Dal 2026 gli affitti brevi dovranno adeguarsi a nuove regole su sicurezza, regolarità edilizia, limiti di posti letto e controlli rigorosi: le modifiche al via
La disciplina ddegli affitti brevi viene aggiornata profondamente nel 2026, segnando una svolta significativa per chi decide di mettere a reddito il proprio immobile attraverso affitti temporanei. Le recenti norme, frutto della Manovra Finanziaria e di interventi regionali e comunali, mirano a garantire maggiore sicurezza, legalità e trasparenza nel settore. L’introduzione di nuovi obblighi in materia edilizia e sui parametri abitativi, insieme a un rafforzamento delle procedure di controllo e un inasprimento delle sanzioni, pone i proprietari e i gestori di fronte a una serie di adempimenti imprescindibili, volti a tutelare sia gli ospiti sia la collettività.
Le recenti disposizioni legislative, con l’approvazione della Manovra Finanziaria 2026, ridefiniscono in modo dettagliato le condizioni di sicurezza e regolarità edilizia delle unità immobiliari destinate agli affitti brevi. Il quadro normativo pone come primo requisito la perfetta conformità urbanistica ed edilizia degli immobili, escludendo in modo assoluto la possibilità di concedere in locazione spazi privi di agibilità, situati in sottotetti non abitabili o locali privi dei requisiti igienico-sanitari previsti dalle vigenti normative.
Tutti gli immobili destinati ad affitti brevi devono quindi:
I controlli sulla sussistenza di queste condizioni vengono demandati alle autorità comunali, che potranno sospendere o inibire l’attività qualora emergano irregolarità sostanziali, con particolare riferimento a quegli immobili privi delle garanzie minime di sicurezza o che risultano abusivamente modificati rispetto al progetto originale.
Un passaggio centrale riguarda anche l’obbligo, introdotto a livello nazionale e dettagliato dalle normative regionali, di adeguare le unità immobiliari già destinate ad affitto breve ai nuovi standard entro tre anni, pena la decadenza dell’autorizzazione ad esercitare l’attività. Il mancato adeguamento comporta la sospensione immediata dalla piattaforma di offerta fino alla regolarizzazione.
Oltre ai vincoli edilizi, la riforma introduce limiti stringenti sul numero massimo di posti letto e sulle superfici minime degli ambienti, in linea con l’obiettivo di garantire un’ospitalità di qualità e di prevenire situazioni di sovraffollamento. Diverse regioni hanno già adottato propri parametri sulla base delle specificità del territorio, ma il legislatore nazionale delinea ora standard uniformi, come:
Nel rispetto del diritto all’abitare e delle esigenze urbane, alcune città ad alta pressione turistica (come Firenze) hanno previsto anche limitazioni alla nuova attivazione di posti letto nel centro storico.
La normativa 2026 disciplina in modo puntuale l’attività di verifica svolta da Comuni e altri enti preposti, con l’obiettivo di prevenire e reprimere l’utilizzo di immobili non conformi agli standard richiesti. Le principali procedure di controllo includono:
Il nuovo impianto normativo sugli affitti brevi 2026 prevede un regime sanzionatorio particolarmente severo per coloro che non ottemperano agli obblighi introdotti, al fine di scoraggiare comportamenti illeciti e assicurare il rispetto degli standard previsti.
| Tipologia di infrazione | Misura sanzionatoria |
| Locazione con immobile non conforme ediliziamente o igienicamente | Multe da € 1.000 a € 5.000 e possibile sospensione dell’attività fino ad adeguamento |
| Superamento del numero di posti letto autorizzati | Penali fino a € 3.000; cancellazione da registro comunale |
| Mancata comunicazione o falsa dichiarazione di requisiti | Multe da € 2.000 a € 10.000; responsabilità penali per dichiarazioni mendaci |
| Recidiva in violazioni gravi (sicurezza, igiene, antincendio) | Blocco totale dell’attività e ritiro immediato della licenza |
In aggiunta alle sanzioni pecuniarie e amministrative, nei casi di reiterata inosservanza scatta il blocco dell’attività con conseguente cancellazione dalle principali piattaforme di prenotazione, rendendo di fatto impossibile continuare a operare sul mercato.
Le normative regionali, come in Campania e Toscana, prevedono anche sanzioni accessorie, tra cui: