuttavia, il sentiment degli investitori si è raffreddato: la presentazione del nuovo piano industriale fino al 2030 e la scelta di moderare le aspettative di crescita hanno indotto una correzione significativa dei corsi azionari. Da ottobre 2025, il titolo ha perso circa il 25% (–30% nello scorso anno), passando da oltre 400 euro a livelli intorno ai 300 euro.
A determinare quest’andamento hanno contribuito:
| Ricavi | 5,34 mld € (+8%) |
| Utile operativo | 1,6 mld € (+12%) |
| Utile netto | 1,217 mld € (+7%) |
Nonostante la volatilità in Borsa e il calo occasionale delle valutazioni, gran parte degli analisti resta ottimista sulle prospettive di medio-lungo termine, riconoscendo un potenziale upside significativo e una capacità di resilienza sopra la media rispetto ai competitor grazie alla solidità dei fondamentali e all’efficacia della strategia orientata al valore.
La compagine proprietaria gioca un peso determinante sulle scelte strategiche e la stabilità del gruppo. Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, è il primo azionista con oltre il 20% del capitale – corrispondente a quasi un terzo dei diritti di voto, grazie al meccanismo olandese delle azioni a voto maggiorato adottato nel 2015. Insieme a Piero Ferrari e al suo trust familiare, il controllo assembleare raggiunge attualmente circa il 48,5% dei voti.
Il rinnovo recente del patto di consultazione tra i due azionisti principali, pur alimentando speculazioni su possibili disimpegni futuri, garantisce una continuità di governance nell’ottica di lungo periodo. La vendita del 4% da parte di Exor nel 2025 (procedura “accelerated bookbuilding”) è stata interpretata come un’operazione di diversificazione e non come una perdita di fiducia nella società, pur avendo generato un immediato calo del titolo in Borsa.
L’attenzione agli equilibri interni resta comunque elevata, anche alla luce delle clausole che consentono a Piero Ferrari maggiore flessibilità nell’eventuale riduzione della sua partecipazione. Il consolidamento della compagine proprietaria è un elemento di affidabilità e fiducia per il mercato.
La rivalità tra produttori di supercar di lusso si fa più intensa, soprattutto in una fase di rinnovamento tecnologico e di progressiva elettrificazione della gamma. Accanto a Ferrari, marchi come Lamborghini proseguono risultati robusti, grazie a scelte di prodotto centrali (si pensi all’Urus), mentre Porsche si trova in difficoltà, penalizzata dalla debolezza della domanda in Cina e da un’accelerazione forse troppo precoce sull’elettrico.
Si affaccia con forza anche la britannica McLaren, sostenuta da un’iniezione di capitali consistenti provenienti da Abu Dhabi, puntando a diversificare il portafoglio nel segmento SUV ibridi. L’evoluzione competitiva coinvolge un mix sempre più articolato di capacità manageriali, innovazione tecnica e adattamento rapido ai trend di consumo globali.
L’elettrificazione, da banco di prova per le case automobilistiche “classiche”, si afferma come variabile determinante, ma è proprio su questo terreno che Ferrari, mantenendo una produzione limitata di BEV e sviluppando inoltre modelli ibridi e con motori alternativi, intende giocare la partita della differenziazione. Industria, cultura e creatività costituiscono quindi la vera arena competitiva del nuovo lusso automobilistico.