La Corte Costituzionale analizza la legittimità delle leggi fiscali italiane e molto potrebbe cambiare già da quest'anno: quali sono le norme sotto la lente di ingrandimento
La Corte Costituzionale rappresenta una colonna portante nell’ordinamento italiano, incaricata di verificare che le leggi, incluse quelle tributarie, siano coerenti con i principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione. Negli ultimi anni, il tema della legittimità delle imposte è tornato al centro del dibattito giurisprudenziale, soprattutto per via di riforme e modifiche che, da un lato, cercano di assicurare un sistema fiscale più equo e, dall’altro, devono rispettare una cornice di regole costituzionali e comunitarie. L’attività di controllo costituzionale spazia dal vaglio delle limitazioni alle prove nel processo tributario fino all'Irap per le associazioni tra professionisti e ai tributi sugli extraprofitti energetici.
Questa funzione ha assunto nuova centralità a fronte delle recenti modifiche normative e dei ricorsi presentati da contribuenti e associazioni di categoria. Infatti, i pronunciamenti della Consulta incidono direttamente sulla vita dei cittadini e delle imprese, condizionando la certezza del diritto e il rapporto tra fisco e contribuente.
Il sistema tributario nazionale trova il suo perno negli articoli 53 e 3 della Costituzione. L’articolo 53 sancisce il dovere per ogni cittadino di concorrere alle spese pubbliche, in base alla capacità contributiva e secondo criteri di progressività. Si tratta di principi che richiedono che i tributi siano prelevati proporzionalmente alle risorse di ciascuno, con una particolare attenzione al rispetto di solidarietà ed equità sociale.
La Corte Costituzionale è costantemente chiamata a garantire che le leggi tributarie rispettino questi principi supremi. Non solo valuta la razionalità della distribuzione dei carichi fiscali, ma si pronuncia anche su nodi come la costituzionalità delle prescrizioni decennali dei tributi e delle imposizioni su specifiche categorie, come l’IRAP applicata a studi associati e professionisti. Emblematico è anche il controllo sulle norme relative al contributo sugli extraprofitti energetici, spesso oggetto di ricorsi per presunta violazione della capacità contributiva e della parità di trattamento.
L’analisi della Corte Costituzionale interessa, dunque, soprattutto:
La Corte discute anche la partita dei contributi di solidarietà imposti alle imprese energetiche per gli anni 2022 e 2023.
Le decisioni della Consulta costituiscono punti di riferimento imprescindibili per la giurisprudenza ordinaria e per il legislatore stesso, influenzando le politiche fiscali e stimolando talvolta interventi correttivi alle norme esistenti. Un altro fronte aperto è quello della limitatezza nelle prove nel processo tributario, ambito in cui la Corte garantisce che non siano lesi i principi del giusto processo e della difesa.
In questo contesto, il controllo della Corte costituzionale rappresenta lo strumento attraverso il quale si verifica la conformità delle scelte legislative ai principi di uguaglianza e giustizia tributaria, consentendo di mantenere un costante equilibrio tra le esigenze dello Stato e la tutela dei diritti individuali.
I recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione, culminati con la rimessione alla Consulta da parte della Corte di Giustizia Tributaria della Toscana (sent. 2950/2025), aprono scenari di significativo impatto per il diritto tributario italiano. La risoluzione del conflitto sulla retroattività della lex mitior (la legge più favorevole) è ora affidata alla Corte Costituzionale, che dovrà chiarire se la disciplina ex art. 5 D.Lgs. 87/2024 sia effettivamente compatibile con i principi supremi dell’ordinamento.
Un ulteriore elemento di novità riguarda le modalità di rimessione delle questioni: i giudici tributari, come confermato da recenti ordinanze, possono sollevare direttamente questione di costituzionalità sulla disciplina delle sanzioni, evidenziando un rafforzamento del controllo diffuso nel processo tributario.
Nei prossimi mesi, la Consulta potrebbe essere chiamata a esprimersi anche su ulteriori profili, come la prescrizione decennale dei tributi e le limitazioni probatorie a carico delle parti. Se la Corte dovesse dichiarare l’illegittimità di alcune delle recenti norme, l’intero impianto sanzionatorio varato nel 2024 rischierebbe di essere modificato a beneficio dei contribuenti. Questo comporterebbe possibili effetti di rimborso su sanzioni già irrogate, la necessità di adeguamento dei sistemi informatici dell’amministrazione finanziaria e una revisione delle strategie difensive per chi opera nel contenzioso tributario.
La posta in gioco è elevata: da una parte la tutela dell’equilibrio dei conti pubblici e della credibilità internazionale, dall’altra il rafforzamento delle garanzie per i contribuenti attraverso una maggiore coerenza con i principi di proporzionalità, eguaglianza e legalità.
L’attesa per il giudizio della Corte Costituzionale genera una significativa incertezza operativa. I contribuenti e i professionisti dovranno valutare attentamente le strategie difensive e le possibilità di riapertura dei procedimenti per ottenere l’applicazione retroattiva delle possibili norme più favorevoli: