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Btp e CCTeu 29 gennaio 2026, nuova e ultima asta del mese: tipologia, rendimenti, durata e funzionamento

di Marcello Tansini pubblicato il
Rendimenti, durata e funzionamento

La nuova asta del BTP 29 gennaio 2026 offre uno sguardo su caratteristiche, funzionamento, rendimenti e rischi dei titoli di Stato a breve termine, confrontandoli con altre opzioni e strategie.

In un contesto di tassi moderatamente stabili e dinamiche di mercato attente alla gestione del debito pubblico, il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) propone nuovi collocamenti che rappresentano concrete opportunità per la pianificazione finanziaria a breve e medio termine. Le aste previste non si limitano a sostenere il fabbisogno di liquidità dello Stato, ma consentono anche agli investitori di scegliere tra diverse tipologie di titoli, secondo la propria propensione al rischio e alle diverse strategie patrimoniali.

Il titolo protagonista di questa emissione, il BTP con regolamento 29 gennaio 2026 e scadenza a febbraio 2028, è pensato come soluzione flessibile per chi cerca stabilità e rendimenti certi, senza allontanarsi troppo dall'orizzonte temporale di una pianificazione prudente.

Dettagli dell'asta dei BTP del 29 gennaio

Giovedì 29 gennaio il Ministero dell'Economia e delle Finanze tornerà sul mercato con un’asta di dimensioni particolarmente rilevanti, che potrà arrivare complessivamente fino a 8,5 miliardi di euro. Si tratta di un appuntamento significativo, perché l’offerta si concentra su Buoni del Tesoro Poliennali a cedola fissa, pensati per intercettare sia la domanda di chi cerca rendimenti certi nel medio periodo sia l’interesse degli investitori orientati su scadenze più lunghe.

Al centro dell’operazione c’è innanzitutto il Btp a 5 anni con scadenza 1 febbraio 2031, un titolo che offre una cedola annua del 2,85% e che verrà collocato per un importo compreso tra 2,5 e 2,75 miliardi di euro. Questa emissione si rivolge a chi punta su un orizzonte temporale intermedio, con l’obiettivo di combinare stabilità dei flussi cedolari e una durata non eccessivamente esposta alle oscillazioni dei tassi di lungo periodo.

Accanto al quinquennale, il Tesoro proporrà anche il Btp a 10 anni con scadenza 1° febbraio 2036, uno dei titoli di riferimento per il mercato obbligazionario italiano. In questo caso la cedola annua sale al 3,45%, riflettendo la maggiore durata e il diverso profilo di rischio temporale. L’ammontare previsto per questa emissione oscilla tra 3,5 e 3,75 miliardi di euro, a cui si aggiunge la possibilità di un’asta supplementare da 750 milioni di euro, destinata a soddisfare un’eventuale domanda superiore alle attese.

Un elemento comune a entrambi i Btp in collocamento riguarda la tempistica dei flussi cedolari: il primo pagamento degli interessi è già imminente, essendo fissato al 1° febbraio 2026. Il regolamento delle sottoscrizioni, cioè il momento in cui i titoli verranno effettivamente assegnati e contabilizzati nei portafogli degli investitori, è previsto per lunedì 2 febbraio 2026, completando così un’asta che si annuncia centrale nella strategia di finanziamento del Tesoro a inizio anno.

Il rendimento potenziale dei BTP in emissione viene definito dalla cedola annuale lorda fissata al 2,20%. Il pagamento degli interessi è semestrale: un aspetto molto apprezzato, perché consente di ricevere flussi prevedibili e costanti, utili sia nell'ottica della gestione del budget personale sia per strategie di portafoglio a breve termine.

La prima cedola pagata a febbraio 2026 sarà corta, in quanto calcolata solo sui 30 giorni intercorrenti tra regolamento ed effettivo stacco, corrispondente a uno 0,179348% del valore nominale. In seguito, i pagamenti delle cedole saranno regolari ogni 28 febbraio e 28 agosto per ciascun anno di vita residua del titolo:

Caratteristica

Valore

Cedola annua lorda

2,20%

Piano cedolare

Semi-annuale (febbraio e agosto)

Cedola iniziale

0,179348% (30 giorni)

Rendimento lordo stimato a scadenza

4,58% circa

Il valore effettivo che gli investitori ottengono dipende anche dal prezzo di aggiudicazione in asta: un collocamento sotto la pari aumenterebbe il rendimento effettivo, mentre un prezzo superiore lo ridurrebbe. Gli aspetti fiscali incidono ulteriormente sulla resa netta. La tassazione per i titoli di Stato italiani rimane agevolata, con aliquota del 12,5% sugli interessi, nettamente inferiore rispetto a quella degli strumenti bancari tradizionali.

Il rendimento complessivo resta competitivo per chi predilige la gestione prudente del capitale e la protezione del potere d'acquisto contro un'inflazione moderata.

Opportunità e rischi: valutazioni per il portafoglio e strategie

L'acquisto dei BTP può rappresentare una scelta oculata per diverse tipologie di investitori, soprattutto per chi desidera conciliare bassa volatilità e flussi di reddito periodici. La presenza di una durata ridotta e l'assenza di indicizzazione offrono vantaggi specifici, ma presentano anche rischi da valutare con attenzione.

Tra le principali opportunità:

  • Remunerazione della liquidità con rischio di mercato contenuto, soprattutto se confrontato con strumenti senza cedola (BOT, conto corrente).
  • Agevolazione fiscale sugli interessi rispetto ad altre forme di investimento.
  • Elevata negoziabilità sul mercato secondario, garantendo flessibilità in caso di necessità di disinvestimento anticipato.
I rischi principali da considerare includono:
  • Rischio di reinvestimento in caso di calo dei tassi di mercato alla scadenza, potenzialmente meno favorevoli rispetto a quelli attuali.
  • Sensibilità ai tassi d'interesse: anche se ridotta su scadenze brevi, una variazione significativa dei tassi ufficiali può incidere sul valore del titolo se disinvestito prima della scadenza.
  • Erosione inflattiva qualora il tasso d'inflazione superi quello riconosciuto dal titolo in un contesto di rialzo dei prezzi superiore alle attese.
Strategie quali la diversificazione, la costruzione di ladder di scadenze o la gestione core-satellite consentono di mitigare l'esposizione a singoli rischi, ottimizzando la resilienza complessiva del portafoglio dell'investitore.

Confronto con altri titoli di Stato e alternative di investimento

Nel panorama delle soluzioni a breve termine per la gestione della liquidità, i BTP Short Term presentano alcune differenze rispetto a strumenti tradizionali come BOT, BTP ordinari e alternative come conti deposito o fondi monetari:

Strumento

Cedola/Rendimento

Durata

Vantaggi

BTP Short Term

2,20% annuo lordo (semestrale)

25 mesi ca.

Flussi periodici, durata media, liquidità elevata

BOT semestrali

ca. 2% a scadenza

6 mesi

Rischio minimo, breve scadenza, semplice gestione

BTP ordinari

variabile (solitamente più elevata su scadenze lunghe)

da 3 a 30 anni

Rendimenti medi/lunghi più interessanti, protezione su orizzonti lunghi

Conti deposito

Fino al 3,5% lordo su 24 mesi

12-24 mesi

Facilità di utilizzo, senza commissioni dossier, garanzia fino a €100.000

Fondi monetari

Variabile

molto breve

Flessibilità, liquidabilità, diversificazione

Le alternative presentano vantaggi specifici ma anche limiti rilevanti: ad esempio, i conti deposito propongono tassi lordi più elevati ma tassazione al 26% e minori garanzie oltre soglia, mentre i BOT offrono massima semplicità ma nessuna remunerazione regolare lungo la vita del titolo. La scelta tra queste opzioni dipende dal profilo di rischio, dagli obiettivi personali e dalla preferenza tra costo-opportunità e liquidità immediata.

In questo contesto il BTP Short Term emesso a gennaio 2026 è una particolare versione dei Buoni del Tesoro Poliennali, progettata per conciliare l'esigenza di liquidità a breve termine con la sicurezza tipica dei titoli governativi italiani. Si tratta di strumenti introdotti a partire dal 2021 dal MEF per completare l'offerta tra i tradizionali BOT e i BTP standard, rivolgendosi sia ai risparmiatori che desiderano un impiego di capitali temporaneo sia agli operatori istituzionali alla ricerca di strumenti di gestione efficiente della liquidità.

Ci sono anche i CCTeu: rendimenti, durata e funzionamento

Sempre giovedì 29 gennaio 2026 è in programma un’asta dedicata a un CCTeu con scadenza aprile 2035, giunto alla terza tranche di collocamento. Il titolo è identificato dal codice ISIN IT0005680753 ed è stato emesso originariamente il 15 ottobre 2025, con una scadenza fissata al 15 aprile 2035, configurandosi quindi come uno strumento di medio-lungo periodo indicizzato ai tassi di mercato.

Dal punto di vista della remunerazione, il CCTeu riconosce una cedola semestrale lorda dell’1,468%, che corrisponde a un tasso annualizzato del 2,903%, calcolato applicando uno spread dello 0,8% sul parametro di riferimento. Il pagamento della prima cedola è previsto per il 15 aprile 2026, data dalla quale il titolo inizierà a generare flussi periodici per gli investitori che lo avranno sottoscritto in asta.

Per quanto riguarda le dimensioni dell’operazione, il Tesoro ha indicato un ammontare complessivo dell’emissione compreso tra 1,5 e 2 miliardi di euro, con la possibilità di un’asta supplementare fino a 300 milioni di euro, destinata a soddisfare eventuali richieste aggiuntive. Il regolamento delle sottoscrizioni avverrà il 2 febbraio 2026, data in cui i titoli verranno assegnati e contabilizzati nei dossier degli investitori.






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