Le nuove aste di BTP e BOT di fine gennaio 2026 pongono l'attenzione su rendimenti, rischi e strategie. Tipologie di titoli, confronto tra emissioni e valutazione dei pro e contro.
La fine di gennaio 2026 segna l'arrivo di diverse aste strutturate, arricchite da opzioni sia a breve che a medio-lungo termine. Spiccano tra queste i collocamenti di Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) e di Buoni del Tesoro Poliennali (BTP), strumenti che mantengono attrattività per la platea dei risparmiatori grazie a caratteristiche di sicurezza, liquidità e trasparenza.
L'attenzione si concentra sulle nuove emissioni BTP Short Term, titoli indicizzati all'inflazione, e BOT semestrali, progettate per soddisfare orizzonti temporali, profili di rischio e strategie di gestione ben differenziate. Il contesto economico, caratterizzato da tassi di interesse stabili e una curva dei rendimenti relativamente ordinata, influisce sulle opportunità offerte dalle aste di questi titoli, che ben rappresentano la capacità del Tesoro di adattare l'offerta alle diverse esigenze di investimento. Questo approfondimento esamina con taglio analitico e professionale le principali opzioni disponibili nell'asta del 28 gennaio, fornendo elementi critici per valutare rischi, rendimenti e strategie di diversificazione.
Le aste di titoli di Stato organizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze sono regolate secondo procedure trasparenti e calendarizzate, con regole comuni per BTP, BOT e altre emissioni. I collocamenti avvengono in base a un calendario ufficiale pubblicato dal MEF, il quale prevede tipicamente finestre operative: per gennaio 2026 si segnalano appuntamenti il 9, 13, 27, 28 e 29 del mese.
Per i risparmiatori privati l'accesso alle aste avviene in modo indiretto tramite intermediari finanziari: è possibile presentare ordini presso la propria banca, ufficio postale oppure utilizzare piattaforme online certificate (come l'home banking abilitato al MOT). Le richieste sono registrate nei giorni precedenti la data fissata e la quantità minima investibile ammonta normalmente a 1.000 euro:
La data di emissione coincide con quella di regolamento, mentre la scadenza è fissata al 31 luglio. Ne deriva una durata complessiva di 182 giorni. Il titolo sarà rimborsato alla pari, quindi a 100, mentre il prezzo di aggiudicazione verrà determinato in sede d’asta in funzione delle condizioni di mercato. È comunque possibile formulare una stima dell’esito. Sul tratto più breve della curva, fino a dodici mesi, i rendimenti dei titoli italiani si collocano ormai stabilmente attorno al 2% annuo, in linea con il tasso sui depositi bancari deciso dalla Banca Centrale Europea.
A fine novembre il BOT semestrale fu collocato a un prezzo di 98,981 centesimi, corrispondente a un rendimento a scadenza del 2,036%. È ragionevole attendersi un risultato analogo. In termini pratici, l’investitore pagherà circa 99 centesimi, cioè 990 euro per ogni lotto minimo da 1.000 euro, per riceverne 100 a fine luglio. Se il guadagno appare modesto, lo è davvero. Non si tratta di un investimento in senso stretto, ma di un semplice parcheggio della liquidità per pochi mesi, utile soltanto a evitare che resti ferma e improduttiva su un conto corrente.
I BOT semestrali si confermano strumenti elettivi per la gestione della liquidità. Si caratterizzano per durata di 182 giorni e mancanza di cedole; il rendimento è determinato dallo scarto di emissione (differenza tra prezzo pagato e valore nominale di rimborso). Sono apprezzati soprattutto da investitori che necessitano di un parcheggio temporaneo della liquidità, evitando le oscillazioni dei mercati azionari e proteggendo il capitale:
BTP Valore, BTP Italia e BTP Green rappresentano la nuova frontiera delle emissioni dedicate espressamente ai risparmiatori individuali. Ciascuna di queste emissioni riprende le caratteristiche chiave dei BTP tradizionali, aggiungendo elementi distintivi pensati per rispondere a specifiche esigenze:
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Emissione |
Target |
Caratteristica distintiva |
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BTP Valore |
Retail |
Cedole step-up, premio fedeltà |
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BTP Italia |
Retail/Istituzionali |
Indicizzazione inflazione italiana, premio fedeltà |
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BTP Green |
Istituzionali/Privati |
Criteri ESG, finanziamento progetti ambientali |
BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) sono titoli di Stato a breve termine, privi di cedole, emessi dallo Stato italiano con scadenze fino a 12 mesi. Il rendimento deriva semplicemente dalla differenza tra quanto paghi oggi e quanto incassi a scadenza.
Dal punto di vista tecnico, sono tra i strumenti con rischio più basso sul mercato finanziario italiano: lo Stato è considerato affidabile (anche se nulla nella finanza è completamente “privo di rischio”).
Uno dei motivi principali per cui qualcuno compra BOT oggi è la certezza del termine breve. Se vuoi parcheggiare liquidità per qualche mese senza volerti esporre ai rischi e alle oscillazioni di mercato di strumenti più lunghi, i BOT sono adatti: non hai cedole da monitorare, non ci sono oscillazioni di prezzo periodiche e sai esattamente quanto incasserai alla scadenza.
In un contesto di tassi di interesse più alti, come quello attuale, i rendimenti dei BOT sono migliori rispetto a quando la BCE teneva i tassi vicino allo zero. Questo può renderli più appetibili di alternative ultra-conservative come un conto corrente a zero interessi o depositi a breve termine con condizioni non competitive.
La tassazione è relativamente favorevole: sui titoli di Stato italiani si paga il 12,5% di imposta sul rendimento, inferiore a quella di altri strumenti finanziari come i conti deposito o i corporate bond che spesso sono tassati di più.
Se l’obiettivo è far fruttare il capitale in modo significativo, comprare BOT in asta oggi non è una mossa brillante. I rendimenti sono bassi e, depurati da tasse e commissioni bancarie, finiscono spesso per annullarsi o essere appena sopra l’inflazione reale. Di fatto non si guadagna nulla di importante.
Paragonati ad altri strumenti brevi come conti deposito, ETF monetari o altri strumenti del mercato monetario, i BOT spesso non rendono molto di più e talvolta rendono meno, soprattutto una volta pagate le commissioni dell’intermediario. Su forum finanziari, chi confronta BOT con alternative liquide spesso conclude che la convenienza è marginale o nulla.
Un altro problema concreto è l’inflazione: se l’inflazione annua supera il rendimento dei BOT, il potere d’acquisto del denaro che ricevi alla scadenza sarà inferiore rispetto a quando l’hai investito.
Infine, comprando in asta, non hai il controllo sul prezzo finale che ti verrà assegnato: è determinato dal mercato e dalle offerte degli operatori. Se c’è più domanda di quanto ti aspetti, i rendimenti scendono e i tuoi profitti effettivi si riducono ulteriormente.
Ha senso comprare BOT in asta se quello che cerchi è una soluzione sicura, a breve termine, per parcheggiare liquidità senza inciampare nelle oscillazioni del mercato. È un modo di non perdere soldi piuttosto che guadagnarne molti. In contesti di tassi più elevati rispetto al passato, i BOT sono meno inutili di quanto fossero anni fa, ma restano strumenti da conservatori e non da investitori aggressivi.
Non ha senso comprarli se il tuo obiettivo è far crescere significativamente il tuo capitale, se puoi tollerare un po’ di rischio e se puoi accedere a strumenti più remunerativi con un orizzonte di medio-lungo termine.
In pratica, comprare BOT oggi può essere una scelta ragionevole solo per la porzione di portafoglio dedicata alla liquidità, alla conservazione del capitale e alla gestione del rischio, non per generare rendimento significativo.