Le trattative sul rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027 affrontano innovazione, tutele e nuove prospettive salariali, mostrando riflessi importanti anche per il futuro degli enti locali e il pubblico impiego
Il panorama del lavoro pubblico italiano sta attraversando una fase di significativa evoluzione, come testimoniato dall’apertura delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027. Questi incontri sono partiti all’inizio di gennaio 2026, con la chiara intenzione di rispettare le tempistiche previste e portare a termine il percorso contrattuale entro l’arco temporale di riferimento. Il CCNL Funzioni Centrali interessa dipendenti di Ministeri, Enti pubblici non economici, Agenzie fiscali e altri organismi statali.
La trattativa si inserisce in un contesto caratterizzato da diverse spinte all’innovazione, alla valorizzazione delle competenze e all’adeguamento delle condizioni contrattuali alle esigenze emergenti della pubblica amministrazione e dei suoi dipendenti. Fin dalle prime fasi di confronto in sede ARAN, sono emerse alcune direttrici prioritarie di intervento, che rispondono all’obiettivo di migliorare non solo il potere d’acquisto attraverso progressivi aumenti retributivi, ma anche di introdurre strumenti capaci di rispondere alle nuove sfide organizzative e tecnologiche. Di particolare rilievo risultano l’incremento salariale scaglionato (si prevede un passaggio dai 55 euro lordi del 2025 fino ai 167 euro lordi a regime per il 2027) e la discussione intorno all’evoluzione della settimana lavorativa corta, all’estensione del telelavoro, alla formazione e ai percorsi di crescita professionale.
Le discussioni sul nuovo rinnovo contrattuale ruotano attorno a tre grandi direttrici: l’innovazione tecnologica (in particolare l’introduzione dell’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e la flessibilità organizzativa), il rafforzamento delle tutele personali e sociali e la crescita delle prospettive salariali. Tali temi rappresentano il fulcro degli incontri tra ARAN e le organizzazioni sindacali, costituendo la base su cui definire il nuovo assetto del CCNL Funzioni Centrali.
Tra gli interventi normativi più discussi si segnalano le misure introdotte dalla legge 106, che ha inciso su aspetti delicati del rapporto di lavoro. Sono previste 10 ore annue di permessi aggiuntivi e la possibilità di congedi non retribuiti fino a 24 mesi per lavoratori o genitori di minori con invalidità superiore al 74%.
Dal lato organizzativo e sindacale, i sindacati hanno sottolineato la necessità di:
Altri aspetti chiave oggetto di confronto includono:
Nel seguente schema riassuntivo vengono sintetizzati alcuni degli elementi centrali oggetto di discussione:
| Ambito | Argomento | Tendenza proposta |
| Salari | Aumenti progressivi (55€ nel 2025, 167€ nel 2027) | Incremento garantito |
| Permessi e congedi | Estensione per gravi patologie | Potenziamento tutele |
| Settimana corta e telelavoro | Sperimentazione ed estensione | Maggiore flessibilità |
| Formazione e crescita | Valorizzazione competenze, giovani | Percorsi dedicati |
| Innovazione | Intelligenza Artificiale e digitalizzazione | Partecipazione e regolazione condivisa |
L’impatto delle scelte contrattuali adottate per il comparto statale si riflette spesso sulle condizioni normative ed economiche di altri settori del pubblico impiego, inclusi gli Enti Locali. La portata delle misure discusse nell’ambito del rinnovo 2025-2027 è destinata, infatti, a superare i confini ristretti delle amministrazioni centrali, ponendosi come riferimento (anche indiretto) per i successivi rinnovi dei contratti del comparto enti regionali e locali.
L’applicazione di nuovi istituti su permessi, congedi, telelavoro e innovazione, così come l’eventuale revisione dei meccanismi di progressione professionale e riconoscimento economico, rischia di generare una spinta omogeneizzante verso condizioni più favorevoli anche per il personale di Regioni, Comuni e altri Enti territoriali. Le trattative in corso testimoniano l’attenzione a una armonizzazione normativa su scala nazionale, per evitare disparità nel trattamento di lavoratrici e lavoratori che svolgono funzioni pubbliche analoghe, ma in enti diversi.
Di conseguenza, il mondo degli Enti Locali osserva con particolare interesse le decisioni prese a livello centrale perché: