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Quali sono le aziende con il più alto fatturato in Italia e il miglior utile negli ultimi anni

di Marcello Tansini pubblicato il
Miglior utile negli ultimi anni

Il panorama delle aziende italiane si rinnova tra fatturati record e utili di rilievo. Le dinamiche settoriali, i dati, esempi di successo e crisi, e il ruolo sull'economia nazionale.

Nel corso degli ultimi anni, la crescita dei fatturati e degli utili societari ha rappresentato una risposta alle difficoltà globali, quali la pandemia e la crisi energetica, grazie a capacità di adattamento e innovazione. Gli ultimi report e analisi condotti da istituti autorevoli come Mediobanca e Deloitte offrono un quadro aggiornato e dettagliato delle principali realtà economiche italiane, contribuendo a definire le linee evolutive del sistema produttivo nazionale e a evidenziare le performance sia dei campioni industriali sia delle medie imprese, motore spesso silenzioso ma essenziale dell'economia del Paese.

Evoluzione del fatturato delle aziende italiane: dati e tendenze

L'analisi dei dati degli ultimi sette anni mostra un incremento delle performance economiche delle imprese italiane. Secondo uno studio Deloitte, tra il 2018 e il 2024 il fatturato complessivo delle società con ricavi oltre 5 milioni di euro è passato da 2.012 miliardi a 2.831 miliardi, segnando una crescita nominale del 41%. Questo sviluppo si è verificato nonostante il contesto difficoltoso, che ha visto la pandemia nel 2020, la crisi energetica e la guerra in Ucraina nel 2022. Il risultato netto aggregato delle aziende analizzate è quasi raddoppiato (+83%), salendo da 89,6 a 164,1 miliardi di euro.

Un elemento che emerge è la diversificazione settoriale e la rilevanza sia delle grandi sia delle medie imprese: quelle con fatturati oltre i 500 milioni di euro hanno visto crescere la redditività di oltre il 92%, mentre le medie imprese del manifatturiero hanno registrato un'espansione dei ricavi del 63%. La fotografia dei dati rivela anche un impulso positivo sull'occupazione, con circa un milione di nuovi posti di lavoro creati dal 2018. Questo fenomeno testimonia la solidità del modello produttivo italiano, dove la capacità di adattarsi e riorganizzarsi ha permesso di assorbire shock esterni senza compromettere stabilità e crescita.

L'affidabilità dei numeri forniti si fonda su report validati e analisi dettagliate, che fanno riferimento a bilanci ufficiali e fonti qualificate, garantendo una lettura oggettiva sull'andamento del tessuto imprenditoriale, confermata anche da enti di ricerca indipendenti come ESG89 e le principali società di consulenza.

Le aziende con il maggior fatturato in Italia negli ultimi anni

La classifica dei principali gruppi italiani per fatturato vede un netto predominio delle grandi imprese del settore energetico e pubblico. Secondo le ultime rilevazioni, Eni si conferma leader con ricavi consolidati pari a 88,8 miliardi di euro, seguita da Enel (73,9 miliardi) e dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse) con 51,9 miliardi. Nonostante la diminuzione generalizzata dei ricavi rispetto agli anni precedenti, queste aziende hanno mantenuto la loro centralità nel sistema produttivo, grazie alla solidità industriale e alle strategie di adattamento ai mutamenti degli scenari globali.

La presenza del comparto manifatturiero rimane significativa ma meno dominante rispetto al passato: Stellantis Europe si posiziona quarta con 21,3 miliardi di fatturato, seguita da Leonardo (17,8 miliardi) e Prysmian (17 miliardi). Crescite rilevanti si osservano anche per Ferrovie dello Stato e Saipem, entrambi nella top ten delle aziende per ricavi. È importante notare che nelle prime dieci aziende per fatturato, quasi l'80% delle vendite e il 90% del margine operativo netto provengono da realtà a controllo pubblico.

Oltre le posizioni di vertice si collocano altri player di rilievo come Hera, A2A, Saras e Kuwait Petroleum Italia, accanto a gruppi dei servizi come Poste Italiane e società della GDO come Esselunga (tramite Superit). Il tessuto delle prime venti posizioni denota quindi una fortissima concentrazione di potere economico nelle mani di pochi grandi operatori, con una presenza significativa di aziende energetico-petrolifere e public utilities, mentre il resto del tessuto produttivo è rappresentato da medie e piccole imprese, spesso eccellenti sui mercati internazionali ma con una minore incidenza sui ricavi aggregati.

La classifica dei migliori utili: chi guadagna di più?

Nel 2024, la leadership in termini di utili netti spetta al settore energetico e a poche realtà industriali di eccellenza mondiale. La graduatoria vede Enel al primo posto con un utile di 7 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai dati del 2023. A seguire: Eni, che chiude l'anno fiscale con 2,6 miliardi nonostante la flessione rispetto agli oltre 4 miliardi precedenti, e Poste Italiane che si attesta a 2 miliardi:

  • Ferrari entra nella Top 5 con un risultato straordinario di 1,6 miliardi di utile netto.
  • Lamborghini registra un nuovo record, superando 1,4 miliardi, quasi triplicando la performance dell'anno precedente.
Questi numeri riflettono una forte concentrazione della redditività sulle aziende pubbliche e sulle industrie di alta gamma, mentre il comparto manifatturiero tradizionale mantiene una presenza più contenuta. Sul fronte opposto, alcune aziende hanno chiuso con perdite significative: Maserati risulta negativa per oltre 700 milioni di euro (pari all'87% delle vendite), seguita da Telecom Italia, che ha registrato una perdita di 610 milioni, e da altri casi come Beko Europe, Vodafone Italia e Open Fiber.

Oltre alle cifre aggregate, occorre sottolineare il cambio di marcia nella redditività del sistema produttivo: le principali quotate e le imprese a controllo pubblico registrano margini operativi e risultati netti largamente superiori alla media del settore privato, confermando il peso dei grandi gruppi come motore della ricchezza nazionale. Nel comparto bancario, invece, Intesa Sanpaolo e UniCredit rimangono leader per risultato di esercizio e attivo, trainando la redditività finanziaria dell'intero sistema.

I settori industriali protagonisti e le partecipate pubbliche

Il comparto energetico si impone nella parte alta delle classifiche, con Eni, Enel e Gse in posizione predominante e una produttività per addetto superiore alla media. Le utility pubbliche generano la maggior parte delle vendite della top 10, con una quota di valore aggiunto per dipendente pari a 221.000 euro, rispetto ai 138.000 euro delle aziende private.

Nella manifattura primeggiano realtà come Stellantis, Leonardo e Prysmian, che rappresentano le eccellenze industriali capaci di esportare innovazione e qualità a livello internazionale, seppur con un peso inferiore rispetto agli anni passati. Il settore bancario resta altamente concentrato: Intesa Sanpaolo e UniCredit guidano la scena finanziaria, mentre Cassa Depositi e Prestiti completa il podio delle principali realtà.

Segue il comparto dei servizi, dove Poste Italiane e grandi operatori come Ferrovie dello Stato mantengono una posizione dominante sia in termini di fatturato sia per la capacità di dare lavoro a decine di migliaia di persone.

Le partecipate pubbliche non solo dominano le classifiche, ma esercitano anche un impatto rilevante sulle strategie di politica industriale e sull'innovazione tecnologica, assumendo un valore sistemico nella crescita e stabilità dell'economia nazionale. Le dinamiche tra pubblico e privato restano al centro del dibattito, con le aziende pubbliche che generano quasi l'80% delle vendite delle prime dieci, consolidando una asimmetria storica rispetto al contesto europeo.

Casi successo e crisi: Ferrari, Lamborghini, Maserati, Telecom

Nel mosaico produttivo emergono storie di eccellenza assoluta e di difficoltà che riflettono la natura dinamica del mercato italiano. Tra i casi di successo, Ferrari e Lamborghini rappresentano marchi di riferimento mondiale nell'automotive di lusso, con utili record rispettivamente di 1,6 e 1,4 miliardi di euro nel 2024. Questi risultati sono il frutto di una strategia su scala globale basata su innovazione tecnologica, eccellenza di prodotto e una forte riconoscibilità del brand Made in Italy.

Sul fronte opposto, Maserati si distingue per la maggior perdita registrata nell'anno, con un negativo di 701 milioni, effetto del crollo nelle immatricolazioni e di importanti riposizionamenti industriali. Anche Telecom Italia (Tim) si trova in una fase di riprofonda trasformazione, dopo aver registrato una perdita di 610 milioni: la cessione della rete rappresenta un passaggio emblematico, mentre la posizione sul mercato resta pressata dalla concorrenza e dalla necessità di mantenere un equilibrio tra investimenti in infrastrutture e margini.

Altri esempi da menzionare sono Beko Europe Management, Vodafone Italia e Open Fiber, tutte coinvolte in dinamiche di mercato difficili, tra compressione dei margini e cambi di scenario regolamentare, evidenziando così le complessità e i rischi che anche i grandi devono affrontare per restare competitivi.

Impatto economico e occupazionale delle grandi aziende

L'incidenza delle maggiori imprese sul tessuto occupazionale nazionale è particolarmente rilevante. Solo Poste Italiane impiega oltre 119.000 persone, seguita da Ferrovie dello Stato (circa 96.000), Leonardo (oltre 60.000) ed Enel. La presenza femminile e giovanile cresce in gruppi come Oniverse Holding e Almaviva, nei quali più della metà dei dipendenti sono donne e un'alta percentuale è under 30.

L'effetto delle aziende con fatturato superiore a 5 milioni si traduce in oltre un milione di nuovi posti di lavoro dal 2018, segnando una tendenza positiva anche in momenti di forte turbolenza macroeconomica. Questo si riflette articolatamente nel contributo al Prodotto Interno Lordo, nella formazione professionale delle nuove generazioni e nella capacità di tenuta del mercato interno durante flessioni della domanda globale:

  • Valore aggiunto per dipendente considerevolmente più alto rispetto alla media europea.
  • L'occupazione si concentra in realtà a controllo pubblico, che guidano non solo per grandezza ma anche per propensione all'innovazione e attenzione ai modelli lavorativi inclusivi.
Le dinamiche tra produttività, occupazione e modernizzazione sono state al centro dell'attenzione anche nelle politiche industriali degli ultimi anni, sottolineando il contributo strutturale delle grandi imprese alla crescita sostenibile del Paese.