Per la prima volta i Btp italiani sono considerati più sicuri degli Oat francesi. Il Financial Times lo certifica: ecco quanto può valere questo sorpasso per chi ha Btp in portafoglio.
Per oltre un decennio l'ordine gerarchico del debito pubblico europeo sembrava scolpito nella pietra: la Germania in cima come riferimento di sicurezza assoluta, la Francia subito dietro come seconda economia solida dell'area euro, e l'Italia relegata tra i Paesi periferici, considerati più rischiosi e quindi costretti a pagare un premio più alto agli investitori per collocare i propri titoli di Stato. Quello schema, nato durante la crisi del debito sovrano dei primi anni Duemiladieci, ha condizionato per anni le scelte di milioni di risparmiatori e gestori professionali in tutto il mondo.
Oggi qualcosa di strutturale sembra essersi rotto. Il Financial Times, uno dei quotidiani economici più autorevoli al mondo, ha certificato quello che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: i Btp italiani sono considerati dai mercati più sicuri degli Oat francesi. Lo spread tra i titoli decennali dei due Paesi si è di fatto azzerato, e in alcune rilevazioni recenti risulta addirittura negativo per la Francia, di circa quattro punti base.
Il quotidiano britannico individua due motivi principali dietro questa inversione di tendenza. Il primo è la disciplina fiscale mantenuta dall'Italia negli ultimi anni, che ha permesso al rapporto tra debito pubblico e Pil di scendere dal 154% del 2020 all'attuale 139% circa. Il secondo è la stabilità politica di Roma, un elemento che i mercati finanziari valutano con estrema attenzione, perché un governo stabile riduce l'incertezza sulle scelte di bilancio future.
Sul fronte opposto, la Francia mostra segnali di affaticamento: il rapporto debito su Pil è salito al 117%, mentre il deficit pubblico si è ampliato oltre il 5% del Pil. A questo si aggiunge un contesto politico instabile, che negli ultimi anni ha reso più difficile per Parigi approvare manovre di bilancio credibili agli occhi degli investitori internazionali.
Per capire concretamente cosa significa tutto questo per un risparmiatore, è utile un esempio pratico. Supponiamo che qualche anno fa un investitore abbia acquistato un Btp con scadenza a 10 anni e cedola del 3,5%, pagando un prezzo di 95 euro ogni 100 euro di valore nominale, quando lo spread rispetto al Bund tedesco viaggiava intorno ai 180 punti base. Se oggi quello stesso spread è sceso a 82 punti base, il mercato richiede un rendimento complessivo più basso su quel titolo, e per ottenerlo il prezzo del Btp deve salire.
In termini semplificati, una riduzione dello spread di circa 100 punti base (cioè l'1%) su un titolo con scadenza residua di 10 anni può tradursi, per effetto della cosiddetta duration, in un aumento del prezzo di mercato di circa 8 o 9 punti percentuali. La duration misura, in sostanza, quanto è sensibile il prezzo di un'obbligazione alle variazioni dei tassi o dello spread: più lunga è la scadenza residua, maggiore è questa sensibilità.
Applicato al nostro esempio, un Btp comprato a 95 euro potrebbe oggi valere circa 103 o 104 euro, un guadagno potenziale intorno a 9 euro per ogni 100 euro investiti, che si aggiunge alle cedole già incassate nel frattempo.
Facciamo un secondo esempio, più concreto: chi ha investito 10.000 euro in Btp decennali in un momento di spread elevato potrebbe oggi ritrovarsi con un valore di mercato del proprio investimento vicino a 10.850 euro, senza aver mosso un dito, semplicemente per effetto del calo del rischio percepito sull'Italia. Aggiungendo le cedole già incassate nel tempo, il guadagno complessivo potrebbe risultare ancora più consistente.
Questo meccanismo non vale allo stesso modo per tutti i titoli di Stato. Un Bot a 6 mesi, essendo molto più a breve termine, risente in modo trascurabile delle variazioni di spread: lo stesso calo di 100 punti base produrrebbe un effetto sul prezzo di pochi decimi di punto percentuale, quasi impercettibile. Al contrario, un Btp trentennale amplificherebbe l'effetto ben oltre i 20 punti percentuali, proprio per la maggiore duration, rendendo i titoli a lunghissima scadenza molto più sensibili, sia in positivo che in negativo, ai cambiamenti della percezione del rischio Paese.
Un Btp a 5 anni, per fare un esempio intermedio, subirebbe invece un effetto più contenuto, nell'ordine del 4 o 5%, a parità di variazione dello spread. La scelta della scadenza non è quindi solo una questione di orizzonte temporale, ma anche di quanta volatilità si è disposti a tollerare.
Per chi valuta un nuovo investimento in Btp, il ragionamento cambia rispetto a chi possiede già titoli in portafoglio. Il rendimento attuale del Btp decennale, intorno al 4%, resta il dato più rilevante da osservare. Facciamo un calcolo semplice: investendo 10.000 euro in un Btp con cedola annua del 4%, un risparmiatore incasserebbe circa 400 euro lordi l'anno di interessi, a cui andrebbe sottratta la tassazione agevolata del 12,5% riservata ai titoli di Stato italiani, molto più bassa rispetto al 26% applicato ad altre forme di investimento finanziario. Il risultato è un rendimento netto di circa 350 euro annui, pari a poco meno di 30 euro al mese.
Va ricordato che questo rendimento non è garantito rimanga tale nel tempo: i mercati obbligazionari restano soggetti a oscillazioni anche significative, e il sorpasso sulla Francia potrebbe anche ridimensionarsi se la situazione politica o fiscale di uno dei due Paesi dovesse cambiare nei prossimi mesi.
Un aspetto che rafforza la portata della notizia riguarda il comportamento degli investitori istituzionali. Secondo quanto riportato dal Financial Times, si registrano segnali di una vera e propria riallocazione di capitali dai titoli francesi verso quelli italiani. Gli investitori giapponesi, tradizionalmente tra i maggiori detentori di debito pubblico francese, starebbero riducendo la propria esposizione verso Parigi, in un movimento che alcuni analisti definiscono storico per la sua portata simbolica prima ancora che finanziaria.
Anche le agenzie di rating hanno iniziato a riflettere questo cambiamento nei loro giudizi ufficiali, con un miglioramento del rating italiano, il primo di questo tipo dopo oltre due decenni, un segnale che ha contribuito ad alimentare l'interesse crescente verso i titoli italiani da parte di fondi pensione, compagnie assicurative e gestori patrimoniali esteri.
Chi possiede Btp acquistati quando lo spread era più ampio può ritrovarsi oggi con un guadagno potenziale a due cifre percentuali sul valore del proprio investimento, calcolabile stimando l'effetto della duration sulla variazione dello spread. Un investimento di 10.000 euro, come mostrato dall'esempio, potrebbe oggi valere diverse centinaia di euro in più rispetto al momento dell'acquisto, un beneficio che si somma alle cedole incassate nel tempo.
Chi invece valuta un acquisto oggi deve guardare soprattutto al rendimento cedolare attuale, intorno al 4% lordo, che si traduce in circa 350 euro netti l'anno per ogni 10.000 euro investiti, senza dare per scontato che il vantaggio dell'Italia sulla Francia sia permanente. Come sempre in ambito finanziario, la scelta più prudente resta quella di valutare ogni investimento in base ai propri obiettivi personali e, quando possibile, con il supporto di un professionista qualificato del settore.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...