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Perchè su 30mila candidati passano solo in 230 al concorso per guide turistiche e cosa succede ora

di Marianna Quatraro pubblicato il
Perche 30mila candidati passano 230 conc

Dopo tredici anni torna il concorso nazionale per guide turistiche: solo 230 ammessi su 30mila candidati, tra prove selettive, polemiche sulle modalità e sul futuro dei partecipanti, tra ricorsi e prossime tappe

Dopo un’attesa di oltre un decennio e mezzo, il recente bando nazionale per la selezione delle nuove guide turistiche in Italia rappresenta un evento di rilievo senza precedenti nel settore. Il comparto turistico italiano, uno dei pilastri dell’economia del Paese, si è trovato a confrontarsi ancora una volta con regole nuove e una necessità diffusa di uniformare criteri e competenze tra chi accompagna milioni di visitatori ogni anno tra arte, storia e cultura. La prova preselettiva, tenutasi il 18 novembre scorso in nove sedi sparse lungo tutta la penisola, ha visto la partecipazione di oltre 12.000 candidati, mentre quasi 30.000 erano stati gli iscritti iniziali.

L’esito di questa prima fase ha però stupito addetti ai lavori e osservatori: solo 230 persone hanno raggiunto la soglia di idoneità, generando interrogativi sulla reale efficacia e i criteri del sistema adottato. A distanza di tredici anni dall’ultimo bando, il settore cercava risposte su trasparenza, lotta all’abusivismo e valorizzazione delle competenze. L’esame nazionale è stato pensato, infatti, per mettere ordine dopo una lunga stagione di ricorsi, rinvii e normative non uniformi nelle varie regioni. 

I motivi della selezione drastica: prove, percentuali e polemiche

La ridottissima percentuale degli idonei, 0,7% sugli iscritti e 1,8% tra i presenti alle prove, ha sollevato un ampio dibattito, non solo tra coloro che si sono sottoposti ai test, ma anche tra gli operatori di settore e le istituzioni, suscitando forti reazioni a livello nazionale. Secondo i dati forniti da Formez, che ha gestito l’organizzazione del concorso pubblico per il ministero competente, le aspettative erano decisamente superiori rispetto alla realtà dei promossi. In alcune sedi d’esame, come Foggia e Cagliari, i candidati risultati idonei si contano sulle dita di una mano.

Uno dei motivi centrali di questa selezione severa si ritrova nella struttura stessa della prova preselettiva: 80 quesiti a risposta multipla, da completare in 90 minuti, con domande che spaziano da archeologia a storia dell’arte, passando per legislazione dei beni culturali e dettagli molto specifici sulle diverse aree del territorio nazionale. La soglia di idoneità è stata fissata in 25 risposte corrette, ma il grande numero di materie coinvolte e la difficoltà delle domande hanno creato un vero e proprio "collo di bottiglia". La complessità era tale che molti candidati hanno riferito di domande su argomenti raramente affrontati anche nei percorsi di studio più dettagliati; un esempio è la celebre questione relativa alla rupe calcarea di Tempa Petrolla, che ha acceso i social come simbolo delle difficoltà incontrate.

La trasparenza delle procedure non ha aiutato ad attenuare il clima di tensione. Diversi candidati hanno segnalato la necessità di richiedere, anche tramite l’autorità nazionale anticorruzione (Anac), dati e informazioni ufficiali, lamentando una comunicazione non del tutto lineare da parte degli enti responsabili. Alcuni, infatti, hanno riscontrato ritardi nelle risposte e una certa difficoltà nel reperire statistiche sui risultati.

L’introduzione di questo esame doveva rappresentare una svolta per tutto il comparto delle guide, proprio per contrastare due fenomeni che da anni affliggono il settore:

  • L’abusivismo diffuso, ovvero l’attività di accompagnatori privi di abilitazione ufficiale, spesso provenienti da altri Paesi UE;
  • La disomogeneità delle abilitazioni, conseguite in regioni, Paesi o attraverso percorsi di studio poco trasparenti;
  • Un mercato del lavoro poco protetto, con accessi facilitati da scorciatoie non sempre legittime o riconosciute a livello nazionale.
Anche per questo motivo il Ministero del Turismo ha difeso la "serietà e il rigore" dell’impianto selettivo, sottolineando la volontà di elevare il livello medio di preparazione e uniformarlo su scala nazionale. 

Le polemiche sono esplose sui social e attraverso lettere e richieste ufficiali. Molti hanno segnalato che, mentre il numero degli idonei è rimasto estremamente basso, poco o nulla sembra cambiato sul fronte delle modalità di accesso per chi proviene da percorsi formativi esteri assai meno rigorosi. Il "concorsone" era stato annunciato anche come mezzo per superare i rischi di abusivismo, ma la drastica selettività ha generato, invece, preoccupazione per la reale capacità di rinnovare il comparto turistico italiano con nuove energie qualificate.

Iscritti ~30.000
Presenti alla prova 12.191
Idonei prova scritta 230
Percentuale idonei / presenti 1,8%
Percentuale idonei / iscritti 0,7%

Cosa succede ora: ricorsi, procedure future e prospettive per i candidati

Il percorso per la selezione nazionale delle nuove guide turistiche non si conclude con la pubblicazione degli esiti della prova preselettiva scritta, ma apre oggi una serie di passaggi cruciali, sia dal punto di vista procedurale che per il futuro degli stessi candidati. Innanzitutto, il risultato definitivo della procedura non è ancora noto: l’esame si articola infatti in più fasi, con una prova orale e un ulteriore test pratico che provvederanno a "scremare" ulteriormente i già pochi idonei alla prova scritta.

La situazione attuale ha determinato un’ondata di ricorsi e iniziative legali da parte di chi si è sentito leso da modalità considerate troppo selettive o poco trasparenti. Numerosi candidati hanno già segnalato anomalie procedurali, difficoltà nell'accesso alle informazioni e indiscrezioni su domande considerate inadatte a valutare competenze realmente utili per il mestiere di guida. 

Le prospettive, a questo punto, si articolano su più livelli:

  • Iter dei ricorsi: molte procedure sono state avviate presso i tribunali amministrativi regionali e potrebbero portare a nuove valutazioni della correttezza delle prove, della trasparenza e del rispetto delle normative nazionali (si veda, ad esempio, la Legge 97/2013 che regolamenta le professioni turistiche in Italia);
  • Prove successive: chi è risultato idoneo alla selezione scritta sarà chiamato a sostenere una prova orale e, infine, un test pratico sul campo, con l’obiettivo di accertare sia le competenze teoriche sia l’attitudine alla trasmissione del patrimonio culturale;
  • Procedura di revisione: è possibile che i numerosi ricorsi e le polemiche accese inducano il Ministero o i decisori politici a valutare eventuali modifiche delle modalità di selezione per le prossime edizioni, introducendo criteri più equilibrati in grado di valorizzare esperienza, conoscenza locale e capacità di accoglienza, oltre alla mera preparazione teorica.
Sul versante delle opportunità, i pochissimi che passeranno tutte le fasi previste acquisiranno un titolo dall’importanza senza precedenti, in un contesto legale finalmente chiaro e condiviso su scala nazionale. Tuttavia, resta in discussione la reale capacità del nuovo concorso di soddisfare le esigenze di ricambio generazionale e di qualificazione della professione, vista la estrema selettività che rischia di lasciare il settore privo di nuove risorse.

Non si esclude, in caso di accoglimento di alcuni ricorsi particolarmente fondati, la necessità di ripetere alcune procedure o di riaprire i termini a nuove prove, con l’obiettivo di garantire maggiore equilibrio tra qualità, trasparenza e accesso alla professione.






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