Nel 2026, la scelta tra ETF e fondi di investimento rappresenta una delle principali decisioni strategiche per chi cerca rendimento, sicurezza e flessibilità nella composizione del portafoglio. L'Italia, riflettendo una tendenza già consolidata in Europa, vede una crescita costante di strumenti come gli Exchange Traded Fund, capaci di offrire accesso ai mercati globali anche con piccoli capitali e un costante miglioramento dell'efficienza operativa.
Allo stesso tempo, i fondi mantengono una quota importante nella gestione dei risparmi privati grazie alla loro lunga tradizione e varietà di soluzioni, ma sono sottoposti a una pressione crescente da parte di una clientela sempre più informata e sensibile alle condizioni di mercato.
ETF e fondi di investimento: differenze strutturali e logica
L'approccio gestionale distingue ETF e fondi di investimento. I primi, in gran parte, replicano passivamente l'andamento di un indice di riferimento, garantendo trasparenza nella composizione e una negoziazione continua sui mercati regolamentati. Questa particolare struttura comporta costi di gestione ridotti rispetto ai tradizionali fondi a gestione attiva e consente di minimizzare l'intervento umano, affidando performance e rischio essenzialmente al mercato di riferimento. Gli ETF sono quotati in Borsa e si acquistano e vendono come una qualsiasi azione, facilitando la liquidità delle posizioni.
I fondi di investimento, invece, possono adottare sia la gestione attiva che passiva. Nei fondi attivi, un team di gestori seleziona titoli e mercati con l'obiettivo di battere il benchmark di riferimento, attraverso analisi di mercato e strategie di asset allocation mirate. Tuttavia, questa ricerca di alpha comporta costi più elevati per la struttura interna, la ricerca e le commissioni di performance.
Si può così schematizzare la distinzione principale:
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ETF: gestione prevalentemente passiva, bassi costi, elevata liquidità, trasparenza totale, adatti a chi cerca diversificazione efficiente e accesso rapido ai mercati.
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Fondi di investimento: gestione attiva o passiva, variabilità dei costi, liquidità meno immediata (acquisto/vendita a NAV), maggiore spazio per strategie personalizzate, capacità di copertura e controllo del rischio su misura.
La struttura degli ETF si presta particolarmente al risparmiatore moderno, che desidera
flessibilità operativa, controllo dei costi e facilità di accesso ai principali mercati finanziari, mentre i fondi rimangono preferiti dai profili che attribuiscono valore alla delega, o ricercano soluzioni specialistiche difficilmente replicabili con ETF generici.
Crescita e tendenze degli ETF: dati, protagonisti e fattori
L'espansione degli ETF nel mercato europeo e italiano ha assunto proporzioni straordinarie. Nel 2025, gli asset degli ETF in Europa hanno superato i 3.000 miliardi di dollari, con un incremento del 13,9% su base annua per il solo comparto iShares di BlackRock. In Italia si prevede che il numero degli investitori in ETF salga a 3,5 milioni entro la fine del 2026, quasi il 50% in più rispetto all'anno precedente. I motivi di questa accelerazione sono:
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Efficienza dei costi rispetto ai fondi tradizionali, con commissioni spesso sotto lo 0,20% per i prodotti passivi e contenute anche per i più sofisticati ETF attivi.
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Negoziazione flessibile e trasparenza: la possibilità di acquistare e vendere durante l'intera seduta borsistica e la chiarezza immediata sulla composizione degli investimenti.
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Domanda crescente di diversificazione istantanea, resa possibile anche con piccoli capitali.
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Innovazioni tecnologiche nel settore fintech e maggiore competenza finanziaria soprattutto delle nuove generazioni.
I leader di mercato includono società globali come BlackRock, Xtrackers, Amundi, Vanguard e Invesco, che
presidiano la quasi totalità dell'offerta nazionale. Il segmento degli ETF attivi, in particolare, ha triplicato la propria quota in Europa raggiungendo oltre 60 miliardi di euro e più di 350 strumenti quotati, mostrando una
decisa preferenza per soluzioni flessibili e personalizzabili. Le prospettive indicano un'ulteriore crescita dell'utilizzo degli ETF sia da parte di investitori retail che istituzionali, sostenuta dalla ricerca di strumenti fiscali efficienti, dalla dinamicità della domanda e da una crescente competizione tra fornitori internazionali.
ETF attivi vs ETF passivi: vantaggi, limiti e innovazioni
Il dibattito tra ETF attivi e passivi si concentra su tre aspetti chiave: il costo, la possibilità di sovraperformare il mercato e la gestione del rischio. Gli ETF passivi replicano fedelmente indici azionari, obbligazionari o settoriali, risultando estremamente efficienti sotto il profilo dei costi e trasparenti. Conservano una volatilità pari all'indice di riferimento, il che significa performance prevedibili ma nessuna promessa di extra-rendimento.
Gli ETF attivi, invece, sono gestiti da team dedicati che prendono decisioni discrezionali con l'obiettivo di ottenere un alfa incrementale rispetto al benchmark. Questo comporta:
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Vantaggi: possibilità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti di mercato, sfruttando opportunità non riflesse negli indici; approccio flessibile e personalizzazione crescente; uso di strategie innovative, tra cui utilizzo di dati alternativi e tecniche derivate per la generazione di reddito.
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Limiti: costi leggermente superiori rispetto ai passive, rischi di tracking error, possibilità di underperformance, che dipende dalle capacità del gestore.
Le nuove strategie gestite hanno portato alla nascita di
ETF tematici, factor-based e derivative-income, che offrono non solo esposizioni a settori specifici o trend mondiali (ad esempio transizione energetica, digitale, innovazione tecnologica), ma consentono anche l'accesso a
asset class tradizionalmente illiquide (come private equity o asset cartolarizzati) in forma liquida e standardizzata.
La capacità degli ETF attivi di evolversi per soddisfare le esigenze di una platea sempre più ampia di investitori rappresenta uno degli elementi di maggior interesse del settore nel 2026.
Perché nel 2026 gli ETF possono battere i fondi
Le analisi di banche, gestori e centri di ricerca sono convergenti: nel 2026 la struttura innovativa, la maggiore efficienza fiscale e i costi contenuti degli ETF offriranno vantaggi concreti rispetto ai fondi tradizionali. Rapporti di gruppi come Goldman Sachs, McKinsey e BlackRock spiegano perché nel nuovo contesto gli strumenti negoziati in borsa sono preferiti sia da clienti privati sia istituzionali:
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Costi di gestione e commissioni più basse permettono agli investitori di trattenere una quota superiore del rendimento lordo, senza intaccare la qualità della diversificazione.
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Liquidità intraday con la possibilità di movimentare somme rilevanti istantaneamente, a differenza dei fondi che vengono valorizzati a fine giornata (NAV) e possono richiedere giorni per il disinvestimento.
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Trasparenza totale sulla composizione e sulle singole esposizioni, elemento sempre più rilevante per le esigenze regolamentari e per la gestione prudente del rischio.
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Semplicità di accesso e personalizzazione crescente, con prodotti sempre più tematici e armonizzati anche per esigenze fiscali (Irlanda e Lussemburgo per investitori italiani).
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Innovazione costante, inclusa la progressiva adozione di tecnologie di intelligenza artificiale nella costruzione di portafogli e l'introduzione di ETF tokenizzati per efficienza fiscale ed esposizioni nuove.
Il
rapporto rischio/rendimento degli ETF si mostra sempre più competitivo, con rendimenti che, storicamente per la componente azionaria, si attestano tra l'8% e il 10,5% annuo su archi temporali lunghi, un risultato difficilmente eguagliato dai fondi gestiti attivamente al netto di costi e commissioni.
Infine, la progressiva democratizzazione degli strumenti, sostenuta anche dal diffondersi di piattaforme online e di soluzioni di consulenza digitale, rende l'allocazione tramite ETF accessibile a investitori di ogni dimensione e conoscenza finanziaria.
Come ETF e fondi si comportano in fasi di volatilità e crisi
Le fasi di stress finanziario e volatilità rappresentano un banco di prova per ogni strumento d'investimento. Gli ETF, grazie alla loro liquidità e standardizzazione, consentono all'investitore di agire tempestivamente nelle fasi di turbolenza, riducendo la difficoltà e i ritardi operativi che possono penalizzare il fondo tradizionale. Tuttavia, tale liquidità può anche comportare un rischio emotivo: la facilità di disinvestimento rischia di alimentare comportamenti impulsivi, in particolare nei momenti di alta volatilità.
Dal lato dei fondi di investimento, la composizione chiusa e la limitata frequenza di quotazione agiscono da ammortizzatore nei confronti delle ondate di panico, ma possono limitare la possibilità di intervenire per bloccare le perdite o cogliere opportunità non appena emergono. Dal punto di vista del rischio, va considerato che:
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Gli ETF sono soggetti prevalentemente al rischio di mercato sistemico, riflettendo le oscillazioni degli indici correlati alle dinamiche globali.
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I fondi possono risentire anche di rischi specifici legati alla selezione dei titoli, alla strategia del gestore con potenziali rischi di underperformance rispetto all'indice di riferimento.
Vantaggi degli ETF per fiscalità, liquidità e accesso al mercato
L'efficienza fiscale rappresenta uno dei maggiori punti di forza degli ETF, soprattutto in confronto ai fondi tradizionali, grazie alla presenza di comparti ad accumulazione che consentono di posticipare la tassazione dei proventi alla vendita delle quote. In Italia, inoltre, scegliere ETF armonizzati domiciliati in Irlanda o Lussemburgo permette di
evitare doppie imposizioni e semplificare la rendicontazione fiscale. Un ulteriore pregio riguarda le
minusvalenze: attraverso una gestione attiva delle tempistiche di disinvestimento, è possibile compensare eventuali perdite con future plusvalenze su un periodo di quattro anni, ottimizzando così il rendimento netto.
Dal punto di vista operativo:
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La liquidità intrinseca agli ETF facilita le movimentazioni, anche di grandi volumi, senza incidere eccessivamente sui prezzi, aspetto rilevante nei portafogli di dimensione rilevante.
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L'accesso ai mercati globali avviene in tempo reale, con possibilità di esposizione a singoli settori, aree geografiche o strategie innovative difficilmente replicabili con strumenti comuni.
La combinazione di questi elementi sta portando
sempre più investitori a prediligere gli ETF rispetto ai fondi, non solo per i vantaggi economici, ma anche per la capacità di gestire liquidità, ottimizzare il carico fiscale e approfittare di una gamma di soluzioni in costante aggiornamento.
Ccome costruire un portafoglio vincente tra ETF e fondi 2026
La costruzione di un portafoglio efficace nel 2026 passa attraverso l'adozione di strategie che massimizzano la diversificazione e controllano il rischio. Tendenze suggeriscono di partire da una solida base di ETF multi-asset globali per garantire un'esposizione efficiente ed economica a mercati sviluppati, emergenti e a diversi settori. Una quota mirata può essere allocata a fondi attivi o ETF tematici, sfruttando la capacità di selezionare società innovative o settori ad alto potenziale.
Un approccio disciplinato prevede:
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Utilizzo del dollar cost averaging per ridurre l'impatto della volatilità e mediare i prezzi di acquisto.
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Gestione attenta della fiscalità, privilegiando strumenti ad accumulazione e pianificando le vendite per compensare minusvalenze nel tempo.
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Integrazione di titoli di Stato o obbligazioni tramite ETF per stabilizzare i rendimenti nei periodi di incertezza.
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Revisione periodica delle allocazioni, adattando il mix tra passivo (ETF) e attivo (fondi o ETF attivi) in risposta ai cambiamenti macroeconomici e alle nuove opportunità di mercato.
L'inserimento di quote in ETF attivi, factor-based o sector-specific, consente di perseguire alpha incrementali con un controllo più stretto della volatilità rispetto ai fondi puramente gestiti, mentre i fondi restano adatti a esigenze personalizzate o di nicchia.
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