Prove online evasione fiscale 2020. Quali sono valide Agenzia Entrate e Tribunali

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Prove online evasione fiscale 2020. Qual

ValiditÓ prove per Agenzia delle entrate

Secondo l'Agenzia delle entrate alcuni comportamenti online destano il sospetto che il contribuente possa avere fonti di guadagno sconosciuti al fisco Ŕ concreto.

Non ci sono solo le informazioni ufficiali a destare sospetti dalle parti dell'Agenzia delle entrate sul versante dell'evasione fiscale. Accanto ai grandi archivi, alle dichiarazioni dei redditi, ai conti correnti, l'amministrazione finanziaria tiene conto anche di fonti secondarie ovvero delle informazioni raccolte online.

Un semplice esempio aiuta a chiarire le idee. Immaginiamo che un contribuente si dichiari nullatenente, che il suo conte corrente sia costantemente prossimo allo zero e che non paghi un centesimo di euro di tasse, ma che sui profili online pubblichi immagini di auto costose in suo possesso o di vacanze in hotel extralusso.

Ebbene, secondo l'Agenzia delle entrate c'è sicuramente qualcosa che non va e il sospetto che il contribuente possa avere fonti di guadagno sconosciuti al fisco è concreto. Approfondiamo quindi la questione per scoprire

  • Evasione fiscale 2020, quali prove online
  • Validità prove per Agenzia delle entrate e tribunali

Evasione fiscale 2020, quali prove online

Sono tre i punti centrali nel rapporto tra evasione fiscale e prove online. Innanzitutto c'è una circolare dell'Agenzia delle entrate che ha aperto all'utilizzo delle informazioni reperite sul web. Le linee guida per i controlli prevedono tra un riscontro sui siti online di circoli e associazioni alla ricerca delle finte Onlus e la verifica di motori di ricerca e piattaforme di social network.

In seconda battuta, secondo le normative 2020, la ricerca sul web in Italia serve ad avere conferma sull'evasione fiscale. Altrettanto importanti sono quindi le sentenze dei tribunali, come quella sull'ammissibilità degli sms come prova legale, che permettono l'utilizzo di informazioni raccolte sui social nelle cause di divorzio o per provare redditi non dichiarati al fisco.

La vera novità di questa attività è però un'altra ovvero l'impiego di immagini tratte da Google per provare lo stato dei luoghi in periodi diversi. Grazie a questa combinazione, l'Agenzia delle entrate intercetta i contribuenti con prove da cui l'accusato è chiamato a difendersi.

Validità prove per Agenzia delle entrate e tribunali

La questione è però meno lineare di quel che sembra perché da una parte la Corte di Cassazione con le sue sentenze sulle prove legali ha detto sì alla validità di alcuni elementi, come l'utilizzo delle foto di Street View per accertare l'imposta di pubblicità non versata.

Secondo il Consiglio nazionale del Notariato, la copia conforme di una pagina web vale come prova se riporta indirizzo Internet, tipo di browser, ora, dati relativi a eventuali certificati di sicurezza. Dall'altra la strategia di interrogare il web deve fare i conti con i limiti di organico dell'Agenzia delle entrate. Non dimentichiamo infatti che le posizioni dei contribuenti sospettate vanno verificate una per una.

La fonte per eccellenza per cercare le prove sono però le piattaforme social, da Facebook a Instagram, passando perfino per Twitter e Linkedin. Si tratta infatti di fonti preziose per verificare consumi e comportamenti dei contribuenti. Le informazioni aiutano a rilevare un tenore di vita incompatibile con il reddito dichiarato o una residenza fittizia.

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