Una vincita milionaria può diventare il fulcro di un acceso conflitto familiare, soprattutto quando le questioni di mantenimento si intrecciano a leggi e sentimenti. Un caso che fa riflettere su diritto, legami e società.
In un piccolo centro della provincia trevigiana una sorprendente vincita al gioco ha acceso i riflettori non solo su questioni finanziarie, ma anche sui delicati equilibri familiari e giuridici. Un pensionato sessantottenne si è ritrovato improvvisamente al centro dell’attenzione dopo aver ottenuto un premio milionario grazie a un biglietto del "Turista per Sempre". Una fortuna che, anziché consolidare i legami, ha portato all’emersione di profonde divisioni – tanto da sfociare in una potenziale causa legale tra padre e figlio. Conflitti ancorati a risentimenti e aspettative irrisolte hanno così preso il sopravvento, sollevando interrogativi su diritti, doveri e il vero valore della solidarietà familiare.
L’origine della vicenda affonda le radici in Volpago del Montello, dove, circa una settimana prima, un ex impiegato oggi in pensione si è aggiudicato 1 milione e 768 mila euro grattando il biglietto del concorso "Turista per Sempre". La struttura di questa vincita, tipica del concorso, prevede un’erogazione in parte immediata e in parte sotto forma di una rendita costante: il vincitore riceverà, per i prossimi vent’anni, un vitalizio di 6.000 euro mensili.
Il contesto familiare è stato descritto come tutt’altro che sereno. Il rapporto tra l’uomo e il suo unico figlio, quarantenne laureato in lettere e disoccupato, soffriva di antichi dissapori, acuiti dopo che il padre, rimasto vedovo, ha deciso di risposarsi. Il figlio, dopo anni trascorsi con il genitore, si era trasferito a Faenza, senza però riuscire, a dispetto degli studi, a trovare una collocazione professionale stabile, svolgendo solo lavori saltuari o a termine.
La notizia della vincita, comunicata dal padre, ha rappresentato uno spartiacque. L’uomo già titolare di una pensione considerata soddisfacente e proprietario di più immobili, ha visto la propria situazione finanziaria migliorare in modo notevole e immediato. Questo miglioramento, secondo il figlio, avrebbe dovuto tradursi in una maggiore disponibilità economica verso di lui. Da qui è nata l’aspettativa di un contributo, ritenuto legittimo sulla base delle nuove possibilità del capofamiglia.
La richiesta di sostegno non ha trovato un riscontro favorevole. Il padre, pur informando apertamente il figlio della vincita, lo ha escluso fin da subito da qualsiasi beneficio, decisione che ha innescato le tensioni successive. Il quadro generale mostra quindi, accanto alla fortuna economica del vincitore, un mosaico di sentimenti complessi, diverbi e attese inespresse, dove la dimensione economica e quella affettiva si intrecciano in modo indissolubile.
La radice dello scontro si intreccia con contrasti relazionali lungo tutta la storia familiare. Dal quadro emerso, il padre, dopo aver annunciato la propria vincita, ha subito dichiarato che "non avrebbe allungato nemmeno un euro" al figlio, evidenziando – secondo i resoconti dei conoscenti – una rottura precedentemente mai del tutto sanata. “Non ho intenzione di destinare alcuna parte di quei soldi a mio figlio per aiutarlo a mantenersi” sarebbe stata la dichiarazione netta del pensionato.
La risposta del quarantenne non si è fatta attendere. Sentendosi escluso e indignato, il figlio – che aveva già manifestato disagio a causa di un percorso lavorativo segnato da incertezze e impieghi a tempo – ha interpretato il diniego paterno non solo come una questione economica, ma come l’ennesimo episodio nell’interminabile serie di attriti e fraintendimenti tra i due.
Motivazioni del figlio: il quarantenne ha sottolineato che, alla luce del sensibile aumento delle possibilità economiche del padre, sarebbe legittimo aspettarsi un aiuto soprattutto considerato che, prima della vincita, l’uomo poteva già contare su una pensione e su una situazione immobiliare solida. La mancanza di un lavoro stabile avrebbe acuito, nella percezione del figlio, il senso di “diritto” a un mantenimento – ragione per cui, dopo l’ennesimo scontro, ha deciso di rivolgersi a una associazione e a un team legale per valutare i propri diritti.
Il risentimento reciproco si è così incanalato in un confronto dal risvolto giuridico, diventando uno specchio di una più ampia discussione sociale sulle aspettative intergenerazionali, sui doveri familiari e sul significato del sostegno tra parenti adulti.
Con la rottura definitiva del dialogo, il quarantenne ha affidato il proprio caso a una realtà legale con sede a Bologna, ponendo il quesito che molti in Italia si sono posti almeno una volta: un figlio adulto disoccupato può pretendere un assegno di mantenimento dal genitore, specie se quest’ultimo conosce una rapida ascesa economica?
Gli avvocati incaricati hanno espresso che – in presenza di determinate condizioni – il diritto ad un sostegno economico non si estingue automaticamente con la maggiore età del figlio. La richiesta, formalmente indirizzata al pensionato, ammonta a circa 1.800 euro mensili, cifra calcolata tenendo conto della rendita lasciata in eredità dalla fortunata giocata.
Obiettivo della parte legale non è la querela immediata. Il legale incaricato, Stefano Rossi, ha dichiarato che prima di approdare a una soluzione giudiziale si perseguirà “un accordo transattivo”. Questa scelta si fonda anche sull’idea che il contenzioso possa avere effetti laceranti e indesiderati, sia sul piano personale sia sull’immagine di entrambe le parti, oltre ai tempi e ai costi associati alle procedure civili.
Il Codice Civile italiano, all’articolo 337-septies e nelle disposizioni correlate, affronta il tema del mantenimento dei figli maggiorenni "non indipendenti economicamente". Il principio cardine è che il diritto all’assegno di mantenimento non decade automaticamente con la maggiore età, ma termina solo quando il figlio raggiunge un’autonomia adeguata rispetto alla propria formazione e alle possibilità concrete del mercato del lavoro.
Secondo giurisprudenza consolidata (tra cui numerose sentenze della Corte di Cassazione), l’obbligo può sussistere anche per i figli maggiorenni, a patto che la loro permanenza in uno stato di bisogno dipenda da fattori oggettivi e non da scelta personale o colpevole inerzia:
La recente attenzione sociale sul tema – acuita dai profondi mutamenti del mercato lavorativo e dalle incertezze giovanili – pone in rilievo la necessità di un bilanciamento fra diritto all’indipendenza e tutela effettiva da situazioni di disagio economico, specialmente in presenza di famiglie con progressive fratture nei rapporti personali.
Nel caso in cui la questione approdasse di fronte a un giudice, la decisione sarà fortemente influenzata dall’esame delle circostanze specifiche di entrambe le parti. I tribunali valutano:
Un caso di questo genere ha implicazioni oltre il singolo nucleo familiare poiché apre il dibattito sulle condizioni al contorno in cui il mantenimento è da reputarsi dovuto, soprattutto quando sono coinvolte vincite straordinarie e rapporti fortemente compromessi. La sentenza potrà quindi incidere sulle future interpretazioni dei tribunali – soprattutto qualora stabilisse nuovi parametri rispetto all’integrazione delle vincite occasionali nell’assegno di mantenimento – rafforzando o ridefinendo il quadro normativo.
Le implicazioni sociali e giuridiche, dal punto di vista degli studiosi del diritto, potrebbero segnare un nuovo approccio alle controversie tra figli non autosufficienti e genitori economicamente avvantaggiati, specie per casi simili.