Si deve dichiarare di avere un conto corrente all'estero o non è obbligatorio. Tutti i casi 2021

L'obbligatorietà della dichiarazione di un conto all'estero è prevista ai fini del pagamento delle tasse. La più nota è l'Imposta sul valore delle attività finanziarie all'estero.

Si deve dichiarare di avere un conto cor

Conto corrente all'estero, bisogna dichiararlo?

Vige l'obbligatorietà a dichiarare l'apertura di un conto corrente all'estero. Lo strumento da utilizzare per la comunicazione è la dichiarazione dei redditi da presentare tutti gli anni e più precisamente il cosiddetto quadro RW.

Forse con un po' di ingenuità ma sicuramente per via della scarsa conoscenza delle norme in materia, si potrebbe credere che sia sufficiente spostare i propri guadagni e ricavi all'estero per tenere lontani gli occhi del fisco. La normativa in materia così come le sentenze dei tribunale che si sono susseguite nel tempo hanno dimostrato l'esatto contrario.

A favorire controlli e verifiche ci sono anche i rapporti di cooperazione tra Stati basati sul principio di reciprocità. Fissato allora questo punto ovvero che l'Agenzia delle entrate controlla anche i conti correnti all'estero, il passo successivo è capire se l'apertura di un conto in un Paese differente dall'Italia va dichiarato o meno. Esaminiamo la normativa in vigore:

  • Conto corrente all'estero, bisogna dichiararlo o no
  • Quali imposte sul conto corrente all'estero

Conto corrente all'estero, bisogna dichiararlo o no

Il primissimo punto da chiarire è che l'apertura di un conto corrente all'estero è un'operazione perfettamente lecita. Ci possono essere varie ragioni per cui un contribuente decida di spostare i propri risparmi in un Paese straniero, ad esempio per la maggiore convenienza in termini di condizioni proposte o di servizi aggiuntivi associati al conto corrente.

Tuttavia, da alcune regole applicate in Italia non è proprio possibile sottrarsi e la più importante riguarda proprio l'obbligatorietà a dichiarare l'apertura di un conto corrente all'estero.

Lo strumento da utilizzare per la comunicazione è la dichiarazione dei redditi da presentare tutti gli anni e più precisamente il cosiddetto quadro RW. Questo passaggio è richiesto anche nel caso in cui il conto corrente venga aperto per poi essere chiuso durante l'anno di riferimento della dichiarazione dei redditi.

Quali imposte sul conto corrente all'estero

L'obbligatorietà della dichiarazione di un conto all'estero è prevista ai fini del pagamento delle tasse. La più nota è l'Ivafe (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero) che è una imposta di natura patrimoniale sui prodotti finanziari, conti correnti e libretti di risparmio detenuti all'estero.

L'imposta viene applicata anche ai prodotti finanziari che sono stati oggetto di scudo fiscale ovvero di regolarizzazione, ma non ai prodotti finanziari scudati con rimpatrio o rimpatrio giuridico, fisicamente detenuti dal contribuente in Italia o amministrati da intermediari finanziari italiani. Stesso trattamento per le attività depositate in cassette di sicurezza all'estero o detenute tramite intermediari non residenti, in quanto considerate detenute all'estero.

L'Ivafe è proporzionata ai giorni di detenzione e, in caso di prodotti finanziari, conti corrente e libretti di risparmio cointestati, va pagata in relazione alla quota di possesso. Restano invece fuori le quote di partecipazione, i metalli preziosi, le valute estere e i finanziamenti dei soci in società estere.

Accanto all'Ivafe c'è l'Ivie ovvero l'Imposta patrimoniale sul valore degli immobili situati all'estero, a qualsiasi uso destinati. Ancora più precisamente, è dovuta nella misura dello 0,76% del valore dell'immobile, in proporzione alla quota di proprietà o di altro diritto reale e va rapportata ai mesi dell'anno in cui sussiste la titolarità.

Fanno eccezione gli immobili adibiti ad abitazione principale classificato nelle categorie A1, A8, A9 per cui la quota è pari allo 0,4%. Ecco quindi che sono soggetti passivi dell'imposta sia il locatario, per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria. Il locatario è soggetto passivo a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto, e sia il concessionario, nel caso di concessione di aree demaniali.

Ma anche il titolare del diritto reale di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessi e non il titolare della nuda proprietà, e il proprietario di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali per natura o per destinazione, destinati ad attività di impresa o di lavoro autonomo.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il