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Poste italiane, a quanto potrebbe arrivare il titolo azionario nel 2026 secondo gestori e analisti

di Marcello Tansini pubblicato il
Titolo azionario nel 2026

Il titolo Poste Italiane si trova sotto la lente di gestori e analisti, tra bilanci solidi, strategie innovative, investimenti e outlook su dividendi e target price fino al 2026, in un settore sempre più digitale e finanziario.

Record di quotazione a Piazza Affari, leadership nei servizi digitali e strategia di diversificazione rappresentano alcune delle leve principali che stanno alimentando la crescita della società guidata da Matteo Del Fante. L'annuncio dell'avvio del servizio SPID a pagamento, con un canone annuo di 6 euro, ha dato ulteriore slancio alle azioni del gruppo, che hanno toccato il massimo storico di 22,39 euro, sostenute anche da una capitalizzazione di 29,2 miliardi.

La penetrazione nei servizi digitali, i recenti investimenti e una presenza capillare sul territorio fanno sì che l'azienda possa contare su fonti di reddito diversificate e benefici di scala significativi, confermando l'interesse degli investitori sia istituzionali che retail.

I risultati finanziari di Poste e le prospettive di business

Nel 2025 ha registrato una crescita sostenibile in tutti i segmenti operativi. Nei primi nove mesi i ricavi hanno raggiunto 9,64 miliardi di euro (+4%), riflettendo solide performance sia nei servizi finanziari sia nei comparti assicurativi e digitali. L'utile netto si è attestato a 1,77 miliardi (+11,2%), con un significativo apporto dai servizi assicurativi, che da soli hanno generato 836 milioni di euro, ossia quasi la metà dell'utile complessivo, mentre i servizi finanziari hanno contribuito con 583 milioni e i servizi di pagamento PostePay con altri 313 milioni.

Il segmento dei servizi finanziari ha evidenziato la priorità della società nell'accumulare risparmio postale: nel 2025 sono stati gestiti oltre 600 miliardi di attività finanziarie, di cui 320 miliardi provenienti da prodotti postali sottoscritti da 27 milioni di Italiani, confermandosi leader nella raccolta tra famiglie e privati.

La posizione patrimoniale si conferma solida, con la posizione finanziaria netta positiva per 4,97 miliardi e un Cet1 ratio per BancoPosta al 20,5%, mentre il Solvency II Ratio per Poste Vita si mantiene a un robusto 312%. Sul fronte dei costi, la disciplina gestionale ha permesso di contenere gli incrementi, con un aumento del 3,3% a fronte di ricavi in crescita.

Tali risultati hanno consentito al consiglio di amministrazione di deliberare la distribuzione di un acconto dividendo 2026 a 0,4 euro per azione, in crescita del 21% rispetto all'anno precedente. Guardando in prospettiva, il modello di business resiliente e la digitalizzazione accelerata lasciano intravedere nuove opportunità di crescita anche nel 2026, con ulteriori sviluppi nelle aree della finanza digitale, assicurazioni e pagamenti elettronici, nonché una marginalità crescente grazie alle economie di scala maturate.

Le operazioni strategiche: investimenti in TIM e PagoPA

Le acquisizioni e partnership effettuate nel biennio 2024-2025 hanno ridefinito il profilo industriale di Poste Italiane. Spicca l'ingresso nel capitale di Telecom Italia (TIM), dove la quota detenuta è salita fino al 27,32% grazie a operazioni successive l'acquisto da Vivendi e CDP. Secondo Alessandro Ramella, senior portfolio manager di Banca Intesa, questa strategia condivisa con Pietro Labriola (CEO di TIM) permette al gruppo postale di sfruttare sinergie nei servizi infrastrutturali, di distribuzione e nell'innovazione digitale legata alla connettività.

Altro tassello strategico è stato rappresentato dall'acquisizione, insieme all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, del 100% di PagoPA, di cui ha rilevato il 49%. Tale operazione, dal valore di circa 500 milioni, consente di rafforzare la propria posizione nei sistemi di pagamento digitale e nei servizi rivolti alla Pubblica Amministrazione. PagoPA, nel 2024, ha gestito flussi oltre 90 miliardi di euro e, secondo Laura Bausani, analista fintech di Fidentiis, Poste diventa protagonista anche nella digitalizzazione della PA italiana, amplificando ricavi ricorrenti e presenza nell'ecosistema pubblico.

Entrambe le operazioni sono ritenute dagli analisti di Mediobanca come motore di generazione di valore e occasione per ulteriore espansione nell'offerta digitale, confermando una visione chiara sulla trasformazione in piattaforma nazionale multiservizio.

Analisi analisti: target price e raccomandazioni fino al 2026

La performance in Borsa e i fondamentali solidi hanno spinto consensus e case di investimento ad aggiornare sensibilmente in rialzo le proprie valutazioni. A inizio anno, le azioni del gruppo avevano segnato un +60% su base annuale, mentre nel biennio precedente il titolo ha registrato un'impressionante crescita del 117,6%.

Secondo Vittorio Cattaneo, head of equity research di Equita SIM, La combinazione di una crescita pluriennale nei ricavi, rendimento garantito dai dividendi e acquisizioni appena completate permette di proiettare ulteriormente il prezzo obiettivo del titolo che, nelle ultime note di aggiornamento, è stato portato fino a 24,5 euro.

Le raccomandazioni più recenti mettono allineati sia gestori italiani che internazionali: Citigroup conferma il proprio rating buy con target price a 18,5 euro, Barclays a 16,7 euro con giudizio equal weight, mentre Jefferies e Goldman Sachs mantengono una visione rialzista individuando prezzi obiettivo rispettivamente a 18 e 23 euro.

La solidità dell'EBITDA (3,66 miliardi con margine al 18,9%) contribuisce a consolidare la fiducia degli investitori, come sottolinea Andrea Lovatelli, portfolio manager di Anima SGR: La capacità di generare flussi di cassa ricorrenti in un contesto di tassi elevati è altamente apprezzata e motiva il sovrappeso del titolo nei portafogli di lungo periodo.

Le previsioni di Citigroup, Barclays, Jefferies, Equita SIM e Goldman Sachs

Secondo Citigroup (guidata dagli analisti Lorenzo Tamagnini e Sonia Ferrero), le proiezioni sull'utile per azione e sull'Ebitda restano sopra il consenso grazie a ricavi ricorrenti e politiche di remunerazione degli azionisti molto generose: il rating buy è accompagnato da un target price aggiornato a 18,5 euro.

Barclays, con gli analisti Mark Jenkins e Isabella Vercelli, giudica strategicamente positiva la salita nella compagine azionaria di TIM e conferma il rating equal weight con prezzo obiettivo a 16,7 euro. La banca evidenzia le potenzialità delle sinergie in ambito infrastrutture e cloud.

Jefferies (team guidato da Tommaso Paolini) spinge sulla crescita prospettica dell'EPS, sottolineando un rendimento da dividendo intorno al 7% annuo e un obiettivo a 18 euro. Equita SIM, a cui fa capo Vittorio Cattaneo, è ancora più convinta e porta il prezzo obiettivo a 24,5 euro grazie a una revisione al rialzo delle stime 2025-2026.

Goldman Sachs (analista di riferimento Paolo Battaglia) fissa infine l'obiettivo a 23 euro, alimentando così aspettative di ulteriore apprezzamento e sottolineando la posizione dominante di Poste Italiane nel retail italiano finanziario e dei servizi digitali.

Dai servizi postali all'innovazione digitale e finanziaria

Poste Italiane si è trasformata da operatore postale tradizionale a polo innovativo multifunzionale. Questa metamorfosi si riflette nella diversificazione delle fonti di ricavo: oggi oltre il 40% dei proventi deriva da servizi finanziari, mentre i tradizionali servizi postali generano una quota ormai minoritaria. Il ramo assicurativo si conferma la principale fonte di redditività, seguito da digital payment e piattaforme fintech.

La società ha adottato un approccio pionieristico anche nell'accessibilità ai servizi pubblici, investendo oltre 1,2 miliardi, inclusi i fondi del PNRR, per la digitalizzazione degli uffici postali nelle aree interne. Il progetto Polis ha portato l'espansione di 7.000 sportelli pubblici, rafforzando la capillarità e la vicinanza al cittadino.

L'identità digitale con PosteID ha raggiunto 28,7 milioni di utenti, mentre il portafoglio digitale ha superato i 13,5 milioni di e-wallet attivi. L'offerta integrata ora include energia, rinnovo di documenti e contratti smart.

L'innovazione coinvolge anche la gestione del risparmio e i servizi assicurativi, come evidenziato dalla raccolta diretta BancoPosta (oltre 87 miliardi) e dalle commissioni annue da prodotti CDP (fino a 1,9 miliardi).

Dividendi e rendimento per gli azionisti: dati e stime future

La politica di remunerazione degli azionisti è una leva chiave di attrattività per Poste Italiane, che dal 2019 mantiene un approccio costantemente crescente nella distribuzione dei dividendi. Per il 2026, l'acconto relativo all'esercizio 2025 è pari a 0,4 euro per azione, in rialzo del 21%, con un ammontare complessivo di 518 milioni. Con una quotazione di riferimento a 20,72 euro (novembre 2025), il dividend yield lordo sale all'1,93% sull'acconto, ma il rendimento effettivo supera il 7% su base annua, attestando la società tra le big di Piazza Affari in termini di generosità verso i soci.

Oltre al payout diretto, il titolo ha beneficiato di una crescita in Borsa straordinaria dal 2015 ad oggi: 100 euro investiti dal collocamento si sarebbero trasformati in circa 606 euro tenendo conto della rivalutazione e delle cedole distribuite, a testimonianza della capacità di generare valore stabile nel medio-lungo periodo.

  • Acconto dividendo 2026: 0,4 €/azione
  • Incremento rispetto al precedente esercizio: +21%
  • Dividend yield potenziale 2025 (lordo): oltre 7%
  • Crescita dividendo dal 2019: costante
Gli analisti prevedono per il biennio 2026-2027 una conferma del tasso di crescita delle cedole, sostenuto dalla marginalità elevata dei servizi assicurativi e digitali.

Previsioni sull'andamento delle azioni Poste Italiane nel 2026

I modelli previsionali e le raccomandazioni dei gestori puntano a nuovi livelli di crescita per il valore azionario della società. Le proiezioni per l'anno in corso e per il 2027, elaborate da fonti quali Goldman Sachs ed Equita SIM, indicano una prosecuzione del trend rialzista.

Nel dettaglio, le stime più aggiornate prevedono un target price medio attorno ai 24-25 euro entro fine 2026, con possibili escursioni nei mesi centrali verso i 27-28 euro, trainate da utili e cash flow record. Il consensus vede infatti Poste rafforzare la sua posizione di market leader grazie all'incrocio positivo di innovazione, investimenti e domanda interna di servizi digitali e bancari.

Le tabelle riportano le medie mensili previste dagli analisti:

Mese

Valore previsto (€)

Gennaio

22,66

Giugno

26,16

Settembre

28,96

Dicembre

33,03

Secondo Elena Rinaldi, gestore di portafoglio presso Eurizon Capital, l'evidenza empirica dimostra che la presenza di ricavi ricorrenti, unita a politiche di crescita per linee esterne coerenti, genera effetti positivi sulle valutazioni prospettiche.

Il rischio principale resta legato all'evoluzione del contesto macroeconomico generale, ma l'orientamento degli analisti è per una resilienza strutturale del gruppo anche in situazioni di volatilità. Un punto di attenzione è la sostenibilità della redditività in presenza di una concorrenza crescente nel fintech, ma la forza del brand e il radicamento nei servizi pubblici rimangono asset chiave.



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