Un viaggio tra le aziende ad alto potenziale del Made in Italy, analizzando performance, settori chiave, impatto della dimensione, strategie di crescita e innovazione, secondo l'analisi di Deloitte.
Le realtà imprenditoriali che rappresentano l'eccellenza della produzione nazionale sono oggetto di crescente attenzione da parte di analisti, istituzioni e osservatori economici. In questo scenario, lo studio Why Italia di Deloitte Private si distingue per aver fotografato con accuratezza le dinamiche di crescita, adattamento e innovazione delle aziende italiane più performanti.
Queste imprese, grazie alla loro capacità di navigare un contesto macroeconomico complesso, si confermano come vero motore dello sviluppo nazionale e polo di innovazione, generando valore non solo economico, ma anche occupazionale e sociale. Gli esiti dell'indagine portano in luce punti di forza, strategie vincenti e visione progettuale che caratterizzano le realtà dal potenziale elevato del panorama produttivo italiano.
La crescita del tessuto imprenditoriale nazionale negli ultimi sei anni è stata marcata da segnali di grande resilienza e adattabilità. Come rilevato dallo studio di Deloitte, il fatturato aggregato delle imprese ad alto potenziale ha segnato un incremento del 41%, passando da 2.012 miliardi di euro nel 2018 a 2.800 miliardi nel 2024. Ancora più significativa è la crescita della redditività: l'utile netto complessivo è cresciuto dell'83%, attestandosi a 164,1 miliardi di euro.
Il contributo sociale di queste imprese si riflette anche nell'occupazione. Il numero degli addetti è passato da 5,4 a 6,5 milioni, con oltre un milione di nuovi posti di lavoro (+20%). Tali risultati sono stati ottenuti in un contesto caratterizzato da svolte epocali, tra cui la crisi pandemica, l'accelerazione verso la transizione digitale e green, l'aumento dei costi energetici e materie prime, l'inflazione e l'instabilità geopolitica e commerciale internazionale.
Deloitte evidenzia come le aziende abbiano saputo adattarsi con flessibilità ai cambiamenti, spesso anticipandoli attraverso processi di riorganizzazione interna, investimento in tecnologia e digitalizzazione, valorizzazione delle risorse umane e apertura ai mercati esteri. Secondo l'amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei, questa capacità di tenuta ed evoluzione rappresenta un valore spesso sottostimato del sistema produttivo italiano. L’analisi individua anche le imprese eccellenti protagoniste del premio Best Managed Companies, tra cui figurano:
Il commercio si impone come secondo motore per volume e numerosità di imprese. Ha registrato un incremento del fatturato del 38,2% e il raddoppio del risultato netto (+108,6%), oltre a un +23,6% degli occupati. Tuttavia, margini e investimenti in innovazione risultano più contenuti rispetto al manifatturiero.
I servizi finanziari, invece, hanno spiccato per brillante performance: fatturato +49,1% e risultato netto +131,4%, la crescita più alta tra i settori analizzati, confermando un profondo processo di trasformazione improntato a efficienza e digitalizzazione. Da segnalare inoltre il dinamismo di comparti come consulenza, servizi amministrativi, utilities e servizi di pubblica utilità, con utilities e consulenza che hanno visto rispettivamente +48,6% e +48,9% nel fatturato.
Non mancano, infine, comparti che mostrano margini di miglioramento: agricoltura, tessile, servizi sociali e attività culturali. La loro rilevanza occupazionale resta considerevole, ma la sfida sarà rafforzare innovazione e competitività nei prossimi anni.
La dimensione delle imprese rappresenta una variabile determinante nella capacità di crescita e consolidamento. Le grandi entità si confermano come traino dell'economia, con utile in aumento del 92% e fatturato +43%, particolarmente presenti nei settori ad alta intensità tecnologica e di capitale - energia, minerario, servizi finanziari e professionali.
Le medie imprese hanno vissuto una crescita robusta e bilanciata, segnando +64% nel fatturato, +38% negli utili e un significativo aumento dell'occupazione pari al 26%. Nel manifatturiero, esse generano circa 438 miliardi di euro di fatturato e si distinguono per produttività elevata e capacità di operare su larga scala.
Piccole aziende e microimprese si rivelano i segmenti più dinamici in termini relativi, pur partendo da basi più contenute: rispettivamente fatturato +39% e +27% per l'occupazione, a conferma di un'elevata flessibilità e capacità di reazione. Queste realtà sono diffuse soprattutto nel commercio, nei servizi business e amministrativi e in settori specifici del manifatturiero.
L'analisi Deloitte mostra come la dimensione conta, ma anche la capacità di fare sistema: le imprese più forti si rivelano quelle che sanno coniugare capitalizzazione, efficienza gestionale, apertura ai mercati finanziari e propensione all'innovazione. Per i segmenti più piccoli resta importante rafforzare la patrimonializzazione e l'accesso al credito per sostenere la competitività.
Dall'indagine emergono modelli di sviluppo che stanno plasmando la nuova mappa della competitività italiana. Sono stati identificati cinque paradigmi che possono guidare i prossimi anni:
L'internazionalizzazione rappresenta uno dei principali motori per la crescita delle imprese che compongono l'élite produttiva tricolore. In un mercato globale sempre più competitivo e incerto, ampliare la presenza all'estero è una priorità strategica per garantire sviluppo sostenibile nel medio-lungo periodo.
I dati mostrano come quasi metà delle società italiane ad alto potenziale guardi prevalentemente ai mercati internazionali per accrescere le proprie vendite e stringere nuove partnership. Le principali modalità di ingresso comprendono:
Per molte PMI rimangono sfide relative al reperimento di competenze specifiche, all'accesso a strumenti di sostegno e alla capacità di costruire una rete tra enti pubblici e partner privati. Tuttavia, la maggiore propensione a esportare e innovare si riflette nei dati di crescita del fatturato e della competitività anche sui mercati extra-Ue, come strategicamente incoraggiato anche dal Piano d'Azione del Ministero degli Affari Esteri.
Negli ultimi anni, la capacità di instaurare partnership tra comparto privato e istituzioni si è rivelata determinante per le imprese con potenzialità più elevate. Secondo il rapporto, la sinergia tra pubblico e privato favorisce la diffusione di competenze, la creazione di infrastrutture abilitanti e l'accesso a strumenti finanziari e agevolazioni previsti dalla normativa nazionale ed europea.
Innovare significa investire non solo in trasformazione digitale e processi produttivi, ma anche nella formazione di risorse altamente qualificate. Le aziende più performanti sono state quelle che hanno saputo attrarre, trattenere e valorizzare lavoro qualificato, trasformando il capitale umano in vero asset strategico. Il comparto ICT ha visto una crescita degli occupati del 73%, mentre quello dei servizi professionali ha registrato +69% degli addetti.
Il continuo aggiornamento, associato a investimenti nella digitalizzazione, resta la chiave per sostenere produttività sui mercati globali. L'integrazione tra ricerca, università, aziende e istituzioni crea un ecosistema virtuoso in grado di accelerare la crescita. Inoltre, l'adesione a normative e standard, come quelli promossi dal Piano Nazionale Industria 4.0 e dalle direttive comunitarie, favorisce la piena valorizzazione delle risorse disponibili.
L'esperienza degli ultimi anni dimostra che la collaborazione intersettoriale moltiplica le opportunità, con benefici tangibili in termini di efficienza, accesso alle innovazioni e differenziazione competitiva del Made in Italy sullo scenario globale.