Come funziona il periodo di prova sul lavoro secondo leggi aggiornate 2022-2023

Il periodo di prova può essere espresso in giorni, settimane o mesi, ma in tutti i casi, datore e lavoratore devono rispettare le norme vigenti. Ecco quali sono.

Come funziona il periodo di prova sul la

Il periodo di prova precede l'instaurazione del rapporto di lavoro vero e proprio. Il datore di lavoro e il lavoratore hanno la possibilità di recedere dal contratto in tempi rapidi e senza motivo. Consente al datore di lavoro di controllare le competenze del dipendente e di quest'ultimo di verificare che la posizione e l'azienda corrispondano alle sue aspettative.

Il vantaggio principale per il datore di lavoro è il mancato obbligo di rispettare le condizioni e la procedura di licenziamento se intende risolvere il contratto di lavoro del dipendente durante il periodo di prova. Insomma, questo tipo di legame lavorativo è normato in maniera molto attenta in tutti i suoi aspetti. Approfondiamo quindi i dettagli:

  • Periodo di prova 2022-2023: come funziona

  • Cosa sapere sul periodo di prova sul lavoro

Periodo di prova 2022-2023: come funziona

Il periodo di prova può essere espresso in giorni, settimane o mesi. Non deve essere confuso con il periodo di prova applicabile al dipendente che cambia posizione nella stessa azienda. Norme alla mano, l'assunzione del prestatore di lavoro per un periodo di prova deve risultare da atto scritto.

Quindi l'imprenditore e il prestatore di lavoro sono rispettivamente tenuti a consentire e a fare l'esperimento che forma oggetto del periodo di prova. Dopodiché durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal contratto senza obbligo di preavviso o d'indennità. Se però la prova è stabilita per un tempo minimo necessario, la facoltà di recesso non può esercitarsi prima della scadenza del termine. Infine, compiuto il periodo di prova, l'assunzione diviene definitiva e il servizio prestato si computa nell'anzianità del prestatore di lavoro.

Come spiegato dalla Corte di Cassazione, il potere discrezionale del datore di lavoro di recedere nel corso del periodo di prova è legittimamente esercitato quando rifletta l'accertamento e la valutazione non soltanto degli elementi di fatto concernenti la capacità professionale del lavoratore, ma anche degli elementi concernenti il comportamento complessivo, come desumibile anche dalla sua correttezza e dal modo in cui si manifesta la sua personalità.

Per tutto il periodo di prova, datore di lavoro e lavoratore possono decidere di recedere dal contratto in qualsiasi momento, senza motivo. Ma i tribunali possono sempre considerare abusiva la cessazione del periodo di prova, soprattutto se la decisione del datore di lavoro non è legata alle competenze del lavoratore ma a ragioni discriminatorie o economiche.

Se il datore di lavoro pone fine al periodo di prova del lavoratore, quest'ultimo ha in linea di principio diritto alla disoccupazione poiché si tratta di una perdita involontaria del posto di lavoro.

Cosa sapere sul periodo di prova sul lavoro

Un altro aspetto da considerare riguarda il licenziamento durante il periodo di prova. Sulla base delle disposizioni vigenti, è illegittimo in molte circostanze. Ad esempio se il dipendente è stato assegnato a mansioni diverse rispetto a quelle per le quali è stato assunto. Il contratto tra datore e lavoratore in prova non può essere generico ma deve precisare i compiti assegnati.

Se risulta generico, come anche precisato dalle leggi aggiornate 2022-2023, diventa più difficile per l'azienda dimostrare la correttezza legale della decisione dell'allontanamento.

Non è quindi ammesso il licenziamento se il periodo di prova è stata troppo breve rispetto alla complessità delle mansioni. Serve un periodo di tempo minimo per verificare le capacità del lavoratore.

Segnaliamo quindi l'illegittimità del licenziamento del lavoratore nel periodo di prova nel caso in cui il dipendente stesso non abbia ricevuto adeguate istruzioni sulle mansioni da svolgere. Serve insomma un periodo minimo di formazione. Il recesso non è quindi valido se il lavoratore non è stato posto nelle condizioni di esprimere le proprie capacità professionali.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il