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Smart working dai Caraibi, orario 14-22 e altre deroghe: il caso che fa sognare e discutere gli statali italiani

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Lo smart working nella Pubblica Amministrazione divide l’Italia: dal caso dei Caraibi agli orari flessibili, passando per normativa, diritti, limiti, differenze col privato e conseguenze su produttività e servizi.

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Lavorare dall’estero, in orari insoliti, e con piena autorizzazione dell’ente pubblico: un mix esplosivo che in questi giorni tiene banco nella discussione nazionale. La vicenda di un responsabile tecnico che svolge l’attività dalla Repubblica Dominicana con un orario non convenzionale ha portato a galla interrogativi profondi, tra possibilità di flessibilità e rischi di disparità, spaccando l’opinione tra chi invoca innovazione e chi teme abusi.

Il dibattito non è soltanto politico ma coinvolge sindacati, amministratori e cittadini e rischia di mettere in discussione modelli consolidati di lavoro nella Pubblica Amministrazione italiana. Da una parte si apre una nuova frontiera della flessibilità, dall’altra emergono preoccupazioni su controllo, produttività e rispetto della normativa.

L’urgenza ora è duplice:

  • capire quali margini consente davvero il lavoro agile nella PA,
  • analizzare le conseguenze di scintille così accese sulla credibilità e sulla gestione del lavoro pubblico in Italia.
La questione tocca punti chiave come diritto, efficienza, modernità e fiducia nelle istituzioni.

Il caso Calolziocorte: permesso speciale e il dibattito acceso

In una fase di grandi trasformazioni organizzative, il caso scoppiato a Calolziocorte (Lecco) si impone come simbolo di una sfida e di una crisi d’identità per il lavoro pubblico italiano. Il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune ha ottenuto l’autorizzazione a svolgere la propria attività lavorativa dalla Repubblica Dominicana con un orario adattato sulle esigenze personali: dalle 14 alle 22 ora italiana. Questa deroga, motivata da ragioni familiari, ha scatenato una tempesta di reazioni.

Dati alla mano, il permesso concesso rappresenta un caso raro, ma non unico, e risponde all’interno della Pubblica Amministrazione a esigenze particolari, già previste da una normativa che si sta rapidamente evolvendo.

Basta osservare le reazioni immediate:

  • Il confronto politico ha visto accuse incrociate sulla “fuga dalla realtà” degli statali e dubbi sulla tutela dell’interesse collettivo.
  • I sindacati si dividono tra chi difende la tutela dei diritti e chi, invece, teme storture e perdita di controllo sulle modalità lavorative.
  • I cittadini si chiedono se sia giusto concedere il lavoro a distanza così radicalizzato in un momento in cui si chiede a tutti sacrificio e presenza.
L’autorizzazione extra-ordinaria di lavoro in smart working all'estero è stata concessa per un periodo limitato e con precisi meccanismi di monitoraggio e controllo dei risultati, in linea con le nuove disposizioni del Contratto Collettivo Nazionale di settore. Tuttavia, il dibattito resta aperto fra chi chiede maggiori opportunità e chi salva l’efficienza amministrativa.

Smart working nella Pubblica Amministrazione: definizione, normativa e recenti novità

Il lavoro agile nel pubblico impiego italiano è disciplinato da una cornice normativa ben articolata. Secondo la normativa vigente, lo smart working è una modalità che si basa su organizzazione della prestazione per fasi, cicli e obiettivi, senza rigidi vincoli di luogo o orario, ma entro i limiti contrattuali.

Il CCNL Funzioni Centrali 2022–2024 (sottoscritto il 27 gennaio 2025), in particolare, ha inserito elementi innovativi come:

  • L’ampliamento delle condizioni di accesso, in presenza di condizioni di salute o carichi sociali (es. caregiver, famiglie con disabili o figli minori);
  • Equiparazione dei buoni pasto tra lavoratori in presenza e in modalità agile;
  • Previsione dettagliata delle fasce di contattabilità e diritto alla disconnessione;
  • Stabilizzazione dei diritti già introdotti in via sperimentale durante la fase emergenziale.
Restano tuttavia vincoli specifici: le attività devono essere remotizzabili, occorre un accordo individuale, non si applica al lavoro su turni o ad attività che richiedono costante uso di strumenti non remotizzabili. Il Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA) e la contrattazione integrativa giocano un ruolo centrale nella declinazione locale delle regole.

Le deroghe possibili: orari flessibili, luoghi extra UE e motivi familiari

Il caso oggetto di discussione pone attenzione sulle deroghe ammesse nella Pubblica Amministrazione. Negli ultimi contratti collettivi, con particolare rilievo per quello sottoscritto nel 2025, vengono definiti margini di flessibilità per consentire la prestazione da località fuori dall’Unione Europea o in orari non canonici in presenza di comprovate esigenze personali o familiari.

Le deroghe si articolano principalmente su:

  • Fasce orarie adattate, per rispondere a fusi orari e problematiche familiari, con indicazione minima delle ore di contattabilità (spesso concentrate sul pomeriggio/sera).
  • Luoghi extra UE, consentiti solo previa autorizzazione, con motivazione documentabile e vincoli di durata.
  • Motivi di salute o necessità di assistenza per familiari con disabilità, tutelate ex legge 104/1992.
La possibilità di lavorare con orario pomeridiano-serale come nel caso trattato, non implica per forza una violazione delle regole: la deroga è motivata da esigenze riconosciute da normativa e deve essere concordata tramite specifico accordo individuale.

In sintesi: Le deroghe sono possibili ma sempre sotto la lente della compatibilità con il servizio e in presenza di procedure di verifica stringenti.

Criteri di accesso e limiti per lavorare in smart working negli enti pubblici

L’accesso al lavoro agile nella PA non è un diritto automatico, ma deriva da un accordo individuale che disciplina nel dettaglio: giorni in remoto e in presenza, orari di contattabilità, obiettivi, prestazioni valutabili e modalità di monitoraggio.

Criteri principali di accesso:

  • Accordo scritto tra lavoratore e amministrazione
  • Remotizzabilità effettiva delle attività
  • Compatibilità con esigenze di servizio
  • Priorità a categorie protette o bisognose (fragilità sanitaria, caregiver, genitorialità)
  • Rispetto dei parametri tecnici e informatici (connessione sicura, strumenti idonei, privacy garantita).
Tra i limiti più frequenti: alcune attività restano escluse, come quelle su turni, di front-office o che richiedono l’impiego costante di strumentazione non remotizzabile. Lo smart working di norma non può essere prevalente (cioè non si può svolgere la maggior parte dei giorni lavorativi in remoto) salvo deroghe legate a condizioni documentate.

Importante poi il richiamo alla contrattazione integrativa di ente, dove è possibile prevedere criteri aggiuntivi di accesso o estensione.

Diritto alla disconnessione e gestione degli orari: tra teoria e realtà

Il diritto alla disconnessione per i dipendenti pubblici in modalità agile poggia oggi su basi contrattuali solide, ma l’attuazione pratica appare spesso ancora incerta. Il CCNL Funzioni Centrali stabilisce la necessità di pianificare la giornata di lavoro secondo:

  • Fasce di contattabilità: orari durante i quali il lavoratore deve essere reperibile
  • Fasce di inoperatività: periodi, tra cui almeno 11 ore consecutive e quello notturno (22:00–6:00), nei quali l’attività è sospesa
Gli errori comuni riscontrati:
  • Richiesta di disponibilità fuori orario da parte di dirigenti o colleghi
  • Mancanza di annotazione e rispetto delle ore di inoperatività
  • Confusione nel distinguere lavoro su base obiettivo da presenza virtuale
Se il diritto alla disconnessione non viene rispettato, è prevista la possibilità di segnalazione al dirigente e, se persiste, di formale diffida per tutela contrattuale, anche con assistenza legale.

Il dato chiave: la PA italiana si sta dotando di strumenti regolativi precisi, ma occorre ancora un cambio culturale per superare la logica del “controllo orario” e passare davvero alla gestione per obiettivi.

Impatto su produttività, attrattività e qualità dei servizi nella PA

L’estensione delle modalità flessibili e la settimana corta hanno effetti tangibili su produttività e capacità attrattiva della Pubblica Amministrazione. I dati emersi nell’ultimo biennio mostrano:

  • Riduzione dell’assenteismo
  • Miglioramento nella gestione delle emergenze e dei picchi di lavoro
  • Incremento della soddisfazione lavorativa e minore turnover
Le amministrazioni che hanno adottato una pianificazione accurata delle modalità flessibili evidenziano anche un deciso miglioramento della qualità dei servizi, soprattutto grazie a processi più snelli e alla riduzione dei tempi burocratici, oltre che a una digitalizzazione più efficace.

L’attrattività, soprattutto per i giovani e figure ad alta specializzazione, risulta rafforzata, mentre restano delle criticità sulle disomogeneità applicative tra enti territoriali diversi.

Reazioni sindacali e politiche: analisi delle posizioni a confronto

La reazione al caso dell’autorizzazione di smart working dai Caraibi restituisce un quadro variegato:

  • I sindacati si spaccano tra chi difende la possibilità delle deroghe riconoscendo l’esigenza di tutelare situazioni personali e chi invece teme una deriva di “privilegi individuali”, con effetti sul clima interno agli enti.
  • Le forze politiche si dividono fra innovatori e conservatori: da un lato si spinge per superare la rigidità degli orari e dei luoghi di lavoro, dall’altro si sottolinea il rischio di indebolimento del presidio pubblico e di possibile conflitto con il principio di uguaglianza tra lavoratori.
La discussione, pur accesa, sta però favorendo una migliore definizione delle regole di accesso e l’avvio di riflessioni – anche normative – sull’evoluzione della PA nel quadro europeo e internazionale.

Cosa cambia per i dirigenti e per i lavoratori: errori da evitare e buone prassi

La gestione di orari flessibili e prestazione a distanza richiede competenze nuove, sia per i dirigenti sia per il personale. Tra gli errori più tipici riscontrati:

  • Confondere disponibilità oraria con lavoro continuo
  • Non formalizzare gli accordi secondo le regole previste dai CCNL
  • Sottovalutare la necessità di formazione digitale
Le buone prassi, invece, si fondano su:
  • Redazione di accordi individuali chiari e dettagliati
  • Monitoraggio dei risultati e dei feedback ricevuti
  • Pianificazione condivisa delle esigenze di servizio
In quest’ottica, la trasparenza e la condivisione delle informazioni tra dirigenti e lavoratori rappresentano strumenti indispensabili per l’efficacia delle nuove modalità lavorative e per prevenire conflittualità interne.

Prospettive future, possibili conseguenze e sfide aperte

L’esperienza di smart working con orari adattati e fuori dai confini italiani pone la PA davanti a sfide imprescindibili per i prossimi anni. Se da un lato la flessibilità può certo migliorare la qualità della vita e accrescere l’attrattività del settore pubblico, dall’altro pone interrogativi sull’equità di accesso, sulla reale capacità di controllo e sull’adozione di strumenti tecnologici adeguati.

Tra le possibili conseguenze:

  • Ampio ricorso a modelli ibridi, combinando lavoro in presenza e a distanza in base a esigenze personali e organizzative
  • Maggiore specializzazione dei piani di organizzazione interni, con formazione digitale intensificata
  • Riflessi sul sistema di valutazione delle performance e sui criteri di riconoscimento del merito





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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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