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Transizione 4.0 e 5.0 2026: il punto aggiornato della situazione e i prossimi passaggi attesi

di Marcello Tansini pubblicato il
Transizione 4 0 5 0 2026 punto aggiornat

La Transizione 4.0 e 5.0 ridefinisce il panorama degli incentivi alle imprese: tra novità normative, nuove scadenze e meccanismi fiscali, il 2026 si delinea come anno chiave per innovazione e competitività

Le imprese italiane sono in una fase cruciale per la crescita tecnologica e digitale, grazie ai sistemi incentivanti messi a punto negli ultimi anni. In particolare, i recenti aggiornamenti legislativi hanno introdotto nuove regole e scadenze relative ai piani Transizione 4.0 e Transizione 5.0, interessando profondamente sia chi aveva già intrapreso investimenti sia le aziende pronte ad avviare nuovi progetti di innovazione.


Negli ultimi mesi, due elementi hanno modificato il panorama: da un lato, la proroga al 31 marzo 2026 per la trasmissione delle comunicazioni di completamento degli investimenti tecnici 4.0 effettuati entro il termine del 31 dicembre 2025; dall’altro, la riapertura della piattaforma GSE per i richiedenti Transizione 5.0 rimasti “in lista d’attesa” dopo l’esaurimento dei fondi. Entrambe le iniziative sono state attuate per fornire maggiore flessibilità e garantire che un numero più ampio di imprese possa accedere agli strumenti agevolativi.

La Manovra Finanziaria 2026 ha inoltre segnato un passaggio significativo reintroducendo l’iperammortamento, con una revisione delle aliquote e delle regole, e, di particolare rilievo, la prospettiva di eliminare il vincolo della produzione UE sui beni strumentali incentivati. Questo nuovo corso punta a rafforzare l’attrattività degli investimenti, semplificare la fruizione degli incentivi e rispondere in maniera flessibile alle esigenze del tessuto produttivo, sempre più orientato all’innovazione e alla digitalizzazione.

Scadenze, procedure e vincoli: cosa cambia tra vecchie e nuove regole e a chi spettano gli incentivi

L’evoluzione normativa degli incentivi negli ultimi anni ha portato a un livello di sofisticazione che richiede attenzione nei dettagli e nelle tempistiche per beneficiare delle misure. Gli ultimi provvedimenti regolamentano puntualmente sia il piano Transizione 4.0 che quello 5.0, con alcuni passaggi procedurali centrali:

  • Proroga delle scadenze: la presentazione della comunicazione di completamento degli investimenti 4.0, conclusi entro il 31 dicembre 2025, è ora ammessa fino al 31 marzo 2026. Le aziende che hanno ricevuto comunicazione di nuova disponibilità di risorse dal GSE devono effettuare la conferma entro 30 giorni dalla ricezione, per poi trasmettere il completamento entro la medesima scadenza.
  • Accesso e requisiti: il credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti e alle stabili organizzazioni di soggetti non residenti con investimenti in beni strumentali nuovi, materiali o immateriali, destinati a strutture produttive in Italia, purché in regola con la normativa su sicurezza e adempimento degli obblighi previdenziali.
  • Divieto di cumulo: i crediti d’imposta previsti dai piani 4.0 e 5.0 non sono cumulabili per gli stessi beni. È quindi richiesta una dichiarazione formale in cui si opta per una delle due agevolazioni, con relative procedure di rinuncia per la misura non prescelta.
  • Le scadenze per Transizione 5.0: i soggetti che hanno presentato comunicazione preventiva in data successiva al 6 novembre 2025, tecnicamente ammissibili ma rimasti privi di fondi per esaurimento risorse, hanno una finestra fino al 28 febbraio 2026 per completare la procedura e trasmettere tutta la documentazione tramite il portale GSE.
La procedura si articola in tre fasi principali:
  • Comunicazione preventiva, con l’indicazione degli investimenti programmati e del relativo credito richiesto;
  • Conferma dell’acconto (minimo 20% del costo), trasmessa entro 30 giorni dalla comunicazione preventiva;
  • Completamento, da comunicare entro 31 marzo 2026 per i progetti 4.0, oppure entro 28 febbraio 2026 per i 5.0 “in lista d’attesa”.
Per accedere all’agevolazione è necessario rispettare l’ordine cronologico di invio delle comunicazioni via piattaforma GSE, firmate digitalmente dal rappresentante legale. In caso di mancato rispetto delle nuove regole di trasmissione, la priorità della prenotazione può essere persa.

Documentazione richiesta: le imprese sono tenute a produrre perizia tecnica asseverata (o dichiarazione del legale rappresentante per investimenti sotto 300.000 euro), confermare l’interconnessione dei beni agevolati al sistema gestionale e, in caso di 5.0, presentare anche una certificazione ex post e attestare la compatibilità energetica del progetto.
Per la corretta fruizione del credito in compensazione (Modello F24), la normativa precisa:

  • l’anno di riferimento va sempre indicato quello di completamento comunicato al GSE
  • errori comportano lo scarto della delega F24 e la necessità di ripetere la procedura.
Chi resta escluso: imprese in stato di liquidazione, fallimento o altre procedure concorsuali, oltre a quelle destinatarie di sanzioni interdittive, non possono accedere agli incentivi attuali. Sono invece compresi esercenti arti e professioni, soggetti in regime forfetario e imprese agricole/marittime (limitatamente ai beni tradizionali per il solo credito d’imposta 4.0).

Dal credito d’imposta al nuovo iperammortamento: aliquote, novità sulla territorialità e prossimi sviluppi attesi

L’anno in corso rappresenta uno spartiacque per le politiche di sostegno agli investimenti tecnologici e digitali. Fino alla fine del 2025, il cardine delle agevolazioni era costituito dal credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali materiali e immateriali, strutturato su aliquote progressivamente decrescenti in relazione all’entità dell’investimento:

Fino a 2,5 mln euro Credito pari al 50%
Da 2,5 a 10 mln euro Credito pari al 30%
Oltre 10 mln, fino a 20 mln Credito pari al 10%

Dal 2026, l’iperammortamento torna a essere il paradigma dominante, sostituendo i precedenti regimi. La misura, appena reintrodotta con la Manovra 2026, comporta una maggiorazione della base ammortizzabile fino al 180% per gli investimenti effettuati tra il 2026 e il 2028, accentuando quindi l’efficacia dell’incentivo rispetto al solo credito d’imposta.

Una delle novità più attese riguarda la territorialità dei beni agevolabili: il governo ha annunciato la rimozione della cosiddetta "clausola made in Europe", ammettendo quindi all’iperammortamento anche beni prodotti al di fuori dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo. Questo passaggio elimina un vincolo che, nelle versioni precedenti, aveva limitato la libertà di scelta dei soggetti beneficiari e aumentato il rischio di incrementi nei costi di investimento.

Le regole e le condizioni di accesso sono in fase di definizione, ma già emergono alcuni punti salienti:

  • Soggetti beneficiari: titolari di reddito d’impresa che realizzano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali nuovi tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028;
  • Aliquote differenziate: l’intensità della maggiorazione varia in base all’importo e alla tipologia di beni;
  • Criteri di interconnessione e pertinenza: restano confermati i requisiti tecnici legati all’inclusione nei nuovi allegati III-bis e III-ter della legge; tra questi, l’interconnessione al sistema produttivo aziendale costituisce un requisito fondante;
  • Possibilità di ammettere investimenti esteri senza limiti territoriali;
Il superamento della soglia UE per la produzione dei beni agevolabili, abbinato alla flessibilità delle aliquote dell’iperammortamento, rappresenta un’innovazione strategica nel sistema di incentivo. I

Prossimi sviluppi: le aziende attendono la pubblicazione del decreto attuativo che stabilirà i dettagli definitivi, soprattutto per quanto riguarda le maggiorazioni in relazione agli obiettivi di innovazione, la gestione delle domande presentate con il regime precedente e le modalità di fruizione dell’incentivo in compensazione sui modelli dichiarativi.