Negli ultimi anni, il sistema sanitario ha mostrato forti segnali di tensione di fronte alle nuove esigenze di salute di bambini e adolescenti. Bambini e ragazzi sotto i 18 anni sono sempre più colpiti da fragilità psicosociali, patologie croniche e disturbi neuropsichiatrici, mentre la struttura dell’assistenza pubblica ha continuato a privilegiare la popolazione adulta e anziana, lasciando spesso irrisolti i bisogni emergenti delle nuove generazioni. Il quadro della natalità in costante calo, meno di 355mila nati all’anno e una fecondità scesa a 1,14 figli per donna, contribuisce a delineare uno scenario di vera e propria emergenza sanitaria e sociale.
Questa transizione, caratterizzata da ineguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, precoce comparsa delle patologie croniche e aumento di comportamenti a rischio tra gli adolescenti, pone pressanti interrogativi sull’adeguatezza dei modelli di presa in carico. L’adolescenza rappresenta oggi una “terra di mezzo” spesso trascurata dalle politiche, con una copertura assistenziale disomogenea che rischia di amplificare le fragilità dell’età evolutiva.
L’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni promette di affrontare direttamente questa criticità strutturale, puntando a garantire una reale continuità della presa in carico. La modifica, inserita nella bozza di riforma dell’assistenza territoriale, mira a superare lo spartiacque attuale che vede i pediatri seguire i giovani fino ai 14 anni – eccezionalmente 16 per specifiche condizioni – per poi demandarne la cura ai medici di medicina generale, non sempre formati sulle complesse necessità degli adolescenti.
L’urgenza di questo cambiamento è sostenuta da dati e richieste di società scientifiche come la Società Italiana di Pediatria e la Federazione Italiana Medici Pediatri: l’obiettivo condiviso è riportare l’infanzia e l’adolescenza al centro dell’agenda sanitaria nazionale, colmando lacune che rischiano di compromettere la sostenibilità futura della salute pubblica.
Le novità della riforma: estensione dell’assistenza pediatrica, motivazioni e obiettivi
La bozza della riforma sui medici in discussione propone un cambiamento radicale nell’organizzazione dell’assistenza di base per la fascia evolutiva. Il principale intervento: estendere il diritto all’assistenza da parte del pediatra di libera scelta fino ai 18 anni, dalla nascita alla soglia della maggiore età, eliminando le attuali discontinuità nell’accesso alle cure specialistiche pediatriche che si verificano a 14 o 16 anni.
Questo intervento si inserisce all’interno di un più ampio riordino della medicina territoriale, che mira a:
- Rafforzare le Case della Comunità quale snodo per servizi socio-sanitari integrati
- Uniformare i criteri di presa in carico su tutto il territorio nazionale
- Ritirare la soglia massima di pazienti per ogni pediatra e medico di medicina generale a 1.500 assistiti, rispetto al limite attuale di 1.000 per i pediatri
- Introdurre una nuova tariffa nazionale per assistito (175 euro per il pediatra contro 91 per il medico di famiglia).
L’intento dichiarato dalle istituzioni è fornire ai ragazzi
continuità assistenziale e percorsi di cura omogenei, superando la frammentazione che oggi penalizza i minori nella fase critica della transizione adolescenziale. Gli adolescenti sperimentano fragilità biologiche, psicologiche e sociali spesso trascurate dal sistema adulto-centrico: disturbi dell’umore, uso di sostanze, dipendenze da web e social, disturbi alimentari e patologie croniche crescenti sono solo alcune delle problematiche che richiedono risposte personalizzate e integrate.
Una delle ragioni principali della riforma risiede proprio nella constatazione che la fascia 14-18 anni rimane troppo spesso scoperta o gestita con percorsi disomogenei: oggi, tra i 15 e i 18 anni, fino al 70% dei ricoveri avviene in reparti per adulti, perdendo così la specificità evolutiva tipica di queste età.
Tabella riassuntiva: Situazione attuale vs riforma proposta
| Soglia di assistenza |
Prima della riforma |
Dopo la riforma |
| Pediatra di libera scelta |
Fino a 14 anni (16 per cronici) |
Fino a 18 anni |
| Numero massimo assistiti |
1.000 |
1.500 |
| Tariffa per assistito |
Variabile |
Uniformata a livello nazionale |
La motivazione evidenziata da società scientifiche come la SIP è netta: la prevenzione, la diagnosi precoce e l’accompagnamento dello sviluppo, anche psicologico e sociale, vanno garantiti senza soluzione di continuità. Le esperienze accumulate dai pediatri attraverso la conoscenza del contesto familiare e delle fasi evolutive rappresentano un patrimonio insostituibile per identificare segnali di disagio e attuare strategie precoci di intervento.
Dal lato istituzionale, la riforma risponde inoltre alla necessità di rendere più efficiente e sostenibile il sistema, in un’epoca in cui la bassa natalità e la crescente quota di ragazzi nati da tecniche di procreazione medicalmente assistita stanno modificando la distribuzione dei bisogni sanitari nel Paese.
- Riduzione delle disuguaglianze regionali: la proposta mira ad allineare l’operatività su tutto il territorio, evitando che il passaggio alla medicina dell’adulto dipenda dalla residenza e dalle risorse locali
- Investimento sulla prevenzione: ogni euro investito nella salute in età evolutiva può generare ritorni economici e sociali fino a 16 volte maggiori
- Risposta a nuovi bisogni di salute: l’aumento di disturbi neuropsichiatrici e patologie croniche esige competenze pediatriche specifiche estese nell’adolescenza
- Riqualificazione del percorso formativo dei futuri pediatri, con attenzione a nuove competenze e capacità di lavoro multidisciplinare.
Sebbene la misura debba ancora essere approvata e necessita di un confronto operativo tra governo, regioni e professionisti sanitari, l’estensione dell’assistenza pediatrica è considerata una
leva strategica per affrontare l’emergenza demografica e sostenere la salute futura del Paese. Il cambiamento è rilevante anche dal punto di vista economico: il costo previsto dalla misura per il SSN sarebbe pari a oltre 523 milioni di euro l’anno, oltre a richiedere circa 1.300 pediatri aggiuntivi sul territorio.
Reazioni, criticità e impatto sul sistema sanitario: pro e contro dell’estensione al pediatra fino ai 18 anni
L’annuncio della bozza di riforma ha generato un acceso confronto tra i diversi attori della sanità, con reazioni articolate e non prive di riserve. Da un lato, la Federazione Italiana Medici Pediatri, la SIP e molte associazioni di famiglie si sono espresse a favore del principio della continuità assistenziale, ribadendo però la necessità di affrontare criticità operative e risorse disponibili.
Le principali criticità sollevate riguardano:
- Aumento del carico di lavoro per i pediatri: la portata dell’estensione porterebbe il limite massimo degli assistiti da 1.000 a 1.500, in linea con i medici di famiglia. Tuttavia, le federazioni di categoria sottolineano che la pediatria richiede tempi di visita più lunghi, forte attività di prevenzione, interazione familiare e monitoraggio dello sviluppo neuropsicomotorio. Per molti esperti, gestire 1.500 minori con le peculiarità di questa fascia significa rischiare sovraccarico e perdita di efficacia nella presa in carico.
- Disomogeneità territoriale: il rischio evidenziato è che, senza una riorganizzazione strutturale, che deve riguardare anche gli ospedali oltre all’assistenza territoriale, la continuità venga garantita solo formalmente ma di fatto resti soggetta a variazioni regionali, non eliminando totalmente le diseguaglianze di accesso e qualità.
- Carenza di personale: dati recenti mostrano che già oggi il fabbisogno di pediatri risulta superiore rispetto alle nuove generazioni di specialisti in formazione. L’allargamento della platea rende necessario aumentare i corsi di specializzazione, rendendo più attrattiva la professione attraverso modelli formativi innovativi e condizioni di lavoro sostenibili.
- Sostenibilità economica: come già emerso, la misura comporta costi rilevanti in termini di spesa pubblica, non solo per nuove assunzioni ma anche per la remunerazione più alta rispetto ai medici di base. La necessità di bilanciare le risorse disponibili con la qualità dell’assistenza erogata rappresenta un esercizio complesso.
- Inquadramento professionale e metodo di attuazione: le rappresentanze chiedono di evitare una semplice imposizione dall’alto, preferendo invece una “fase negoziale” con protagonismo delle parti sociali, negoziazione dei criteri di remunerazione, modalità della transizione assistenziale e definizione di modelli organizzativi integrati.
Pro della misura identificati dagli esperti e dalle società di categoria:
- Maggiore tutela dei diritti dei minori, con riduzione dei casi di abbandono e scomparsa dell’“area grigia” nella transizione all’età adulta
- Potenziamento della prevenzione, intercettazione precoce dei disagi evolutivi e riduzione degli accessi impropri ai servizi di emergenza
- Maggiore coerenza dei percorsi assistenziali e formazione di operatori più preparati sui bisogni specifici delle età evolutive
Contro principali e rischi operativi:
- Sovraccarico degli ambulatori pediatrici senza un effettivo potenziamento delle risorse
- Possibili cali nella qualità dell’assistenza per effetto dell’aumento del numero di assistiti
- Incertezza nella reale copertura territoriale, con attenzione specifica alle aree disagiate e ai contesti socioeconomici fragili
Cosa fare concretamente per garantire successo alla riforma:
- Avviare un vero confronto istituzionale, coinvolgendo Regioni, enti locali, professionisti sanitari e associazioni di tutela dei minori
- Potenziare le risorse dedicate alla pediatria, dal personale alle strutture, per non annacquare l’efficacia della misura
- Definire standard nazionali per la transizione assistenziale tra età evolutiva e adulta tanto nei servizi territoriali quanto negli ospedali
- Valutare periodicamente l’impatto della riforma tramite report di esito e indicatori di benessere fisico, psicologico e sociale dei minori
- Investire sulla ricerca pediatrica e sulla formazione continua degli operatori, promuovendo specializzazione e aggiornamento professionale.
La complessità della misura impone scelte consapevoli e risorse adeguate, in modo da superare i limiti storici di un’assistenza “a due velocità" e
garantire piena equità nell’accesso alle cure tra infanzia e adolescenza. Solo se accompagnata da una reale riorganizzazione del sistema e da una gestione condivisa tra tutti gli attori sanitari e istituzionali,
l’estensione della competenza pediatrica rappresenterà una reale opportunità di crescita sanitaria, sociale e culturale per il Paese.
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La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...